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sabato 15 giugno 2013

Corpi d'Elite: gli Arditi italiani

Il canto degli Arditi



Mamma non piangere se c'è l'avanzata,
tuo figlio è forte dall'alto dei cuor
asciuga il pianto della fidanzata,
chè nell'assalto si vince o si muor.


Avanti Ardito, le Fiamme Nere

son come simbolo delle tue schiere
scavalca i monti, divora il piano
pugnal fra i denti, le bombe a mano.




Fiamme Nere avanguardia di morte,
siam vessillo di lotta e di orror,
siamo l'orgoglio trasformato in coorte,
per difender d'Italia l'onor.


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


Una stella ci guida, la sorte,
e ci avvincon tre fiamme d'amor,
tre parole di fede e di morte:
il pugnale, la bomba ed il cuor



Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


L'ardito è bello, l'ardito è forte!
ama le donne, beve il buon vin;
per le sue fiamma color di morte
trema il nemico quando è vicin!


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....


Quante volte fra tenebre folte,
nella notte estraemmo il pugnal
fra trincee e difese sconvolte
dalla mischia cruenta e fatal!


Avanti Ardito, le Fiamme Nere.....





martedì 11 giugno 2013

Tutti a terra!!!- La granata

Dopo l'invenzione della polvere nera e la sua applicazione alle armi, attorno al XV secolo, ogni esercito cercò di dotare i propri soldati di ordigni esplosivi che potessero essere agevolmente gettati a mano contro il nemico; i primi esemplari, rudimentali, erano in terracotta, legno ed ottone, caricati con polvere pirica e pallette di piombo, di ferro o pezzi di vetro. La tipica "granata", nome in uso fino al XIX secolo, poi soppiantata in Italia dal termine "bomba a mano", si diffuse a partire dalla fine del Cinquecento: era una sfera di ghisa pesante quasi due chili, caricata con circa 200 grammi di polvere nera e provvista di una miccia. Ordigni di questo tipo furono impiegati con alterne fortune, legate al mutare delle tattiche di guerra, fino all'Ottocento, quando riapparvero in discreto numero durante la Guerra di Secessione Americana.




All'inizio del Primo Conflitto Mondiale, anche in fatto di granate e ordigni esplosivi da lancio, la Germania si rivelò più avanzata delle altre potenze internazionali – nel 1914 poteva già disporre di circa 70.000 pezzi, affiancati da 106.000 appositamente realizzati per essere innestati e lanciati con il fucile.
Contrariamente a quanto si pensa ai giorni nostri, l’arma impiegata maggiormente per gli assalti alle trincee era proprio la granata o la bomba a mano, e non la baionetta o il fucile. Questi ultimi servivano quasi esclusivamente a proteggere i granatieri, almeno nelle prime fasi dell’attacco.
In seguito all'introduzione dei suddetti ordigni da lancio, vennero subito costituite pattuglie di “granatieri” e gruppi di truppe addestrate proprio al lancio di ordigni esplosivi, che costituirono un’importante e insostituibile parte dell’esercito di ciascuna nazione partecipante al conflitto.
Gli inglesi, ad esempio, impiegavano solitamente squadre di nove soldati ognuna: un ufficiale comandante, due lanciatori, due porta-granate, due fanti con baionetta innestata per difendere i precedenti e due riserve per sostituire eventuali caduti. Subito dopo un attacco, i granatieri erano soliti “ripulire” gli angusti e tortuosi labirinti di una trincea, con una notevole quantità di ordigni esplosivi da lancio: ciò si rivelava particolarmente utile per snidare e convincere alla resa eventuali superstiti che avevano trovato rifugio nelle “ridotte” o nelle piccole caverne e ricoveri collegati ai camminamenti.
All'inizio del Primo Conflitto Mondiale la Gran Bretagna, così come la maggior parte delle nazioni belligeranti, non confidava particolarmente nell'utilizzo delle bombe a mano: presto si dovette ricredere anche per quanto riguardava l’impiego delle nuove mitragliatrici.
Dopo circa un anno di guerra, la produzione di granate inglesi toccò le 250.000 unità confezionate settimanalmente! Fino ad allora i “Tommies” inglesi cercano di far fronte alla limitata produzione improvvisando granate artigianali, realizzate impiegando le lattine di marmellata di prugne e della terribile carne “Maconochie” che faceva parte delle razioni di cibo standard. Tale espediente continuò tuttavia fino al termine del 1916, su tutti i fronti internazionali ove le truppe inglesi si trovarono a combattere: evidentemente la produzione industriale di granate avrebbe dovuto continuare a crescere in modo esponenziale.


Qualsiasi granata, sia da lancio a mano o con il fucile, poteva esplodere in due modi differenti: in seguito all'impatto (percussione) o con una miccia temporizzata. I soldati preferivano quest’ultimo tipo, soprattutto per evitare il terribile rischio di detonazione involontaria in seguito a qualsiasi tipo di impatto.
Dopo i primi tentativi con una rudimentale miccia (da accendere proprio come quella di un normale candelotto di dinamite), si preferì dotare le granate di una spoletta. Altri due tipi di granate potevano essere innescati staccandone l’impugnatura o sfregandole contro una superficie ruvida, proprio come un accendino (la “Cricket Ball” inglese).
Lo sviluppo industriale In concomitanza con la produzione industriale di ordigni da lancio si mosse inarrestabilmente la sperimentazione bellica, vissuta perlopiù sul campo che in laboratorio. Per esempio, mentre le granate da lancio con il fucile vennero quasi subito abbandonate dall'esercito tedesco, i francesi e i britannici riuscirono a svilupparne una versione finalmente affidabile e capace di una gittata di ben 400 metri. Le “Cup Grenades” furono, verso la fine della guerra, riscoperte dalla Germania Guglielmina che riuscì evidentemente a copiare l’alto livello tecnologico delle produzioni avversarie.
Nel 1915, dopo varie sperimentazioni, la B.E.F. fu dotata di un gran numero di granate “Mills”, che divennero ben presto parte integrante dell’armamento di ogni soldato inglese. Create da William Mills, questo tipo di bomba a mano divenne subito popolarissima, grazie alla sua affidabilità e potenza d’offesa. Si trattava infatti del primo tipo di granata a frammentazione, che al momento dell’esplosione era strutturata per sbriciolarsi in una miriade di scheggie-proiettile, proprio come un mini-shrapnel. Al momento del lancio, il soldato rilasciava bomba e levetta di sicurezza (dopo aver rimosso la sicura) e quest’ultima attivava il detonatore tarato per 4 secondi.
Ben presto la Mills Bomb venne dotata anche di un rivestimento impermeabile, per garantirne efficacia e conservazione in qualsiasi situazione atmosferica.
A causa della sua forma sferica e pertanto poco pratica per le attillate uniformi inglesi, si rese necessario trasportarla addirittura con secchi e contenitori improvvisati, al seguito delle truppe attaccanti. Da qui probabilmente l’origine dell’espressione inglese “To mop up” (letteralmente:”lavare il pavimento”), impiegata per descrivere il compito delle ultime ondate di fanti all'attacco, incaricati proprio di “ripulire” le trincee conquistate a colpi di granata. Contenitori improvvisati e fucili venivano probabilmente e metaforicamente associati a secchi e spazzoloni! L’inconveniente relativo al trasporto degli ordigni fu brillantemente evitato dai soldati australiani e neozelandesi che, grazie alle divise più comode e dotate di tasche particolarmente capienti, riuscivano ad andare all'attacco con almeno una decina di granate senza bisogno di ingombranti contenitori.
Per gli amanti delle statistiche, risulta ufficialmente che gli inglesi lanciarono qualcosa come 70 milioni di granate Mills e 35 milioni di ordigni da lancio di altro tipo, durante il corso della Grande Guerra.



Le più famose bombe a mano tedesche risultarono: le Stielhandgranate (le tradizionali granate con l’impugnatura a bastoncino), le Diskushandgranate (granate a forma piatta), le Eierhandgranate (senza impugnatura) e le Kugelhandgranate (a forma sferica - spesso soprannominate “ananas” dagli inglesi, nella loro versione ovoidale). Anche i soldati tedeschi si liberarono molto presto dei pericolosi modelli con deflagrazione ad impatto e furono spesso dotati di bombe a mano con detonatore tarato su soli due secondi: ciò non dava scampo all'avversario, nel momento in cui vedeva pioversi addosso una granata tedesca.
La più popolare granata tedesca rimase sempre quella dotata di bastoncino da lancio e tarata su 5.5 o 7 secondi. Queste bombe a mano venivano spesso portate al collo, all'interno di speciali contenitori di juta. I tedeschi si munirono infine anche di granate caricate con gas e liquidi velenosi, rilasciati al momento della deflagrazione.


Una curiosità: sulle alture di Pozieres, sul Fronte Occidentale, nella notte del 26-27 luglio 1916 si combatté la più terribile battaglia a colpi di granate della Grande Guerra. Senza un attimo di sosta, australiani e inglesi lanciarono qualcosa come 30.000 bombe a mano fino all'alba.
Nella Seconda Guerra Mondiale queste bombe ebbero ancora più ampio uso, affiancate da modelli più moderni o di nuovo impiego, come quelle anticarro e fumogene. Fabbricate con nuovi materiali, le bombe a mano di oggi sono più leggere (alcuni modelli pesano poco più di mezzo chilo) e di dimensioni ridotte, tanto da stare nel palmo di una mano, ma soprattutto sono più sicure. Fanno ancora parte integrante delle dotazioni del singolo militare, o, come nel caso di quelle lacrimogene o stordenti (flashbang), delle forze di polizia.


 

lunedì 10 giugno 2013

Ricorrenze: l'Impresa di Premuda







Intorno a questa battaglia è stato perfino sviluppato un gioco tavola ad opera del sito www.milesgloriosus.net, che potete trovare di seguito, con tanto di segnalini da ritagliare per simulare, al sicuro dal violenza della Grande Guerra, gli scontri delle prime ore del 10 giugno 1918; contrariamente a quanto tramandato dalla Storia, qui il successo dell'operazione rimane nelle mani della Sorte, che governa il tiro dei dadi, e dall'abilità dei due contendenti. La vittoria dell'Italia non è altrettanto scontata.. 






Infine, un video celebrativo dal sapore patriottico, forse con una punta di nostalgia "nazionalista", ma pur sempre significativo per la presenza di una cronaca della battaglia affiancata da scatti d'epoca:

venerdì 7 giugno 2013

Riflessioni a diecimila piedi di altezza





Uno stralcio de "La difesa nazionale-anno 1923", saggio pubblicato da da Giulio Douhet, fondatore dell'Aeronautica Militare Italiana:

"E’ necessario armare ed istruire l' Armata aerea con criterii definiti e precisi, rispondenti a sani principii di una vera e propria arte che possiamo denominare: Arte della guerra aerea.
Nel 1910 scrivevamo : La guerra aerea coinvolge, oltre alla risoluzione del problema tecnico del mezzo adatto, la risoluzione di una grande quantità di problemi di preparazione, organamento, impiego, ecc. delle forze aeree, e cioè richiede la creazione, ex novo, di una terza branca dell' Arte della guerra, quella appunto che potrà definirsi: " l ' Arte della guerra aerea ".
L'ora, che attraversiamo, segna un momento storico di una importanza eccezionale; sta svolgendosi un nuovo fenomeno nella storia dell'umanità. A noi sarebbe impossibile determinare con precisione quando incominciò la lotta sulla terra e quella sul mare; ai posteri l 'inizio della guerra aerea sarà perfettamente e chiaramente definito; e noi a questo inizio avremo assistito ed a questo inizio avremo cooperato. E sarebbe davvero curioso che non ce ne fossimo neppure accorti.
Il fatto curioso si verificò: non ce ne accorgemmo. Oggi, tuttavia, la cosa salta agli occhi anche dei ciechi. L'arte della guerra aerea deve essere creata: non è più possibile, quando per costituirsi una forza aerea, la Nazione spende centinaia di milioni, e quando la guerra aerea sta per assumere una importanza di primo ordine, procedere ancora per tentativi, empiricamente.
La preparazione, l'organizzazione e l'impiego dell' Armata aerea dipendono dal come si svolgerà la guerra aerea, perchè preparazione, organizzazione ed impiego debbono essere adattati alla forma ed ai caratteri della guerra stessa : l'utensile deve essere forgiato adatto allo scopo.
Poichè ci si trova dinanzi ad un fatto completamente nuovo, senza precedenti, e che avrà il suo svolgimento in un tempo a venire più o meno lontano, il prevedere come si svolgerà la guerra aerea è arduo. Noi, al riguardo, avendo riconosciuto, fino dal 1910, la necessità della creazione dell ' Arte della guerra aerea, ci siamo andati formando delle idee nette e precise. Tuttavia non abbiamo affatto la pretesa di presentare le nostre idee come dogmi, per quanto le riteniamo giuste e, come tali, le sosteniamo in attesa di prove in contrario.
Affermiamo però che la definizione più probabilmente esatta del come si svolgerà la guerra aerea non può sortire che da una discussione, nella quale le idee e gli argomenti a loro sostegno possano venire a contrasto. Ora a noi non sembra che una simile discussione, in Italia, sia mai stata fatta: gli unici che abbiano affrontato il problema siamo stati noi ne "Il dominio dell' aria", che non ha dato luogo a dibattiti di qualche importanza. E’ grave la responsabilità che si assume chi giudica e decide, perché un errore di apprezzamento sul come si svolgerà la guerra aerea si riflette su tutta la preparazione, l'organizzazione e l'impiego dell' Armata aerea, e può renderla inadatta al suo scopo.
La guerra aerea, per quanto si svolga in un campo a parte, non può sfuggire ai principi fondamentali che reggono la guerra in generale, e, poiché il suo campo tocca la terra ed il mare, deve necessariamente riflettersi e ricevere riflessi dalla guerra terrestre e marittima.
Perciò, nella discussione intesa a determinare come si svolgerà la guerra aerea, non solo possono, ma debbono intervenire anche tecnici della guerra terrestre e marittima e, come ci appare strano che l 'Esercito e la Marina possano stabilire i loro ordinamenti facendo astrazione da quanto, in una eventuale futura guerra, potrà avvenire nel cielo che li sovrasta, così ci appare strano che l'Armata aerea possa fare astrazione dalla terra e dal mare che è destinata a sorvolare.
La guerra è un fenomeno complesso nel quale entrano in giuoco una quantità di fattori, nessuno dei quali può essere considerato a sé, prima di averne definito i rapporti con tutti gli altri, sotto pena di turbare l'armonia dell'insieme. Né è a dirsi che per discutere su ciò che sarà la guerra aerea occorra un tecnicismo particolare e specializzato nessuno vede più corto dei tecnici specializzati è sufficiente possedere la conoscenza delle caratteristiche essenziali dell'arma aerea, conoscenza che, ormai, costituisce capitolo di pura e semplice coltura generale.
Noi, senza arrossire, confessiamo che nel 1910, allorché cominciammo a pubblicare le nostre prime note aeronautiche, nelle quali si trovano tutte le idee che poi si fecero strada, e che si faranno strada, non avevamo mai veduto un aeroplano. Per queste considerazioni, noi, che pura da lungo tempo ci occupiamo del problema e possediamo idee nette e precise al riguardo, abbiamo sempre sostenuto che occorreva, in un primo periodo preparatorio, costituire una specie di Stato Maggiore Aereo, chiamandovi a farne parte ufficiali sia dell 'Esercito che della Marina, competenti nella pratica e nelle discipline aeronautiche, familiari della guerra in generale, aperti alle nuove idee, guardanti verso l'avvenire, senza preconcetti; Stato Maggiore che avrebbe dovuto porsi il problema e risolverlo, creando la nuova Arte della guerra aerea e definendo l'organizzazione e l'impiego dell'Arma aerea, servendosi, diremmo quasi come di laboratorio sperimentale, di un primo nucleo di unità aeree. Nè questo periodo di incubazione avrebbe potuto nuocere perché , dato lo stato di fatto attuale, qualunque cosa si faccia, occorrerà pur sempre qualche tempo per far passare l'Armata Aerea dallo stato di espressione a quello di realtà. 
Forse, invece, il periodo di incubazione avrebbe permesso di costruire su basi più solide e sicure. Organizzare è quasi creare perché significa costituire una entità disponendo di cellule. Il valore dell'entità organizzata dipende in parte da quello delle cellule, ma essenzialmente dalla organizzazione delle medesime.
Mille uomini armati di fucile non costituiscono un battaglione, come mille aeroplani non costituiscono una Armata aerea. Coll 'identico bilancio si possono mantenere in efficenza mille aeroplani, oppure si può costituire una Armata Aerea di mille aeroplani; si può cioè, collo stesso bilancio, ottenere una parvenza od una realtà di potenza aerea, nonchè tutte le gradazioni di potenza che vanno dalla parvenza alla realtà, a seconda del fattore organizzativo che si fa entrare nel giuoco.
Dato l'altissimo valore di questo fattore, è necessario stabilirlo con criterii scientifici, il più che possibile sicuri. Definito come si svolgerà la guerra aerea, occorre definire, nelle loro linee generali, la forma e la costituzione dell' istrumento più adatto ad affrontarla, scendendo poi man mano a definire i particolari di costruzione delle sue varie parti e dei collegamenti fra le parti stesse, sino alle cellule fondamentali, le quali sono appunto date dai singoli apparecchi. Perché, nel caso dell' Armata Aerea, ci si trova nelle felici condizioni di potere scegliere le cellule primordiali fra le multiformi a disposizione. Ma questa felice condizione impone, a sua volta, di assoggettare alla organizzazione ed all 'impiego il tipo degli apparecchi.
Fino a poco tempo fa si commise l'errore di seguire il metodo opposto. I tecnici costruttori si sbizzarrivano nella costruzione degli apparecchi, cercando fare del nuovo, poi gli apparecchi nuovi venivano consegnati a coloro che dovevano impiegarli perché li impiegassero come potevano. Ciò è semplicemente assurdo, perché è chi impiega l'arma l'unico competente a definire ciò che vuole dalla sua arma.
Non è l' armaiuolo che impone il fucile al cacciatore, ma è il cacciatore che sceglie il fucile che più gli conviene: Questo assurdo dipese, dal fatto che non vi fu mai una idea chiara e precisa di ciò che dall'aviazione si voleva ottenere. Ma questa idea ora c'è; e perciò, è chi organizza che deve imporre ai tecnici costruttori il soddisfa cimento delle sue necessità ed indicare ai medesimi i suoi desiderata per l'avvenire. Ciò sarà utile anche ai tecnici costruttori i quali, finalmente, potranno avere un' indirizzo preciso sul quale orientare i proprii studii ed i propri lavori.
La guerra aerea, impiegando armi delicatissime, provviste di grande velocità e di ampio raggio d'azione, capaci di esercitare azioni offensive efficacissime materialmente e moralmente, presenta gravissime difficoltà, d'ogni genere, sia nella sua preparazione che nella sua attuazione, difficoltà certo più gravi di quelle che presentano la guerra terrestre e quella marittima. Queste possono dare il tempo di riparare ad eventuali, deficienze od errori - la grande guerra ne fornisce un esempio classico - quelle no. Bisogna essere preparati a combatterla bene.
Si tratta di tutto un nuovo mondo da creare, partendo dal caos. Occorre stabilire ed applicare i principii fondamentali ,dell'organica, della logistica, della strategia e della tattica aerea, perché non si tratta più, di corrispondere a vaghi servizi aerei, si tratta di dare corpo ed anima ad una vera e propria Armata aerea, costituendone un organismo vitale ed idoneo, quale deve essere l'alato presidio della Nazione.
Il periodo di transizione - passaggio dalla antica e tradizionale forma della guerra alla nuova - rende ancora più arduo il problema, perché tutte le Nazioni cercheranno di risolverlo nel miglior modo possibile, evitando di far conoscere alle altre il risultato dei proprii studii, ed un enorme vantaggio, sulle competitrici, avranno quelle Nazioni che meglio lo risolveranno, perché sarà loro concesso di sorprendere l'avversario. Ed, in fine, trattandosi di avviarsi su di una strada nuova, sulla quale si dovrà percorrere un lungo cammino, è prudente mettere dalla propria tutte le probabilità di imboccare quella giusta, ché ogni ritorno al punto di partenza determinerebbe una crisi.

giovedì 6 giugno 2013

Fuoco di sbarramento- La mitragliatrice

Sin dall'Antichità vi era il desiderio di avere un'arma che scaricasse sul nemico il maggior numero possibile di colpi. Con l'avvento della polvere da sparo vi si cimentarono in molti (già nel 1411 il duca di Borgogna esibiva carri dotati di complessi di tiro a canne multiple) fino ad arrivare, nella seconda metà dell'Ottocento, alle prime mitragliatrici come la Williams, la Gatling o la Gardner, armi automatiche con funzionamento manuale, a manovella.


La svolta vera e propria, con un'arma completamente automatica, ci fu però solo alla fine del XIX secolo per opera dell'americano Hiram Stevens Maxim, che trovò il modo di riarmare l'arma recuperandone meccanicamente il rinculo dello sparo stesso. La prima mitragliatrice Maxim, del 1884, sparava ben 600 colpi al minuto. Durante la Grande Guerra le mitragliatrici, soprannominate dai soldati italiani "raganelle del diavolo", furono usate in maniera massiccia cambiando per sempre la modalità di fare la guerra. Tra i migliori esemplari vi era l'inglese Vickers Mark I calibro .303 (ovvero 7 mm, nel sistema metrico decimale): montata su un treppiede, raffreddata ad acqua e servita da due soldati, sparava fino a 550 colpi al minuto ad un distanza utile di circa 1800 metri.


Al loro massimo sviluppo tecnico, e ormai armi insostituibili, nella Seconda Guerra Mondiale le mitragliatrici saranno anche montate sui mezzi corazzati e sui blindati. Tra le più efficaci, ben studiata e affidabile, vi era l'Americana Browning M2 calibro .50 (12,7 mm). Arma che, affiancata da nuovi modelli di calibro più piccolo, è tuttora in uso in moltissimi paesi, tra cui l'Italia. L'impatto devastante in campo aperto della mitragliatrice moderna è cruentemente mostrato nella scena finale del film "Rambo 4", in cui un Silvester Stallone piuttosto invecchiato decide di combattere i fantasmi del passato tornando tra le foreste della Cambogia per salvare un gruppo di attivisti rapiti dai guerriglieri locali:




domenica 2 giugno 2013

La Guerra in versi

Generale, il tuo carro armato...



Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Bertolt Brecht






Uomo del mio tempo



Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo (1901 - 1968)




La Bataille de Waterloo



Ils ne sont plus, laissez en paix leur cendre;
Par d’injustes clameurs ces braves outragés
À se justifier n’ont pas voulu descendre;
Mais un seul jour les a vengés :
Ils sont tous morts pour vous défendre.
Malheur à vous si vos yeux inhumains
N’ont point de pleurs pour la patrie!
Sans force contre vos chagrins,
Contre le mal commun votre âme est aguerrie;
Tremblez, la mort peut-être étend sur vous ses mains!
Que dis-je? Quel français n’a répandu des larmes
Sur nos défenseurs expirans?
Prêt à revoir les rois qu’il regretta vingt ans,
Quel vieillard n’a rougi du malheur de nos armes?
En pleurant ces guerriers par le destin trahis,
Quel vieillard n’a senti s’éveiller dans son ame
Quelque reste assoupi de cette antique flamme
Qui l’embrasait pour son pays?
Que de leçons, grand dieu! Que d’horribles images
L’histoire d’un seul jour présente aux yeux des rois!
Clio, sans que la plume échappe de ses doigts,
Pourra-t-elle en tracer les pages?
Cachez-moi ces soldats sous le nombre accablés,
Domptés par la fatigue, écrasés par la foudre,
Ces membres palpitans dispersés sur la poudre,
Ces cadavres amoncelés!
Eloignez de mes yeux ce monument funeste
De la fureur des nations;
Ô mort! Epargne ce qui reste!
Varus, rends-nous nos légions!
Les coursiers frappés d’épouvante,
Les chefs et les soldats épars,
Nos aigles et nos étendards
Souillés d’une fange sanglante,
Insultés par les léopards,
Les blessés mourant sur les chars,
Tout se presse sans ordre, et la foule incertaine,
Qui se tourmente en vains efforts,
S’agite, se heurte, se traîne,
Et laisse après soi dans la plaine
Du sang, des débris et des morts.
Parmi des tourbillons de flamme et de fumée,
Ô douleur, quel spectacle à mes yeux vient s’offrir?
Le bataillon sacré, seul devant une armée,
S’arrête pour mourir.
C’est en vain que, surpris d’une vertu si rare,
Les vainqueurs dans leurs mains retiennent le trépas.
Fier de le conquérir, il court, il s’en empare;
La garde, avait-il dit, meurt et ne se rend pas.
On dit qu’en les voyant couchés sur la poussière,
D’un respect douloureux frappé par tant d’exploits,
L’ennemi, l’oeil fixé sur leur face guerrière,
Les regarda sans peur pour la première fois.
Les voilà ces héros si long-temps invincibles!
Ils menacent encor les vainqueurs étonnés!
Glacés par le trépas, que leurs yeux sont terribles!
Que de hauts faits écrits sur leurs fronts sillonnés!
Ils ont bravé les feux du soleil d’Italie,
De la castille ils ont franchi les monts;
Et le nord les a vus marcher sur les glaçons
Dont l’éternel rempart protége la Russie.
Ils avaient tout dompté… Le destin des combats
Leur devait, après tant de gloire,
Ce qu’aux français naguère il ne refusait pas;
Le bonheur de mourir dans un jour de victoire.
Ah! Ne les pleurons pas! Sur leurs fronts triomphans
La palme de l’honneur n’a pas été flétrie;
Pleurons sur nous, français, pleurons sur la patrie;
L’orgueil et l’intérêt divisent ses enfans.
Quel siècle en trahisons fut jamais plus fertile?
L’amour du bien commun de tous les coeurs s’exile;
La timide amitié n’a plus d’épanchemens;
On s’évite, on se craint; la foi n’a plus d’asile,
Et s’enfuit d’épouvante au bruit de nos sermens.
O vertige fatal! Déplorables querelles
Qui livrent nos foyers au fer de l’étranger!
Le glaive étincelant dans nos mains infidèles,
Ensanglante le sein qu’il devrait protéger.
L’ennemi cependant renverse les murailles
De nos forts et de nos cités;
La foudre tonne encore, au mépris des traités.
L’incendie et les funérailles
Épouvantent encor nos hameaux dévastés;
D’avides proconsuls dévorent nos provinces;
Et, sous l’écharpe blanche, ou sous les trois couleurs,
Les français, disputant pour le choix de leurs princes,
Détrônent des drapeaux et proscrivent des fleurs.
Des soldats de la Germanie
J’ai vu les coursiers vagabonds
Dans nos jardins pompeux errer sur les gazons,
Parmi ces demi-dieux qu’enfanta le génie.
J’ai vu des bataillons, des tentes et des chars,
Et l’appareil d’un camp dans le temple des arts.
Faut-il, muets témoins, dévorer tant d’outrages?
Faut-il que le français, l’olivier dans la main,
Reste insensible et froid comme ces dieux d’airain
Dont ils insultent les images?
Nous devons tous nos maux à ces divisions
Que nourrit notre intolérance.
Il est temps d’immoler au bonheur de la France
Cet orgueil ombrageux de nos opinions.
Etouffons le flambeau des guerres intestines.
Soldats, le ciel prononce, il relève les lis;
Adoptez les couleurs du héros de Bovines,
En donnant une larme aux drapeaux d’Austerlitz.
France, réveille-toi! Qu’un courroux unanime
Enfante des guerriers autour du souverain!
Divisés, désarmés, le vainqueur nous opprime;
Présentons-lui la paix, les armes à la main.
Et vous, peuples si fiers du trépas de nos braves,
Vous, les témoins de notre deuil,
Ne croyez pas, dans votre orgueil,
Que, pour être vaincus, les français soient esclaves.
Gardez-vous d’irriter nos vengeurs à venir;
Peut-être que le ciel, lassé de nous punir,
Seconderait notre courage;
Et qu’un autre Germanicus
Irait demander compte aux Germains d’un autre âge
De la défaite de Varus.

Casimir Delavigne (1793-1843), Les Messéniennes, Livre I (1835)







La nuit d'avril 1915




À L. de C.-C.


Le ciel est étoilé par les obus des Boches
La forêt merveilleuse où je vis donne un bal
La mitrailleuse joue un air à triples-croches
Mais avez-vous le mot
Eh ! oui le mot fatal
Aux créneaux Aux créneaux Laissez là les pioches


Comme un astre éperdu qui cherche ses saisons
Cœur obus éclaté tu sifflais ta romance
Et tes mille soleils ont vidé les caissons
Que les dieux de mes yeux remplissent en silence
Nous vous aimons ô vie et nous vous agaçons


Les obus miaulaient un amour à mourir
Un amour qui se meurt est plus doux que les autres
Ton souffle nage au fleuve où le sang va tarir
Les obus miaulaient
Entends chanter les nôtres
Pourpre amour salué par ceux qui vont périr


Le printemps tout mouillé la veilleuse l'attaque
Il pleut mon âme il pleut mais il pleut des yeux morts
Ulysse que de jours pour rentrer dans Ithaque
Couche-toi sur la paille et songe un beau remords
Qui pur effet de l'art soit aphrodisiaque

Mais
orgues
aux fétus de la paille où tu dors
L'hymne de l'avenir est paradisiaque

Guillaume Apollinaire, Calligrammes, poèmes de la paix et de la guerre 1913-1916


 


lunedì 27 maggio 2013

Il Barone Rosso e il Circo Volante



Vale la pena di chiarire immediatamente il termine che da’ il titolo a questo approfondimento sulla Grande Guerra. Non si tratta di belve feroci e di domatori, ne’ di spettacoli ideati per la truppe in trincea. Il Circo Volante identifica semplicemente una precisa strategia di attacco, ideata dal Barone Manfred von Richtofen, che vedeva gli aerei di una pattuglia tedesca (“Jasta”), volare in cerchio, in attesa di sganciarsi all’inseguimento di un nemico, proprio come fanno gli avvoltoi sopra ad una preda.
Ad enfatizzare l’aggettivo circense contribui’ anche la serie di colori sgargianti, con i quali i piloti della squadriglia di Richtofen dipinsero i propri velivoli (principalmente rosso accesso e giallo vivo), nonche' le loro spericolate manovre acrobatiche.
Il Circo Volante ci serve dunque a introdurre una breve panoramica di approfondimento sulla nascita dell’arma aerea in tutto il mondo, che venne alla luce proprio sopra le trincee di Verdun e nei cieli delle Fiandre. L'invenzione dell'aeroplano è stata certamente una delle più importanti e spettacolari del XX secolo. L’aereo, che ha permesso all'uomo l'ebbrezza della velocità e dell'osservazione dall'alto, ha rivoluzionato il concetto di spazio e di tempo nel viaggio e negli spostamenti.
Uno strumento che è stato utilizzato anche per comunicare, accorciando, in modo impensabile fino ad allora, le distanze da una parte all'altra del mondo. Il primo vero volo a motore di un mezzo più pesante dell’aria che la storia possa ricordare, fu quello dei fratelli Wilbur e Orville Wright che il 17 dicembre 1903 dalle dune di Kitty Hawk, dopo diversi tentativi, riuscirono a mettere in volo il Flyer 1. Dopo questo (che andò distrutto), costruirono il Flyer 2, più robusto, con il quale compirono più di 100 voli molto soddisfacenti. La prima versione del Flyer 3 fu portata in volo il 23 giugno 1905. Circa 15 giorni dopo ebbe un grave incidente e così fu radicalmente modificato. Inizialmente il progresso fu lento, prima della seconda metà del 1908 non ci furono risultati apprezzabili.




Nel maggio del 1908 a Kitty Hawk, Charles Furnas, il secondo meccanico ingaggiato dai fratelli Wright per costruire aeroplani, divenne il primo passeggero al mondo. Un autentico successo fu l’attraversamento del Canale della Manica di Blériot nel 1909: tali distanze e durate erano già state raggiunte ma il suo volo sul mare aperto, con poca visibilità, fu una pietra miliare.
Cominciano a manifestarsi interessi per impieghi militari e, a partire dal 1910 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, si perfezionano ingegnose innovazioni. La Grande Guerra segnò un punto di svolta nel modo in cui dovevano essere combattute le battaglie; l’avanzamento della tecnologia impose, prima o poi, una completa revisione delle tattiche di guerra. Alcuni corpi dell'esercito caddero in disgrazia (ad esempio, la cavalleria) e altri acquistarono una grande importanza, come appunto l’arma aerea.
L’aviazione e i mezzi corazzati costituiscono senza dubbio il binomio che piu’ contraddistingue lo sviluppo tecnologico a cui si giunse, per poter in qualche modo aver ragione di un avversario ben trincerato e protetto da una cornucopia di strumenti di difesa statica.
Nei primi anni del secolo scorso l'aereo aveva fatto la sua comparsa nei cieli, erano gia sorte le prime competizioni, ma ancora nessuno aveva pensato ad un uso bellico di questo mezzo. Dunque all'inizio del conflitto mondiale, l'aereo venne utilizzato soprattutto per la ricognizione, per controllare gli spostamenti delle truppe e per individuare linee di rifornimento; i primi caccia furono utilizzati come supporto agli aerei destinati alla ricognizione, che rimaneva lo scopo principale dell'aviazione militare.
Solamente più tardi ci si accorse che questo tipo di arma poteva anche essere usato per arrecare danno al nemico e disturbarne i movimenti, oltre che per controllarlo. Gli scontri aerei divennero sempre più frequenti e cominciarono a distinguersi i piloti migliori che presto entrarono nell'immaginario collettivo come degli eroi o, addirittura, come dei nuovi, romantici cavalieri. I duelli "uno contro uno" spesso assumevano le sembianze di sfide cavalleresche in cui il vincitore sapeva riconoscere al vinto l'onore delle armi, se questi lo meritava. Del resto, lo stesso impiego dei primi prototipi di paracadute non era consentito ai piloti, ma solo agli osservatori che salivano in cielo a bordo dei palloni aerostatici. Potersi salvare, abbandonando il proprio aereo, non era considerato “cavalleresco” e leale nei confronti dell’avversario!
I primi anni della guerra videro il netto predominio dell'aviazione tedesca su quella francese e inglese; la superiorità tecnica degli aerei tedeschi (realizzati grazie all’altissimo ingegno dell’olandese Antony Fokker) e la grande abilità dei suoi piloti, le garantirono la supremazia dei cieli, che sarebbe durata fino alla seconda metà del 1917.



Con la comparsa degli S.P.A.D. francesi e dei Camel inglesi, l’aeronautica militare degli Alleati riusci’ finalmente a spezzare il giogo tedesco che l’aveva costretta a subire gravissime e continue perdite, come nell’”Aprile di sangue” del 1917 (quando la vita media di un pilota era di circa 17 ore e l'aviazione alleata tocco’ il suo punto più basso di rendimento durante la guerra).
I tedeschi furono anche i primi a inventare un sistema di sincronizzazione che permetteva di sparare senza timore che le pallottole distruggessero le pale dell'elica. A quei tempi infatti, la mitragliatrice era posta sull’ala superiore o sulla fusoliera dei velivoli, dietro al motore. Nel primo caso il pilota era addirittura costretto ad alzarsi in piedi, manovrando la cloche con le gambe, per poter sparare qualche colpo a casaccio.
Quando le mitragliatrici vennero posizionate di fronte al pilota, ci fu chi si invento’ persino pale corazzate dell’elica (Roland Garros), ben presto abbandonate per i pericolosi rimbalzi dei proiettili. Lo stesso Fokker ebbe allora la grande idea di sincronizzare rotore e mitraglie, trasformando definitivamente l’aereo della Grande Guerra in vero strumento di offesa.
Nacque anche l’esigenza di creare tattiche di attacco, difesa e di scorta agli aerei piu’ lenti e generalmente impiegati per ricognizione e fotografia, nonche’ la stessa gerarchia dei “capi” e dei “gregari” che gia’ da tempo esisteva negli attacchi di fanteria.
Il Barone Rosso fu tra i primi a creare unita' indipendenti, le “Jagdgeschwader”, che potevano essere riposizionate tatticamente in completa autonomia per servire piu’ di un tratto di fronte. La stessa squadriglia Lafayette, prima di essere assorbita dall’aviazione francese, svolse un compito analogo, distinguendosi nei cieli di Verdun, cosi’ come su quelli della Somme. Ben presto ci si rese conto dell’estrema potenzialita’ degli aerei anche come strumento di disturbo e distruzione “di massa”, una volta dotati di corposo munizionamento da sganciare direttamente sulle linee avversarie. Comparvero i primi bombardieri che riuscirono persino a spaventare i londinesi, sulla scia delle incursioni dei famosi dirigibili Zeppelin. I bombardamenti, operati dai Gotha, dagli A.E.G., dai Caudron e dai Caproni, durante la Prima guerra mondiale non furono tanto distruttivi quanto quelli della Seconda. Ciò nonostante l'impressione sulla popolazione civile fu notevole. La "scarsa efficacia" del bombardamento è spiegabile per diversi fattori: gli aerei erano mezzi ancora poco resistenti, potevano portare un carico di bombe modesto e la precisione del lancio o del tiro era scarsa.
Basta ricordare che nei primi giorni di guerra vennero sganciate dai tedeschi anche frecce metalliche lunghe 15 centimetri sulle quali era scritto "Invenzione francese, applicazione tedesca".



Per quanto riguarda il nostro Paese, Luigi Cadorna lamentava che l'aviazione fosse ancora troppo poco potente, cosi’ come Douglas Haig "soffriv"a per le scarse prestazioni dei carri armati inglesi – in realta' entrambi i generali non credevano molto in questi nuovi strumenti di offesa.
Si può, in linea di massima, affermare che la nostra classe militare non aveva ancora una visione chiara delle possibilità del nuovo mezzo aereo, considerando solo la cavalleria come strumento da ricognizione.
Grazie alla determinazioni di alcuni militari e uomini politici pero’, si cominciò a definire l'aeronautica "la quinta arma", attribuendole una nuova funzione e potenziandola costantemente. Al momento dell'entrata in guerra il Regno d'Italia poteva contare su circa 90 piloti, e solo 86 arei di varia tipologia, quasi tutti poco efficienti e gia’ superati. Fu comunque una grande occasione per il definitivo ingresso nel mercato aeronautico di alcune ditte che caratterizzeranno la produzione aviatoria durante la guerra mondiale, ad esempio la Fiat e la Caproni.
L'industria aeronautica italiana comunque, dimostrò improvvisazione e scarso rendimento, tanto che furono necessari interventi e compartecipazioni statali, per correggere il tiro e affrontare finalmente gli infuocati cieli di guerra con una tecnologia affidabile e redditizia – analoghi episodi di gestione statale diretta si verificarono anche in Francia, per risollevare, ad esempio, le sorti della famosa “Société Pour les Avions Déperdussin” (S.P.A.D.). Dato che lo schieramento italiano era proiettato verso l'Isonzo (e costretto a sporadici interventi d’emergenza nel Trentino), lo scontro aereo fu diretto esclusivamente contro l'aeronautica austro-ungarica.
Infine, gli eserciti coinvolti nel conflitto si videro costretti a studiare anche mezzi di difesa dagli attacchi aerei. La prima difesa antiaerea era costituita da alcuni fucilieri appostati sui tetti delle case o da batterie antiquate e poco adatte al tiro contraereo. Tuttavia lo sviluppo di sofisticati strumenti di difesa contraerea non raggiunse mai un’efficacia analoga a quella della loro controparte volante, per tutto il corso della Guerra. Ci furono, ad esempio, casi eclatanti di rozza improvvisazione ancora nel 1918, quando, secondo alcune fonti ufficiali, un semplice fante australiano riusci’ ad abbattere il mitico Barone Rosso, a colpi di fucile da una trincea!



venerdì 24 maggio 2013

Non solo tecnologia: un tocco di patriottismo




24 maggio 1915: forte dei trattati di Londra, stipulati appena un mese prima con le potenze dell'Intesa, il Regio Esercito Sabaudo varca il Piave per attestarsi sul fronte del Carso contro l'Impero Austroungarico, formalmente alleato ma "tradito" a causa degli interessi in comune in Trentino e a Trieste. Due anni e mezzo più tardi, un'offensiva lampo pianificata da Vienna nella zona di Caporetto costringe gli Italiani ad una disastrosa ritirata, che vede il fronte ritirarsi in un primo momento sul Tagliamento e infine sullo stesso Piave, da cui però scaturirà il contrattacco dell'ultimo anno di guerra, con conseguente resa dell'Austria. 




Gli eventi descritti costituiscono lo sfondo di una celebre canzone patriottica, dal titolo "La leggenda del Piave", meglio conosciuta come la canzone del Piave. Il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto più che altro con lo pseudonimo di E.A. Mario), il quale rinunciò ai diritti d'autore sulla canzone. I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono in massima parte al giugno del 1918, quando l’Austria-Ungheria decise di sferrare un possente attacco sul fronte del Piave al fine di piegare definitivamente l'esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto. La Landwehr, ovvero l'armata imperiale austriaca, si proiettò pertanto verso località venete, ma fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia che costrinsero gli Austro-ungarici a ripiegare.Tra il 2 e il 6 luglio del 1918, la 3a Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia, denominata battaglia del Solstizio, perirono 84.600 militari italiani e 149.000 militari austro-ungarici. In occasione dell'offensiva finale italiana (Battaglia di Vittorio Veneto), avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia, che si impose definitivamente sul nemico inseguendolo poi fino alle porte di Vienna. 


LA LEGGENDA DEL PIAVE
(La canzone del Piave)

« Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"




Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"




E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
"No", disse il Piave, "no", dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', o straniero!"


Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento

e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri! »




La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918 subito dopo la battaglia del Solstizio, e ben presto venne trasmessa ai soldati dal cantante Enrico Demma .L'inno contribuì a infondere nuovamente  morale nelle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore sostenendo che: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!». Venne successivamente pubblicata da Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A. Mario solo alla fine del 1918, a ostilità ormai concluse.
Le quattro strofe constano di altrettanti specifici argomenti:
  1. La marcia dei soldati verso il fronte 
  2. La ritirata di Caporetto
  3. La difesa del fronte sulle sponde del Piave
  4. L'attacco finale e la conseguente vittoria
                                       


mercoledì 22 maggio 2013

Nostalgie medievali: le mazze ferrate in trincea



Per quanto possa apparire un incredibile anacronismo, tra le innumerevoli armi di cui si registra l'utilizzo sui campi della Prima Guerra Mondiale, non manca nemmeno una delle icone medievali per eccellenza: la mazza ferrata! Imprescindibile nell'equipaggiamento di un cavaliere in armatura, pronta a far strage di nemici una volta venuti meno cavallo e lancia, oppure utile ad eliminare in maniera estremamente brutale quanto efficace i feriti, le sue origini rimontano addirittura al secondo millennio avanti cristo; naturalmente, non si parlava di un prodotto di fine artigianato militare, bensì di un qualsiasi bastone ligneo, o tuttalpiù di metallo, a cui si aggiungeva un'impugnatura su cui fare presa per sferrare colpi con la testa borchiata. Il tramonto (a questo punto solo temporaneo) si ebbe a partire dalla comparsa della polvere da sparo, con conseguente crollo della frequenza degli scontri in mischia.
Il revival nella Grande Guerra è dovuto principalmente alla tendenza degli ufficiali a dichiarare assalti frontali sconsiderati per ovviare al ristagno dell'avanzata: una volta eluso il fuoco delle mitragliatrici, senza inciampare nel filo spinato o nel cadavere di qualche precedente, sfortunato, compagno, i superstiti della corsa sfoderavano le baionette, che però richiedevano un discreto spazio di manovra, non sempre facile da trovare all'interno delle anguste trincee; la mazza ferrata poteva invece essere brandita agevolmente anche da soldati inesperti in ambienti affollati, e risultava letale contro avversari totalmente privi di corazze metalliche.
Tra tutte le potenze principali, soltanto l'Italia ne vietò l'uso, optando invece per coltelli a serramanico nel corpo a corpo; tale scelta venne alimentata e sostenuta dalla propaganda anti-austriaca, non appena si diffuse la voce che nel corso della battaglia di Monte San Michele (famosa più che altro per il lancio di fosgene e altri gas), le truppe Ungheresi si erano distinte per la propria crudeltà andando a finire gli italiani moribondi con le mazze.



   

lunedì 20 maggio 2013

Anno nuovo, arma nuova...

-"Non so con quali armi si disputerà la Terza Guerra Mondiale, ma di una cosa sono certo: che la Quarta verrà combattuta con sassi e bastoni"-          Albert Einstein 


400,000 BC

The earliest evidence of humans using spears, in a part of Germany now near Schöningen. However, one population of modern chimpanzees in Senegal uses spears to hunt bushbabies, suggesting the technology may have been used by our most primitive ancestors.


40,000 to 25,000 BC

The atlatl, sometimes dubbed the Stone Age Kalashnikov, throws a flexible dart that can kill a deer at 40 metres. Developed in northern Africa, it spreads throughout the world, being later replaced by the bow and arrow.



23,000 BC

Boomerangs are strongly associated with Australia's Aboriginal people, but were actually used as hunting weapons throughout Europe and Africa. Most boomerangs do not come back when thrown.
The oldest boomerang yet, 23,000 years, was made from a mammoth tusk and discovered in a cave in Poland


20,000 BC

The earliest arrowheads date from this time, suggesting that bows and arrows were in use.
Some believe they were invented much earlier, pointing to a single 60,000-year-old stone that may or may not be an arrowhead.
A thorough analysis of projectile points from archaeological digs around the world suggests that projectile weapons were not in widespread use before 50,000 years ago


5300 BC

Horses are first domesticated, on the steppes of Kazakhstan.
As well as revolutionising transport in general, horses are instrumental in the history of warfare. Only in the 20th century, with the appearance of rapid-fire weapons such as machine guns, do armies turn away from a reliance on horses.


5000 BC

The Bronze Age enables the development of the first metal daggers, and later swords.
By 1000 BC, swords are intertwined with Celtic mythology and ritual in Britain, reflecting their importance in society. Perhaps echoed by the Excalibur myth, swords are ceremonially placed in rivers, possibly as offerings to gods


500 BC

The traction trebuchet is thought to have been developed in China around this time. Powered by teams of about a dozen people, it could sling balls of rock as far as 125 metres. Around the same time, the ancient Greeks develop their own siege weapon, the ballista, a kind of scaled-up crossbow.
The traction trebuchet was long considered to be folklore, until a working model was built in 1991 and shown to be effective. It was eventually replaced by the counterweight trebuchet, which is driven by a falling weight rather than manpower, in the Middle Ages.


800 to 1300 AD

Gunpowder is invented in China. This leads rapidly to a primitive firearm, the "fire lance", the first rocket, known as the "fire arrow", and primitive bombs under the Song Dynasty (960 to 1279) – new technology partly driven by aggressive neighbours like the Jin Dynasty to the north.


1200 to 1600

The Golden Age of Islam (600 to 1600 AD) rescues the advances of classical civilisations after the fall of the Roman Empire.
Firearms technology develops rapidly and Egyptian soldiers are the first to use hand cannons and other small arms at the Battle of Ain Jalut in 1260.
However, Islamic science declines from the 17th century onwards.



1415

The Battle of Agincourt marks the zenith of mediaeval longbow technology. An English army with a high proportion of archers decimates a French army five to 10 times larger.



1368 to 1644

China's Ming Dynasty drives firearms technology forwards. Developments include the matchlock, which eliminates the need to fire a gun with a hand-held match; the musket; and the naval mine. The dynasty's new technologies are eventually collected in the Huolongjing: a treatise on warfare by Jiao Yu and Liu Ji.



1750 to 1800s

Rockets become a permanent fixture on the battlefield, having gone in and out of fashion over the centuries
Indian Sultan Fateh Ali Tippu successfully deploys rocket artillery against the British, leading inventor Sir William Congreve to develop his own version, the Congreve rocket.


1775

The first submarine used in battle, Turtle, is created by American David Bushnell. The technology remains crude and unsafe for many decades, though several subs are used in the American Civil War (1861 to 1865).


1803

The British army begins using shrapnel shells (invented earlier by the Chinese), named for their inventor Henry Shrapnel. They contain a large number of bullets released at high velocities on detonation. They are eventually replaced by high-explosive shells during the first world war.


     

1836

American inventor Samuel Colt patents a "revolving gun", which improves on several previous designs. Soon renamed the revolver, it is faster to reload than any other firearm, and remains popular today.


1851 to 1861

The first machine guns appear. The Belgian army's multiple-barrelled mitrailleuse is soon followed by the Gatling gun – the first gun that can be continuously fired.


1862

The USS Monitor, the first iron-clad warship, launches from New York. It is designed by Swedish engineer John Ericsson, who had come close to beating steam locomotive Stephenson's Rocket in the competition that made it famous. Ericsson subsequently spends many years experimenting with solar power.


1876 to 1883

Schoolteacher John Holland builds the Fenian Ram, a military submarine, for a band of Irish rebels in the US.
Unlike any previous submarine it has a streamlined shape. However, the rebels are unreliable employers and Holland leaves them in disgust. The sub is never used in anger.


1884

Hiram Stevens Maxim produces the first fully automatic machine gun: the Maxim gun.
In later life, crippled by bronchitis, he develops an early inhaler.



1893

After the assassination of Chicago's mayor, local priest Casimir Zeglen makes the first bulletproof vest that did away with heavy plates of metal. It is made largely from woven silk and works, but still fails to take off.



1909

Hiram Stevens Maxim's son, Hiram Percy Maxim, obtains a patent for a gun silencer.


1914

During the first world war, the British army introduces the first tanks.

1942

The Manhattan Project, the United States' attempt to build the first nuclear bomb, begins under the direction of J. Robert Oppenheimer.


1945

The first successful test of a nuclear bomb is carried out in New Mexico, on 16 July.
On 6 and 9 August, bombs are dropped on the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki, effectively ending the second world war and ushering in a new age of nuclear weaponry.


1952

The first fusion, or hydrogen, bomb is tested by the US in the Marshall Islands.
They use X-rays from a nuclear fission explosion to trigger nuclear fusion reactions between atoms of the hydrogen isotope tritium, like those that take place inside the sun.
A single warhead can be thousands of times more powerful than the Hiroshima bomb.


1953

The first maser (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is built at Columbia University. It produces a tight beam of microwaves. Originally hailed as a "ray gun", it proves impractical as a weapon.



1960

The laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is demonstrated for the first time. It produces a beam of red light.
Lasers find a myriad of uses in society, and in warfare are used for targeting of missiles and other weapons, and as an alternative to radar. Various prototype laser weapons are under development.



1960 to 2000

The Soviet Union begins developing a supercavitating torpedo in the 1960s. By exploiting the way water forms bubbles around fast-moving objects the Shkval can travel at 500 kilometres an hour. It is only completed in the early 1990s.
The US develop their own in 1997 and 10 years later start working on carrying humans in a supercavitation craft.


1974

The first Taser is built after five years of work by NASA researcher Jack Cover.
Billed as a non-lethal weapon, the electric stun gun is now used by police forces around the world. However, claims have been made that it is frequently abused and may cause lasting harm.



1997

The US carries out its first test of an anti-satellite laser.



1999

Experiments with radioactive hafnium are used to argue it is possible to make a simple device that releases a massive amount of gamma rays comparable to a nuclear bomb. No definitive evidence to back up the theory has been released, despite millions of dollars invested by the US military.


2001

US president George W Bush proposes a national missile defence shield. The scheme meets with stinging criticism and the technology repeatedly fails to deliver in tests.
The Active Denial System, a directed-energy weapon intended to harmlessly drive people away, is tested by the US government. The device uses a microwave beam to produce a sensation of intense heat, forcing people to move away. Despite concerns about safety, portable versions have been mooted for police.


2002

For the first time, a high-energy laser is used to shoot down artillery fire.
The Pulsed Energy Projectile (PEP), a laser that can knock you off your feet, is developed.



2007

Australian weapons company Metal Storm files a key patent for its gun, which fires a million rounds a minute.


2008

In another milestone for high-energy lasers, the Airborne Laser is fired from an aircraft for the first time.
Also, Stellar Photonics begins testing of their experimental Plasma Acoustic Shield System, which generates a dazzling series of mid-air explosions by blasting balls of plasma with high-powered lasers.



2009

A US government report advocates using neuroscience to enhance soldiers' abilities.