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giovedì 30 maggio 2013

"Creativi al fronte"- Intervista ad Alessandro Barbero


Alessandro Barbero, 52 anni, insegna Storia medioevale all'Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi studi, l'ultimo dei quali è "Benedette guerre: crociate e jihad", uscito per la collana "I libri del Festival della Mente". E' anche acclamato autore di romanzi: con "Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo" ha vinto il Premio Strega 1996









La guerra ha una sua creatività distruttrice, questa è la sua teoria esposta nel corso dell'ultimo (2010, ndr) Festival della Mente di Sarzana. Può spiegarci che cosa intende? 

"In ogni epoca gli Stati e le comunità hanno investito molto nella preparazione militare: in risorse materiali, umane e intellettuali. Anche se mettere in piedi un esercito o una flotta è sempre stato uno sforzo assai pesante, ogni società si è accollata questo peso. Si può raccontare una guerra anche attraverso l'analisi di questi sforzi"

Quindi sulla linea del fronte agiscono anche i creativi. Come?

"Partiamo da un esempio concreto: la falange macedone. A differenza degli opliti greci, che combattevano con lance corte, Alessandro Magno seppe esaltare questa formazione che sembrò spazzare via tutte le altre. Era impossibile avvicinarsi a un corpo unico che marciava puntando in avanti armi da difese lunghissime (sarisse dell'ordine di sei metri) . Ma quando la falange si trovò di fronte i legionari romani, che invece combattevano con le spade corte riuscendo ad infilarsi tra le picche dei Greci e arrivando a contatto di corpo, la falange fu sconfitta"

Le legioni romane costituirono dunque il punto di arrivo?

"Solo fino a che, verso la fine dell'Impero, non si trovarono davanti ai barbari e alla loro cavalleria. L'impeto di un cavaliere che ti piomba addosso è difficile da tenere a bada con una spada corta. Allora i legionari riscoprirono l'utilità tattica della falange. Il discorso è infinito, non c'è mai un'innovazione che detta legge per sempre. Anzi, spesso una soluzione militare creativa è vincente soltanto in un determinato contesto"

Quanto era creativo o tecnologicamente avanzato il mondo romano?

"Sotto il profilo del genio civile era all'avanguardia. Pensiamo alle strade e ai ponti, all'arte della fortificazione e degli accampamenti: un bello sforzo di progettazione! Invece era a un livello molto primitivo riguardo all'agricoltura, fattore che incise sulla caduta dell'Impero. Roma ha avuto i suoi guai anche perché non era facile mantenere e reclutare un esercito così numeroso come quello che le occorreva per controllare le province. Al contrario, il Medioevo non ha avuto un grande potere centrale in grado di gestire le risorse dall'alto, come Roma, ma in compenso ha conosciuto un grande progresso capillare dal basso,con la diffusione di migliori metodi di coltivazione, per esempio, ma anche con innovazioni militari. Pensiamo alla staffa staffa, che i Romani non conoscevano. Infatti erano combattenti assai poco efficaci a cavallo. La carica con l'armatura e con la lancia in resta, come quella dei cavalieri medievali, senza la staffa non si può fare, si verrebbe sbalzati via. Queste piccole innovazioni dal basso, in fondo, sono la vera chiave dello sviluppo dell'Occidente e della sua supremazia militare.

Quindi novità come l'arco lungo, la "mitragliatrice" del Medioevo, non sono arrivate per input di qualche generale illuminato?

"Il longbow è il prodotto di una cultura contadina come quella inglese, che viveva molto di caccia. Per tendere un arco così ci voleva la forza di un uomo abituato ai lavori pesanti. Solo in seguito è diventato un'arma di battaglia"

Facciamo un altro esempio di creatività medievale...

"L'esercito nel Medioevo era formato innanzitutto da cavalieri: uno solo di loro era più efficace, sul campo di battaglia, di una moltitudine di fanti. Ma si portava dietro costi enormi per produrre le armi e l'armatura e per mantenere il cavallo, che veniva allevato appositamente fra le razze più possenti. L'equipaggiamento di un cavaliere costava come una mandria di buoi. Da qui scaturì una conseguenza: il Medioevo inventò la società feudale allo scopo di permettere al re di avere sempre a disposizione un alto numero di cavalieri pronti a scendere in battaglia. L'intera struttura feudale ruotava attorno a questo obiettivo: i vassalli destinavano i figli all'impiego delle armi, che richiedeva un lungo addestramento, e stuoli di contadini per mantenerli. Ecco una risposta creativa e razionale al problema di come mettere in campo il maggior numero di cavalieri"

La nascita successiva delle città portò qualche innovazione?

"Poca cosa. Esaminiamo la battaglia di Campaldino, che nel '200 vide lo scontro tra i comuni italiani di Arezzo e Firenze, tra ghibellini e guelfi: gli eserciti che si affrontavano non erano più feudali, ma formati dai benestanti delle città; nascevano da un'economia diversa, da un diverso quadro sociologico. In città giravano soldi, c'era molta mobilità sociale, eppure anche i ricchi commercianti volevano fregiarsi dello status di cavalieri e si affrettavano a comprare armi e cavalli. Quindi gli eserciti in campo erano ancora formati da cavalieri: quella era la tecnologia disponibile, e la struttura sociale si adeguava alle esigenze della guerra"

Che cosa cambiò con l'avvento delle armi da fuoco?

"Tutto. Dietro una battaglia di oltre 500 anni dopo, come Waterloo, c'era una società di massa con eserciti di massa. Le armi da fuoco avevano reso l'armatura di un cavaliere inutile. Gli eserciti erano composti da fanteria. Imparare a usare un moschetto richiedeva poche settimane di addestramento. quindi chiunque poteva diventare un soldato e i governi si attrezzarono per avere un gran numero di uomini. Infatti, con la Rivoluzione Francese venne introdotta la leva obbligatoria. Visto che si potevano avere migliaia di civili coscritti, bisognava investire molto sull'addestramento. Le battaglie napoleoniche impiegarono eserciti che riflettevano il sogno illuminista di poter addestrare gli uomini e trasformarli in ingranaggi di una macchina. Anche in quell'epoca, l'evoluzione delle armi e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie spinsero le società a porsi certi quesiti e a risolverli con creatività"

E i giorni nostri?

"Tutto è più specialistico e compartimentato. Studiando le guerre del passato ci si rende conto di come una volta si andasse per tentativi, non esistevano complesse suddivisioni per competenza. Faccio l'esempio di Lepanto, una battaglia tra flotte di galee.quindi navi a remi-tra due superpotenze come l'Impero spagnolo di Filippo II, alleato con la Repubblica di Venezia, e l'Impero Ottomano. Ebbene, nel XVI secolo il re di Spagna era costretto a occuparsi personalmente dell'allestimento della sua flotta e degli innumerevoli problemi che questo comportava: per fabbricare le galee occorrevano alberi ad alto fusto, ma in una Spagna già deforestata non c'era abbastanza legname, quindi bisognava reperirlo in altri territori dell'Impero, per esempio nel Regno di Napoli, sui monti della Sila. Chi si occupava di questo? Il re con pochi segretari. Bisognava trovare i rematori (ce ne volevano 200 o più per ogni imbarcazione) e il re doveva valutare se ordinare nei sui territori la circoscrizione obbligatoria, una novità considerata politicamente pericolosa, o se ricorrere a volontari"


Tratto da "Focus Wars" N°1 dell'inverno 2010, pagg. 16-19

giovedì 11 aprile 2013

Una Guerra senza sconti

Cambiano i tempi, le armi si affinano, i numeri in gioco aumentano, ma il risultato rimane praticamente lo stesso; all'epoca di Francesco di Giorgio, ingegnere militare che nel suo "Trattato di ingegneria civile e militare" descrive l'abbandono del trabucco medievale a favore dei primi prototipi di cannone, l'esito di un assedio dipendeva prima di tutto dalla disponibilità economica della fazione che decideva di accamparsi ai piedi di una fortificazione al fine di espugnarla. In mancanza di rinforzi esterni, l'unica speranza per gli assediati consisteva infatti nell'opporre resistenza ad oltranza in modo tale da fiaccare il morale dei nemici e costringerli a portare avanti per mesi, se non addirittura anni, una campagna statica e incredibilmente dispendiosa, principalmente a causa degli stipendi dei soldati, della necessità di rifornire gli stessi regolarmente e della manutenzione delle armi di assedio. Una situazione che non mancherà di ripetersi in pieno Novecento, quando, venuti meno castelli e torrioni, la guerra di posizione si configura ora come un interminabile confronto tra schieramenti di trincee scavate nel terreno, in mezzo a cui anche i pezzi di artiglieria più precisi non riescono a fare la differenza, mentre assume determinanza strategica imprescindibile il costante influsso di uomini e materiali al fronte. Tuttavia, rimpiazzare i caduti con forze fresche, curare i feriti per limitare le perdite, schierare una linea di tiro sempre adeguata e quant'altro, comporta uno sforzo finanziario non indifferente, a maggior ragione visto che si ha a che fare con cifre vertiginose come quelle della Prima Guerra Mondiale, e non più soltanto con un manipolo di mercenari. Giusto per farsi un'idea di quanto tutto ciò possa avere influito sugli equilibri della Grande Guerra, ecco un accuratissimo resoconto dei costi sostenuti dal Regno di Italia, ricordando che quest'ultimo dovette affrontare un anno in meno di conflitto e che in ogni caso il suo impegno fu tutto sommato abbastanza limitato e circoscritto al solo fronte veneto. Lascio allora immaginare quale possa essere stato il salatissimo conto pagato da potenze del calibro di Inghilterra e Germania, che schierarono contingenti decisamente superiori...

http://cronologia.leonardo.it/mondo23a.htm

sabato 30 marzo 2013

La Prima Guerra Mondiale dalla A alla Z

A come AVIAZIONE: sulla scia del successo dei fratelli Wright, i cieli della Grande Guerra fanno per la prima volta nella Storia da sfondo ad epici duelli aerei, in cui si fronteggeranno piloti del calibro di Manfred Von Richthofen, meglio noto come "Barone Rosso".


B come BANCAROTTA: contrariamente all'opinione comune, la fine del conflitto è determinata molto più dal dissesto finanziario degli Imperi Centrali che da un'effettiva sconfitta sul campo di battaglia.



C come CARRO ARMATO: la vera rivoluzione bellica del XX secolo; per quanto ancora goffi, costosi e poco determinanti dal punto di vista offensivo, i mezzi corazzati finiranno a breve per costituire l'ossatura di qualsiasi esercito, diventando in seguito la marcia in più a disposizione della Wermacht nazista nell'esecuzione della Blitzkrieg, la Guerra Lampo.

D come DISPERAZIONE: è questo il sentimento più diffuso tra le truppe una volta esaurito l'ardore patriottico iniziale; sottoposti quotidianamente a strategie improvvisate da ufficiali inadeguati, bombardamenti a tappeto dell'artiglieria nemica e condizioni igieniche al limite dell'immaginazione, molti soldati presenteranno chiari sintomi di malattie mentali.


E come EQUITAZIONE: come ben descritto nel film "War Horse", l'introduzione delle nuove tecnologie, quali mitragliatrici automatiche e fucili di precisione, segna il definitivo declino dell'impiego del cavallo sul campo di battaglia, sancendo la fine di un sodalizio tra uomo ed animale che durava da almeno tre millenni.


F come FUTURISMO: il movimento prettamente italiano che elegge la macchina a simbolo delle potenzialità umane, scorge nella Guerra, a volte ritenuta addirittura un'iniziativa "purificatrice", la manifestazione più completa del Progresso e si presenta fin da subito come il principale portavoce della corrente interventista, perlomeno in campo artistico.


G come GAS: la cosiddetta "Guerra Chimica" non costituisce certo una novità nel panorama bellico, ne è un esempio il fuoco greco, una mistura incendiaria capace di debellare intere flotte in poche ore. Tuttavia, l'introduzione di composti volatili altamente velenosi, primo su tutti il Cloro, suscita uno sdegno generalizzato tale da indurre la comunità internazionale a vietarne l'uso subito dopo la conclusione del conflitto.


H come HITLER: nato nei sobborghi di Branau, in Austria, classe 1889, Adolf Hitler sfoga la frustrazione per i suoi insuccessi (era stato scartato dall'Accademia delle Belle Arti di Vienna) arruolandosi nell'esercito del Kaiser, in cui si guadagnerà per ben due volte la Croce di Ferro; nel fango delle trincee inizierà a maturare un profondo sentimento antisemita e bellicista che sfocerà nel giro di poco più di un decennio nella follia del Partito Nazista. che non a caso farà presa sul malcontento generalizzato dello sconfitto popolo tedesco.


I come IMPERI CENTRALI: tra le innumerevoli cause dello scoppio della guerra, non si può non annoverare la volontà di potenza della neonata Germania, ansiosa di assumere il ruolo di guida europea a scapito di Francia e soprattutto Regno Unito, nazione contro cui aveva già da decenni intrapreso una decisa lotta a livello industriale. Il decadente Impero Austroungarico verrà invece trascinato nel fango delle trincee senza un'adeguata mobilitazione, determinando il suo stesso crollo.


L come LUSITANIA: il nome del transatlantico britannico affondato nel corso del secondo anno di guerra ad opera degli U-Boot, i sottomarini tedeschi che infestavano l'Oceano Atlantico; a bordo non mancavano  passeggeri di origine americana, e la Casa Bianca di Wilson (notoriamente di impostazione pacifista) sfrutterà l'attentato come pretesto per intervenire nel conflitto a fianco dell'Intesa.


M come MINIERE: i bacini della Ruhr e della Saar, presso cui si estraevano i principali minerali alla base della produzione bellica (e non solo), sono teatro dopo il 1918 di una violenta spartizione a scapito della sconfitta Germania.


N come NATALE 1914: "A Natale a casa", ripeteva frequentemente il Kaiser da Berlino per incoraggiare i propri sudditi su quella che avrebbe dovuto trattarsi di una brevissima permanenza al fronte. In realtà, i coscritti tedeschi, esattamente come i loro avversari al di là del filo spinato, sarebbero stati costretti a trascorrere altri tre inverni tra bombe e assalti alla baionetta; ma questo non ha impedito ai soldati di celebrare quella che è passata alla Storia come Tregua di Natale, in cui i soldati di entrambi gli schieramenti si risolsero a mettere da parte momentaneamente ogni rancore per festeggiare insieme il 25 di Dicembre, organizzando incredibilmente perfino una partita di calcio.


O come OSPEDALE MILITARE: il bilancio in termine di perdite umane della Grande Guerra segna ben dieci milioni di caduti, all'incirca equamente suddivisi tra i due schieramenti, più del doppio per quanto riguarda i feriti, a cui vanno ad aggiungersi i dispersi e i civili coinvolti nel massacro. Ne consegue che al fronte il pronto soccorso lavorasse a pieno regime: negli improvvisati ospedali da campo giungevano quotidianamente centinaia, se non migliaia, di feriti più o meno gravi, che subivano un sommario smistamento ad opera degli addetti al triage e spesso venivano operati d'urgenza all'interno di ambienti tutto fuorché asettici; in mancanza di antibiotici (ricordiamo che Fleming sintetizzò la penicillina soltanto nel 1928) le infezioni erano all'ordine del giorno e non è un caso se al termine del conflitto si diffuse l'Influenza cosiddetta "Spagnola", che finì per mietere ancora più vittime della guerra stessa.


P come PIAVE: entrata in guerra con un anno di ritardo e per di più rinnegando gli accordi precedentemente stipulati con gli Imperi Centrali, l'Italia sabauda apre un fronte nel Nord-Est del Paese, ansiosa di annettere Trento e Trieste a scapito dell'Impero-Austroungarico; nell'autunno del 1917 è però quest'ultimo ad imporsi con un'offensiva che sospinge gli Italiani prima al di là del Tagliamento e infine oltre il Piave, che diventa il punto di partenza per la riscossa del 1918.


Q come QUATTORDICI PUNTI DI WILSON: la conferenza di Versailles che sancisce la definitiva chiusura delle ostilità vede Francia ed Inghilterra imporre devastanti condizioni di resa agli Imperi Centrali e in particolare alla Germania, cui si nega l'accesso a tutte le colonie, la possibilità di riorganizzare un esercito (divieto che verrà in seguito eluso da Hitler) e di sfruttare i giacimenti minerari di frontiera; il presidente statunitense Woodrow Wilson ne approfitta invece per presentare un fondamentale documento alla base delle teorie moderne sulla sovranità territoriale e sull'autodeterminazione dei popoli. In quattordici voci, vengono affrontati argomenti come la diplomazia manifesta, l'abbattimento delle dogane e la questione mediorientale, nonché auspicata la creazione di un'organizzazione sovranazionale, embrione di quello che diventerà poi l'ONU, ovvero la "Società delle Nazioni", con compito di supervisione sui rapporti tra singoli stati.


R come (FUCILE A) RIPETIZIONE: il Mannlicher in forza alle truppe Austriache, il Mosin Nagant dei soldati dello Zar, il Lee usato dai militari britannici e il Mauser americano, sono solo alcuni degli esempi di fucili che seminavano il panico nelle trincee a causa della loro notevole potenza di fuoco, almeno per l'epoca; tutto merito dell'invenzione della "polvere senza fumo", avvenuta in Francia qualche decennio prima dell'inizio delle ostilità, che rendeva tali armi più economiche e maneggevoli, favorendone di conseguenza la distribuzione anche tra i gradi più bassi dell'esercito.


S come SIDERURGIA: il mantenimento della posizione, in una guerra di trincea, si realizza principalmente attraverso l'impiego smodato di mortai, mitragliatrici e di tutta una serie di armi in acciaio e ferro, che richiedono manutenzione continua e anche una rapida sostituzione in caso di guasto o cattura da parte del nemico. Ad occuparsi degli approvvigionamenti provvede quasi esclusivamente l'industria siderurgica nazionale, in quanto gli scambi commerciali con l'estero subiscono un drastico calo a causa del conflitto, se non addirittura una chiusura totale come avviene tra Italia e Germania, economicamente alleate ma avversarie sul campo di battaglia; vengono quindi a formarsi lobby di industriali che sostengono a gran voce le istanze degli Interventisti per puro tornaconto.


T come TRINCEA: già impiegate sugli scenari della Guerra Civile Americana (1861-1865), le trincee scavate nel terreno assumono una valenza strategica assolutamente determinate, in quanto da una parte consentono agli occupanti di sparare da una posizione sicura, dall'altra impediscono al nemico di giungere a contatto con le proprie linee. L'unico problema è che il vantaggio vale anche a parti inverse: la guerra di posizione (o di logoramento, che rende ancora meglio l'idea) diventa ineluttabile.


U come U-BOOT: contrazione del vocabolo "Unterseeboot", ad indicare i mezzi sommergibili in forze alla marina prussiana; pur se estremamente scomodi dal punto di vista dell'equipaggio, costretto ad operare in un ambiente umido ed angusto (il riciclo dell'aria è spesso malfunzionante), questi sottomarini si rendono responsabili dell'affondamento di numerose navi cargo che riforniscono l'Inghilterra di combustibile e munizioni
.

V come VOLONTARI: il reclutamento coatto non è l'unica soluzione nelle mani dei governi interventisti al fine di mobilitare i milioni di uomini necessari per sostenere una guerra di posizione; perlomeno durante le battute iniziali del conflitto, centinaia di migliaia di giovani, imbevuti di nazionalismo sfrenato, imbracciano il fucile di propria spontanea volontà, convinti che il loro sacrificio porterà lustro alla Patria. Si ricrederanno non appena messi a confronto con l'orrore e le carneficina del fronte.


Z come ZAR: ultimo discendente di una famiglia che nel giro di tre secoli aveva trasformato la steppa in un Impero esteso dal Mar Baltico fino allo stretto di Bering, durante la Grande Guerra Nicola II Romanov si ritrova costretto a gestire non soltanto tutta una serie di sconfitte militari al fronte, ma anche un focolaio di rivolte interne che culminerà, tra il febbraio e l'ottobre del 1917, in una Rivoluzione a tutti gli effetti, in un primo momento di stampo democratico-borghese e successivamente riscritta in chiave socialista da Lenin e il partito bolscevico. La sua deposizione segnerà contemporaneamente il ritiro della Russia dal panorama bellico e l'alba dell'Unione Sovietica, che sopravviverà fino al 1991.


Luca Distasi