lunedì 8 aprile 2013

L'esercito di terracotta



Nel 1970 nei dintorni del monte Li, in piena Cina settentrionale, furono rinvenuti alcuni frammenti di statue in terracotta, grazie a cui emersero nuove informazioni sulla scultura e sull'organizzazione militare dell’Antica Cina. Quattro anni più tardi, nel corso dei lavori di scavo a Xian condotti da contadini locali, a circa 1500 metri dal tumulo imperiale, venne riportato alla luce il mondo sotterraneo di Qin Shi Huangimperatore della Cina dal 246 al 221 a.C. Qui vennero individuate circa 6000 statue in terracotta raffiguranti i guerrieri dell'esercito imperiale, ognuno diverso da un altro, realizzati con impressionante realismo (immortalati addirittura con le eventuali deformazioni o mutilazioni che possedevano i modelli originali in vita).
L'altezza delle statue varia da 1,75 a 1,95 metri, in contraddizione con la statura media della popolazione locale, ed esse si presentano piene dalla vita in giù, con un incavo nella parte superiore del corpo, probabilmente per conferire loro maggiore equilibrio e assicurarsi che non si sbilanciassero fino a cadere. Oltre alle truppe di fanteria leggera, non mancano nemmeno gli arcieri e circa 100 carri trainati da 400 cavalli. L'armamento più diffuso tra le truppe consiste in lance di legno e bronzo, sebbene la componente lignea fosse irrimediabilmente rovinata al momento della scoperta, al contrario delle punte metalliche ritrovate ai piedi delle statue.


 Qin Shihuang è stato il primo imperatore ad unificare la Cina, celebrato per aver adottato una serie di misure per promuovere lo sviluppo della società, dell'economia e della cultura, come l'unificazione monetaria, dei caratteri e delle unità di lunghezza, capacità e peso. Nel frattempo per prevenire le aggressioni delle minoranze della Cina settentrionale, egli costruì la Grande Muraglia come mezzo di difesa dai nemici. Queste misure fecero di lui un famoso uomo politico nella storia cinese.
Tuttavia Qin Shihuang si distinse anche per la sua crudeltà. Per controllare la mente del popolo, adottò iniziative disumane, quali ordinare il rogo dei libri non corrispondenti ai criteri governativi e seppellire vivi molti letterati che nutrivano opinioni diverse dalle sue, in modo da tutelare il potere della Dinastia QinSubito dopo aver unificato il paese, l'imperatore Qin Shihuang iniziò a progettare la sua tomba, a cui lavorarono circa 700.000 uomini provenienti da tutto il paese per circa 40 anni; l'incredibile mobilitazione non permise tuttavia che il cantiere fosse completato prima della sua morte.
Il Mausoleo dell'imperatore Qin Shihuang è posto un chilometro a nord del Monte Lishan alla periferia di Xi'an, nella provincia dello Shaanxi, e copre una superficie di 56 kmq. La base della struttura è pressochè quadrata, con una lunghezza da sud a nord di 350 metri, da est a ovest di 345 metri e un'altezza di 76 metri, e dal punto di vista generale ha la forma di una piramide. Attraverso ricerche, gli archeologi cinesi hanno scoperto che intorno al mausoleo sono sparse circa 5000 fra fosse per il corredo funebre e tombe secondarie di dignitari, nonché fosse comune destinate agli operai che hanno preso parte alla costruzione. La camera funeraria, non ancora portata totalmente alla luce, sarebbe così profonda da attraversare 3 livelli di falde acquifere, circondata da pareti bronzee e percorsa da fiumi di cinabro, ovvero solfato di mercurio che, per la filosofia taolista, sarebbe un attivatore energetico per l'immortalità. 
Documenti storici riferiscono che l’imperatore aveva una morbosa paura della morte. Si spostava continuamente nel suo palazzo reale che era composto da ben diecimila stanze e non dormiva mai nella stessa stanza per due volte di seguito, nella paura che gli spiriti maligni potessero ucciderlo. Probabilmente questa fobia lo indusse a costruire il mausoleo con l’esercito di terracotta pronto a difenderlo per l’eternità. In realtà fu proprio il suo rifuggere l'aldilà a condurlo verso una prematura fine, in quanto finì per dare retta ai medici di corte che suggerivano un trattamento rigenerativo a base di sferette di mercurio che l'imperatore consumava quotidianamente, ignaro della velenosità del metallo.



L'esercito di terracotta è una fedele replica dall'armata che aveva unificato la Cina. Tuttavia, nelle fosse, sono state trovate poche armi, poiché furono saccheggiate da ribelli che si insediarono successivamente sul trono imperiale: la dinastia Han. Dalle posizioni delle mani e del corpo delle statue, possiamo però immaginare le tecniche di battaglia di fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Si combatteva soprattutto a piedi; i carri ed i cavalli servivano per dirigere i movimenti della fanteria. La cavalleria fu introdotta più tardi, per fronteggiare adeguatamente i guerrieri nomadi che in battaglia utilizzavano appunto cavalcature.
Le statue colpiscono inoltre per il loro realismo e nei particolari: la tecnica usata per realizzarli consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo, il futuro torace, e completate con l'aggiunta di gambe e braccia. La struttura veniva infine ricoperta con blocchetti di argilla per disegnare le uniformi e decorata.Ogni fossa ha una conformazione e una grandezza diversa: la prima e più grande si estende per 14.260 metri quadrati di superficie e conteneva seimila guerrieri articolati tra avanguardia e corpo principale dell'esercito, quest'ultimo suddiviso in 38 file longitudinali di fanti e carri da combattimento. Una quarta fossa, trovata vuota, probabilmente fu abbandonata prima di venir completata.Sembra che la tomba dell’Imperatore sia stata riempita da modellini di templi e palazzi.Meccanicamente furono fatti scorrere canali di mercurio, per imitare il fluire del fiume Giallo e del fiume Azzurro. Un’enorme cupola di rame a rappresentazione del cielo notturno, copriva questa copia dei domini imperiali, il tutto  illuminato con lampade ad olio. Per proteggere il mausoleo contro i predoni, vennero installate delle balestre, pronte a colpire in automatico.
La disposizione delle statue non lascia dubbi: l'esercito è disposto per la battaglia, i soldati si presentano raggruppati in tre falangi con settanta tra arcieri e balestrieri, seguiti da trentasei file da centocinquanta guerrieri circa, per un totale di nove squadre d'attacco. Ogni squadra è composta da quattro file e scortata da un carro con un auriga ed un arciere. Il carro è trainato da quattro cavalli la cui realizzazione è altrettanto sorprendente, misurano difatti due metri di lunghezza ed hanno un altezza al garrese di un metro e mezzo. Qualcuno ha ipotizzato che di fronte alla minaccia di un invasione ed in assenza di un esercito adeguato, delle figure umane al tramonto avrebbero facilmente ingannato l'occhio del nemico fino a farlo desistere dall'attacco. Di fronte a tale affascinante ipotesi sorge il dubbio del perché ogni guerriero sia diverso dall'altro. Non solo nei tratti somatici, riprodotti in modo perfetto anche nei difetti (labbro leporino, orecchio mozzato, ecc), ma anche nell'abbigliamento, e nell'armamento.
 In ogni caso, il film "La Mummia 3-La tomba dell'Imperatore Dragone", simula un potenziale "risveglio" dell'esercito di terracotta, agli ordini di un redivivo imperatore che, come nella miglior tradizione dei cattivi cinematografici, mira a sottomettere non più soltanto la sua Cina, bensì l'intero pianeta, supportato dal corrotto ufficiale cinese responsabile di aver interrotto il suo sonno eterno. Contro i suoi piani di conquista si schiereranno i cacciatori di tesori Brendan Fraser e Luke Ford, che troveranno un inaspettato alleato nelle mummie dei contadini sepolti intorno alla Grande Muraglia, a loro volta capeggiati da un generale ribelle dell'epoca di Qin Shihuang: ecco la scena della battaglia finale, in buona parte realizzata in regime di computer-grafica:


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