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sabato 15 giugno 2013

Corpi d'Elite: gli Arditi italiani

Il canto degli Arditi



Mamma non piangere se c'è l'avanzata,
tuo figlio è forte dall'alto dei cuor
asciuga il pianto della fidanzata,
chè nell'assalto si vince o si muor.


Avanti Ardito, le Fiamme Nere

son come simbolo delle tue schiere
scavalca i monti, divora il piano
pugnal fra i denti, le bombe a mano.




Fiamme Nere avanguardia di morte,
siam vessillo di lotta e di orror,
siamo l'orgoglio trasformato in coorte,
per difender d'Italia l'onor.


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


Una stella ci guida, la sorte,
e ci avvincon tre fiamme d'amor,
tre parole di fede e di morte:
il pugnale, la bomba ed il cuor



Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


L'ardito è bello, l'ardito è forte!
ama le donne, beve il buon vin;
per le sue fiamma color di morte
trema il nemico quando è vicin!


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


Quante volte fra tenebre folte,
nella notte estraemmo il pugnal
fra trincee e difese sconvolte
dalla mischia cruenta e fatal!


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....





martedì 11 giugno 2013

Tutti a terra!!!- La granata

Dopo l'invenzione della polvere nera e la sua applicazione alle armi, attorno al XV secolo, ogni esercito cercò di dotare i propri soldati di ordigni esplosivi che potessero essere agevolmente gettati a mano contro il nemico; i primi esemplari, rudimentali, erano in terracotta, legno ed ottone, caricati con polvere pirica e pallette di piombo, di ferro o pezzi di vetro. La tipica "granata", nome in uso fino al XIX secolo, poi soppiantata in Italia dal termine "bomba a mano", si diffuse a partire dalla fine del Cinquecento: era una sfera di ghisa pesante quasi due chili, caricata con circa 200 grammi di polvere nera e provvista di una miccia. Ordigni di questo tipo furono impiegati con alterne fortune, legate al mutare delle tattiche di guerra, fino all'Ottocento, quando riapparvero in discreto numero durante la Guerra di Secessione Americana.




All'inizio del Primo Conflitto Mondiale, anche in fatto di granate e ordigni esplosivi da lancio, la Germania si rivelò più avanzata delle altre potenze internazionali – nel 1914 poteva già disporre di circa 70.000 pezzi, affiancati da 106.000 appositamente realizzati per essere innestati e lanciati con il fucile.
Contrariamente a quanto si pensa ai giorni nostri, l’arma impiegata maggiormente per gli assalti alle trincee era proprio la granata o la bomba a mano, e non la baionetta o il fucile. Questi ultimi servivano quasi esclusivamente a proteggere i granatieri, almeno nelle prime fasi dell’attacco.
In seguito all'introduzione dei suddetti ordigni da lancio, vennero subito costituite pattuglie di “granatieri” e gruppi di truppe addestrate proprio al lancio di ordigni esplosivi, che costituirono un’importante e insostituibile parte dell’esercito di ciascuna nazione partecipante al conflitto.
Gli inglesi, ad esempio, impiegavano solitamente squadre di nove soldati ognuna: un ufficiale comandante, due lanciatori, due porta-granate, due fanti con baionetta innestata per difendere i precedenti e due riserve per sostituire eventuali caduti. Subito dopo un attacco, i granatieri erano soliti “ripulire” gli angusti e tortuosi labirinti di una trincea, con una notevole quantità di ordigni esplosivi da lancio: ciò si rivelava particolarmente utile per snidare e convincere alla resa eventuali superstiti che avevano trovato rifugio nelle “ridotte” o nelle piccole caverne e ricoveri collegati ai camminamenti.
All'inizio del Primo Conflitto Mondiale la Gran Bretagna, così come la maggior parte delle nazioni belligeranti, non confidava particolarmente nell'utilizzo delle bombe a mano: presto si dovette ricredere anche per quanto riguardava l’impiego delle nuove mitragliatrici.
Dopo circa un anno di guerra, la produzione di granate inglesi toccò le 250.000 unità confezionate settimanalmente! Fino ad allora i “Tommies” inglesi cercano di far fronte alla limitata produzione improvvisando granate artigianali, realizzate impiegando le lattine di marmellata di prugne e della terribile carne “Maconochie” che faceva parte delle razioni di cibo standard. Tale espediente continuò tuttavia fino al termine del 1916, su tutti i fronti internazionali ove le truppe inglesi si trovarono a combattere: evidentemente la produzione industriale di granate avrebbe dovuto continuare a crescere in modo esponenziale.


Qualsiasi granata, sia da lancio a mano o con il fucile, poteva esplodere in due modi differenti: in seguito all'impatto (percussione) o con una miccia temporizzata. I soldati preferivano quest’ultimo tipo, soprattutto per evitare il terribile rischio di detonazione involontaria in seguito a qualsiasi tipo di impatto.
Dopo i primi tentativi con una rudimentale miccia (da accendere proprio come quella di un normale candelotto di dinamite), si preferì dotare le granate di una spoletta. Altri due tipi di granate potevano essere innescati staccandone l’impugnatura o sfregandole contro una superficie ruvida, proprio come un accendino (la “Cricket Ball” inglese).
Lo sviluppo industriale In concomitanza con la produzione industriale di ordigni da lancio si mosse inarrestabilmente la sperimentazione bellica, vissuta perlopiù sul campo che in laboratorio. Per esempio, mentre le granate da lancio con il fucile vennero quasi subito abbandonate dall'esercito tedesco, i francesi e i britannici riuscirono a svilupparne una versione finalmente affidabile e capace di una gittata di ben 400 metri. Le “Cup Grenades” furono, verso la fine della guerra, riscoperte dalla Germania Guglielmina che riuscì evidentemente a copiare l’alto livello tecnologico delle produzioni avversarie.
Nel 1915, dopo varie sperimentazioni, la B.E.F. fu dotata di un gran numero di granate “Mills”, che divennero ben presto parte integrante dell’armamento di ogni soldato inglese. Create da William Mills, questo tipo di bomba a mano divenne subito popolarissima, grazie alla sua affidabilità e potenza d’offesa. Si trattava infatti del primo tipo di granata a frammentazione, che al momento dell’esplosione era strutturata per sbriciolarsi in una miriade di scheggie-proiettile, proprio come un mini-shrapnel. Al momento del lancio, il soldato rilasciava bomba e levetta di sicurezza (dopo aver rimosso la sicura) e quest’ultima attivava il detonatore tarato per 4 secondi.
Ben presto la Mills Bomb venne dotata anche di un rivestimento impermeabile, per garantirne efficacia e conservazione in qualsiasi situazione atmosferica.
A causa della sua forma sferica e pertanto poco pratica per le attillate uniformi inglesi, si rese necessario trasportarla addirittura con secchi e contenitori improvvisati, al seguito delle truppe attaccanti. Da qui probabilmente l’origine dell’espressione inglese “To mop up” (letteralmente:”lavare il pavimento”), impiegata per descrivere il compito delle ultime ondate di fanti all'attacco, incaricati proprio di “ripulire” le trincee conquistate a colpi di granata. Contenitori improvvisati e fucili venivano probabilmente e metaforicamente associati a secchi e spazzoloni! L’inconveniente relativo al trasporto degli ordigni fu brillantemente evitato dai soldati australiani e neozelandesi che, grazie alle divise più comode e dotate di tasche particolarmente capienti, riuscivano ad andare all'attacco con almeno una decina di granate senza bisogno di ingombranti contenitori.
Per gli amanti delle statistiche, risulta ufficialmente che gli inglesi lanciarono qualcosa come 70 milioni di granate Mills e 35 milioni di ordigni da lancio di altro tipo, durante il corso della Grande Guerra.



Le più famose bombe a mano tedesche risultarono: le Stielhandgranate (le tradizionali granate con l’impugnatura a bastoncino), le Diskushandgranate (granate a forma piatta), le Eierhandgranate (senza impugnatura) e le Kugelhandgranate (a forma sferica - spesso soprannominate “ananas” dagli inglesi, nella loro versione ovoidale). Anche i soldati tedeschi si liberarono molto presto dei pericolosi modelli con deflagrazione ad impatto e furono spesso dotati di bombe a mano con detonatore tarato su soli due secondi: ciò non dava scampo all'avversario, nel momento in cui vedeva pioversi addosso una granata tedesca.
La più popolare granata tedesca rimase sempre quella dotata di bastoncino da lancio e tarata su 5.5 o 7 secondi. Queste bombe a mano venivano spesso portate al collo, all'interno di speciali contenitori di juta. I tedeschi si munirono infine anche di granate caricate con gas e liquidi velenosi, rilasciati al momento della deflagrazione.


Una curiosità: sulle alture di Pozieres, sul Fronte Occidentale, nella notte del 26-27 luglio 1916 si combatté la più terribile battaglia a colpi di granate della Grande Guerra. Senza un attimo di sosta, australiani e inglesi lanciarono qualcosa come 30.000 bombe a mano fino all'alba.
Nella Seconda Guerra Mondiale queste bombe ebbero ancora più ampio uso, affiancate da modelli più moderni o di nuovo impiego, come quelle anticarro e fumogene. Fabbricate con nuovi materiali, le bombe a mano di oggi sono più leggere (alcuni modelli pesano poco più di mezzo chilo) e di dimensioni ridotte, tanto da stare nel palmo di una mano, ma soprattutto sono più sicure. Fanno ancora parte integrante delle dotazioni del singolo militare, o, come nel caso di quelle lacrimogene o stordenti (flashbang), delle forze di polizia.


 

giovedì 6 giugno 2013

Fuoco di sbarramento- La mitragliatrice

Sin dall'Antichità vi era il desiderio di avere un'arma che scaricasse sul nemico il maggior numero possibile di colpi. Con l'avvento della polvere da sparo vi si cimentarono in molti (già nel 1411 il duca di Borgogna esibiva carri dotati di complessi di tiro a canne multiple) fino ad arrivare, nella seconda metà dell'Ottocento, alle prime mitragliatrici come la Williams, la Gatling o la Gardner, armi automatiche con funzionamento manuale, a manovella.


La svolta vera e propria, con un'arma completamente automatica, ci fu però solo alla fine del XIX secolo per opera dell'americano Hiram Stevens Maxim, che trovò il modo di riarmare l'arma recuperandone meccanicamente il rinculo dello sparo stesso. La prima mitragliatrice Maxim, del 1884, sparava ben 600 colpi al minuto. Durante la Grande Guerra le mitragliatrici, soprannominate dai soldati italiani "raganelle del diavolo", furono usate in maniera massiccia cambiando per sempre la modalità di fare la guerra. Tra i migliori esemplari vi era l'inglese Vickers Mark I calibro .303 (ovvero 7 mm, nel sistema metrico decimale): montata su un treppiede, raffreddata ad acqua e servita da due soldati, sparava fino a 550 colpi al minuto ad un distanza utile di circa 1800 metri.


Al loro massimo sviluppo tecnico, e ormai armi insostituibili, nella Seconda Guerra Mondiale le mitragliatrici saranno anche montate sui mezzi corazzati e sui blindati. Tra le più efficaci, ben studiata e affidabile, vi era l'Americana Browning M2 calibro .50 (12,7 mm). Arma che, affiancata da nuovi modelli di calibro più piccolo, è tuttora in uso in moltissimi paesi, tra cui l'Italia. L'impatto devastante in campo aperto della mitragliatrice moderna è cruentemente mostrato nella scena finale del film "Rambo 4", in cui un Silvester Stallone piuttosto invecchiato decide di combattere i fantasmi del passato tornando tra le foreste della Cambogia per salvare un gruppo di attivisti rapiti dai guerriglieri locali:




mercoledì 22 maggio 2013

Nostalgie medievali: le mazze ferrate in trincea



Per quanto possa apparire un incredibile anacronismo, tra le innumerevoli armi di cui si registra l'utilizzo sui campi della Prima Guerra Mondiale, non manca nemmeno una delle icone medievali per eccellenza: la mazza ferrata! Imprescindibile nell'equipaggiamento di un cavaliere in armatura, pronta a far strage di nemici una volta venuti meno cavallo e lancia, oppure utile ad eliminare in maniera estremamente brutale quanto efficace i feriti, le sue origini rimontano addirittura al secondo millennio avanti cristo; naturalmente, non si parlava di un prodotto di fine artigianato militare, bensì di un qualsiasi bastone ligneo, o tuttalpiù di metallo, a cui si aggiungeva un'impugnatura su cui fare presa per sferrare colpi con la testa borchiata. Il tramonto (a questo punto solo temporaneo) si ebbe a partire dalla comparsa della polvere da sparo, con conseguente crollo della frequenza degli scontri in mischia.
Il revival nella Grande Guerra è dovuto principalmente alla tendenza degli ufficiali a dichiarare assalti frontali sconsiderati per ovviare al ristagno dell'avanzata: una volta eluso il fuoco delle mitragliatrici, senza inciampare nel filo spinato o nel cadavere di qualche precedente, sfortunato, compagno, i superstiti della corsa sfoderavano le baionette, che però richiedevano un discreto spazio di manovra, non sempre facile da trovare all'interno delle anguste trincee; la mazza ferrata poteva invece essere brandita agevolmente anche da soldati inesperti in ambienti affollati, e risultava letale contro avversari totalmente privi di corazze metalliche.
Tra tutte le potenze principali, soltanto l'Italia ne vietò l'uso, optando invece per coltelli a serramanico nel corpo a corpo; tale scelta venne alimentata e sostenuta dalla propaganda anti-austriaca, non appena si diffuse la voce che nel corso della battaglia di Monte San Michele (famosa più che altro per il lancio di fosgene e altri gas), le truppe Ungheresi si erano distinte per la propria crudeltà andando a finire gli italiani moribondi con le mazze.



   

lunedì 20 maggio 2013

Anno nuovo, arma nuova...

-"Non so con quali armi si disputerà la Terza Guerra Mondiale, ma di una cosa sono certo: che la Quarta verrà combattuta con sassi e bastoni"-          Albert Einstein 


400,000 BC

The earliest evidence of humans using spears, in a part of Germany now near Schöningen. However, one population of modern chimpanzees in Senegal uses spears to hunt bushbabies, suggesting the technology may have been used by our most primitive ancestors.


40,000 to 25,000 BC

The atlatl, sometimes dubbed the Stone Age Kalashnikov, throws a flexible dart that can kill a deer at 40 metres. Developed in northern Africa, it spreads throughout the world, being later replaced by the bow and arrow.



23,000 BC

Boomerangs are strongly associated with Australia's Aboriginal people, but were actually used as hunting weapons throughout Europe and Africa. Most boomerangs do not come back when thrown.
The oldest boomerang yet, 23,000 years, was made from a mammoth tusk and discovered in a cave in Poland


20,000 BC

The earliest arrowheads date from this time, suggesting that bows and arrows were in use.
Some believe they were invented much earlier, pointing to a single 60,000-year-old stone that may or may not be an arrowhead.
A thorough analysis of projectile points from archaeological digs around the world suggests that projectile weapons were not in widespread use before 50,000 years ago


5300 BC

Horses are first domesticated, on the steppes of Kazakhstan.
As well as revolutionising transport in general, horses are instrumental in the history of warfare. Only in the 20th century, with the appearance of rapid-fire weapons such as machine guns, do armies turn away from a reliance on horses.


5000 BC

The Bronze Age enables the development of the first metal daggers, and later swords.
By 1000 BC, swords are intertwined with Celtic mythology and ritual in Britain, reflecting their importance in society. Perhaps echoed by the Excalibur myth, swords are ceremonially placed in rivers, possibly as offerings to gods


500 BC

The traction trebuchet is thought to have been developed in China around this time. Powered by teams of about a dozen people, it could sling balls of rock as far as 125 metres. Around the same time, the ancient Greeks develop their own siege weapon, the ballista, a kind of scaled-up crossbow.
The traction trebuchet was long considered to be folklore, until a working model was built in 1991 and shown to be effective. It was eventually replaced by the counterweight trebuchet, which is driven by a falling weight rather than manpower, in the Middle Ages.


800 to 1300 AD

Gunpowder is invented in China. This leads rapidly to a primitive firearm, the "fire lance", the first rocket, known as the "fire arrow", and primitive bombs under the Song Dynasty (960 to 1279) – new technology partly driven by aggressive neighbours like the Jin Dynasty to the north.


1200 to 1600

The Golden Age of Islam (600 to 1600 AD) rescues the advances of classical civilisations after the fall of the Roman Empire.
Firearms technology develops rapidly and Egyptian soldiers are the first to use hand cannons and other small arms at the Battle of Ain Jalut in 1260.
However, Islamic science declines from the 17th century onwards.



1415

The Battle of Agincourt marks the zenith of mediaeval longbow technology. An English army with a high proportion of archers decimates a French army five to 10 times larger.



1368 to 1644

China's Ming Dynasty drives firearms technology forwards. Developments include the matchlock, which eliminates the need to fire a gun with a hand-held match; the musket; and the naval mine. The dynasty's new technologies are eventually collected in the Huolongjing: a treatise on warfare by Jiao Yu and Liu Ji.



1750 to 1800s

Rockets become a permanent fixture on the battlefield, having gone in and out of fashion over the centuries
Indian Sultan Fateh Ali Tippu successfully deploys rocket artillery against the British, leading inventor Sir William Congreve to develop his own version, the Congreve rocket.


1775

The first submarine used in battle, Turtle, is created by American David Bushnell. The technology remains crude and unsafe for many decades, though several subs are used in the American Civil War (1861 to 1865).


1803

The British army begins using shrapnel shells (invented earlier by the Chinese), named for their inventor Henry Shrapnel. They contain a large number of bullets released at high velocities on detonation. They are eventually replaced by high-explosive shells during the first world war.


     

1836

American inventor Samuel Colt patents a "revolving gun", which improves on several previous designs. Soon renamed the revolver, it is faster to reload than any other firearm, and remains popular today.


1851 to 1861

The first machine guns appear. The Belgian army's multiple-barrelled mitrailleuse is soon followed by the Gatling gun – the first gun that can be continuously fired.


1862

The USS Monitor, the first iron-clad warship, launches from New York. It is designed by Swedish engineer John Ericsson, who had come close to beating steam locomotive Stephenson's Rocket in the competition that made it famous. Ericsson subsequently spends many years experimenting with solar power.


1876 to 1883

Schoolteacher John Holland builds the Fenian Ram, a military submarine, for a band of Irish rebels in the US.
Unlike any previous submarine it has a streamlined shape. However, the rebels are unreliable employers and Holland leaves them in disgust. The sub is never used in anger.


1884

Hiram Stevens Maxim produces the first fully automatic machine gun: the Maxim gun.
In later life, crippled by bronchitis, he develops an early inhaler.



1893

After the assassination of Chicago's mayor, local priest Casimir Zeglen makes the first bulletproof vest that did away with heavy plates of metal. It is made largely from woven silk and works, but still fails to take off.



1909

Hiram Stevens Maxim's son, Hiram Percy Maxim, obtains a patent for a gun silencer.


1914

During the first world war, the British army introduces the first tanks.

1942

The Manhattan Project, the United States' attempt to build the first nuclear bomb, begins under the direction of J. Robert Oppenheimer.


1945

The first successful test of a nuclear bomb is carried out in New Mexico, on 16 July.
On 6 and 9 August, bombs are dropped on the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki, effectively ending the second world war and ushering in a new age of nuclear weaponry.


1952

The first fusion, or hydrogen, bomb is tested by the US in the Marshall Islands.
They use X-rays from a nuclear fission explosion to trigger nuclear fusion reactions between atoms of the hydrogen isotope tritium, like those that take place inside the sun.
A single warhead can be thousands of times more powerful than the Hiroshima bomb.


1953

The first maser (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is built at Columbia University. It produces a tight beam of microwaves. Originally hailed as a "ray gun", it proves impractical as a weapon.



1960

The laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is demonstrated for the first time. It produces a beam of red light.
Lasers find a myriad of uses in society, and in warfare are used for targeting of missiles and other weapons, and as an alternative to radar. Various prototype laser weapons are under development.



1960 to 2000

The Soviet Union begins developing a supercavitating torpedo in the 1960s. By exploiting the way water forms bubbles around fast-moving objects the Shkval can travel at 500 kilometres an hour. It is only completed in the early 1990s.
The US develop their own in 1997 and 10 years later start working on carrying humans in a supercavitation craft.


1974

The first Taser is built after five years of work by NASA researcher Jack Cover.
Billed as a non-lethal weapon, the electric stun gun is now used by police forces around the world. However, claims have been made that it is frequently abused and may cause lasting harm.



1997

The US carries out its first test of an anti-satellite laser.



1999

Experiments with radioactive hafnium are used to argue it is possible to make a simple device that releases a massive amount of gamma rays comparable to a nuclear bomb. No definitive evidence to back up the theory has been released, despite millions of dollars invested by the US military.


2001

US president George W Bush proposes a national missile defence shield. The scheme meets with stinging criticism and the technology repeatedly fails to deliver in tests.
The Active Denial System, a directed-energy weapon intended to harmlessly drive people away, is tested by the US government. The device uses a microwave beam to produce a sensation of intense heat, forcing people to move away. Despite concerns about safety, portable versions have been mooted for police.


2002

For the first time, a high-energy laser is used to shoot down artillery fire.
The Pulsed Energy Projectile (PEP), a laser that can knock you off your feet, is developed.



2007

Australian weapons company Metal Storm files a key patent for its gun, which fires a million rounds a minute.


2008

In another milestone for high-energy lasers, the Airborne Laser is fired from an aircraft for the first time.
Also, Stellar Photonics begins testing of their experimental Plasma Acoustic Shield System, which generates a dazzling series of mid-air explosions by blasting balls of plasma with high-powered lasers.



2009

A US government report advocates using neuroscience to enhance soldiers' abilities.



mercoledì 8 maggio 2013

Inastare le baionette!!

"Con le baionette si può fare di tutto tranne che sedervisi sopra"- Napoleone Bonaparte

"Si può costruire un trono con le baionette, ma non ci si siederà su di esso a lungo"- Boris Yeltsin 





La leggenda vuole che la nascita della baionetta sia dovuta all'inventiva di un manipolo di soldati assediati che infilarono i loro coltelli nelle canne degli archibugi per un'estrema, disperata, difesa. E pare che l'origine del nome sia legata a Bayonne, la città situata nei cosiddetti "Paesi Baschi francesi", nel Sud della Francia, che aveva una lunga tradizione nella produzione di armi bianche.
A partire dal Seicento, la baionetta fu adottata da tutti gli eserciti, dimostrandosi arma efficace nel corpo a corpo o, quando veniva montata su lunghi fucili, contro le cariche di cavalleria. Inizialmente era del tipo "a spina", cioè infilata direttamente nella canna, ma questa soluzione non consentiva contemporaneamente di sparare durante l'assalto; furono perciò studiati dei modelli esterni alla canna stessa, con attacco a incastro girevole. Le lunghe lame (le cui dimensioni arrivavano fino a 80 centimetri) piatte, triangolari o cruciformi dei combattenti delle campagne napoleoniche erano di grande effetto, ma presentavano l'inconveniente di tendere ad incastrarsi nel corpo del nemico; all'inizio del '900 erano ormai già considerate superate, sostituite da lame più corte e maneggevoli, più simili a pugnali.


Nelle trincee e tra i reticolati della Grande Guerra, che vide morire milioni di soldati in assalti all'arma bianca, queste lame di formato ridotto mostrarono tutta la loro praticità. La Germania  sviluppo’ una grande varieta’ di baionette: gli scienziati del Secondo Reich si inventarono anche uno speciale adattatore che permetteva di innestare sui fucili tedeschi Gewehr 98 qualsiasi tipo di baionetta, comprese quelle di fabbricazione nemica I Francesi invece si inventarono una lama cilindrica “ad ago”, ritenuta particolarmente devastante per infliggere gravi ferite ai nemici, al che i tedeschi  risposero con la lama seghettata, prerogativa dell'equipaggiamento dei genieri, talvolta impiegata anche per semplici lavori manuali quotidiani.  Le strategie francesi, come quelle di tutte le potenze mondiali che sarebbero precipitate nel conflitto, traevano diretto spunto dall’arte della guerra del secolo precedente: non a caso, proprio in quest’ottica la baionetta, che aveva marcato la differenza sui campo napoleonici, veniva riconfermata nel suo importante e irrinunciabile ruolo bellico. Gli Inglesi si mostrarono sempre scettici nei confronti di quest'arma: lo stesso addestramento militare previsto per i “Tommies” inglesi prevedeva un impiego molto limitato della baionetta. Questa, tra le altre cose, risultava scomoda da estrarre dal corpo di un soldato trafitto in combattimento ravvicinato, distraendo pericolosamente l’attaccante e rendendolo certamente vulnerabile e temporaneamente privo di armi.



 Dal Secondo conflitto mondiale, col diffondersi delle armi automatiche, le baionette furono considerate ormai obsolete: si trasformarono in accessori secondari e vennero usate, per esempio, come normali coltelli da campo. Oggi le baionette svolgono la funzione di coltelli da combattimento a doppio taglio, sono rapidamente innestabili anche su fucili di assalto e presentano utilizzi secondari talvolta singolari, quali quello di sonda per mine o, quando sono unite al fodero, di tranciacavi.




lunedì 6 maggio 2013

AL FUOCO!!!

L’idea di lanciare sull’avversario proiettili incendiari o, piu’ semplicemente, materiale combustibile in fiamme, risale al quinto secolo avanti Cristo. All’epoca tubi e contenitori di varie fogge, riempiti di carbone o zolfo, venivano comunemente catapultati addosso ai nemici. Anche nelle battaglie navali, si adotto’ molto presto un analogo impiego di terracotte, riempite di petrolio e altre sostanze combustibili.
Ancora una volta la Germania Guglielmina fu la prima a sperimentare e sviluppare versioni piu’ attuali di questo strumento d’offesa: lo scienziato Richard Fielder, agli inizi del ‘900, creo’ due modelli, di differente compattezza, coniando ufficialmente il termine “Flammenwerfer”. Il tipo piu’ piccolo, il “Kleinflammenwerfer”, richiedeva un solo uomo per essere utilizzato, vomitando lingue di fuoco fino a 18 metri di distanza, alimentate da aria, biossido di carbonio e azoto compressi. Il "Grossflammenwerfer" necessitava invece di piu’ di un operatore, ma raddoppiava la gittata di fuoco del modello precedente. Proprio quest’ultima caratteristica, apparentemente vincente in teoria, si rivelo’ il principale tallone d’achille di un arma troppo dispendiosa da alimentare ed impiegare regolarmente.




Nel 1911 l’esercito tedesco creo’ tre battaglioni lanciafiamme, inquadrandoli regolarmente nel proprio esercito. Il primo impiego bellico ufficiale di questa devastante arma avvenne nell’ottobre 1914, nel settore sud-orientale del Fronte Franco-Tedesco. Ma il vero primo risultato concreto la Germania lo registro’ contro la British Expeditionary Force, nella localita’ di Hooge, nelle Fiandre. Alle 3 del mattino del 30 luglio 1915, i lanciafiamme tedeschi inondarono di “fuoco liquido” le prime linee inglesi, terrorizzandone i difensori. Dopo due giorni di scontri cruenti, i "Tommies" riuscirono a contrattaccare con successo: ma i lanciafiamme avevano già mietuto il primo migliaio di vittime, tragicamente straziate dal fuoco assassino.
Dal quel momento in poi l’esercito tedesco cercò spesso di adottare attacchi di preparazione, utilizzando i lanciafiamme per terrorizzare e sgombrare le prime linee avversarie, ai quali far seguire le classiche ondate di fanteria. Ben presto tuttavia ci si rese conto dell’estrema pericolosità e vulnerabilità di quest’arma, che poteva facilmente sfuggire al controllo, nonchè esplodere improvvisamente, anche grazie ad un colpo di fucile nemico ben assestato.
Chi manovrava un Flammenwerfer sul campo poteva facilmente trasformarsi in una devastante bomba umana. Inoltre, se il soldato munito di lanciafiamme veniva colpito, poteva facilmente dirigere per errore le lingue di fiamme sui propri compagni, mettendone a repentaglio non solo la vita, ma la stessa predisposizione in attacco.
Non a caso, i soldati con lanciafiamme avevano vita particolarmente breve: una volta fatte balenare le prima fiamme, diventavano facile e ricercato bersaglio del fuoco nemico. Un’arma scomoda dunque, e molto pericolosa, dal potere psicologico comunque devastante.




Gli inglesi non furono certo da meno in analoghe sperimentazioni. Durante la preparazione dell’offensiva sulla Somme, nel 1916, vennero prodotti 4 giganteschi lanciafiamme, del peso di circa due tonnellate cadauno, da inserire nelle fortificazioni statiche di prima linea, distanti non piu’ di 80-100 metri dal nemico. Prima ancora dell’attacco, l’artiglieria tedesca ne aveva gia’ messi due fuori combattimento, mentre i rimanenti non riuscirono a procurare concreti vantaggi offensivi, da confermarne ulteriore impiego – l’idea del lanciafiamme statico da trincea fun dunque abbandonata.
Anche la Francia provo’ questa nuova arma, realizzando un modello portatile decisamente superiore a quello tedesco. Si trattava del lanciafiamme Schilt, che venne impiegato nella “terra di nessuno” tra il 1917 e il 1918. In seguito, la stessa Germania Guglielmina copio' le migliorie strutturali introdotte dai francesi, implementadole nel nuovo lanciafiamme Wex, dotato, tra le altre cose, di un comodo interruttore d’accensione automatica.
L’Italia adotto’ analoghi tipi di lanciafiamme portatili e da trincea. Mentre i primi furono distribuiti prevalentemente alle truppe scelte d’attacco (gli Arditi), quelli statici (modello Herzent- Thirion) vennero impiegati in cavernette blindate con esclusivi scopi difensivi. Ogni compagnia lanciafiamme era composta da 4 sezioni divise tra due apparecchi pesanti da postazione e due apparecchi leggeri. La sezione metteva in linea 6 posti di combattimento dotati di due apparecchi. Una compagnia così formata era in grado di sviluppare in combattimento una linea di fuoco di 48 lanciafiamme per un fronte di oltre 1 chilometro.
Parlando in cifre, risulta che i tedeschi, durante la Grande Guerra, lanciarono piu’ di 650 attacchi supportati dai lanciafiamme, mentre non esistono dati ufficiale ne’ per gli inglesi né per i francesi.
Sul finire della guerra si penso’ di munire di lanciafiamme gli stessi carriarmati, che continuarono poi ad impiegarli, come parte del loro armamento, anche nel successivo conflitto mondiale. I lanciafiamme portatili tornarono in auge nel corso della Guerra del Vietnam, nell'ambito dei combattimenti tra le foreste del paese: risultavano utili per stanare il nemico asserragliato nelle trincee improvvisate nel mezzo della boscaglia, oppure per ripulire i tunnel che correvano nel sottosuolo. Una ricostruzione del loro effetto devastante sul campo di battaglia è offerta da questa sequenza del videogioco Battlefield 2, ambientato appunto nell'Indocina degli anni '60: