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martedì 11 giugno 2013

Tutti a terra!!!- La granata

Dopo l'invenzione della polvere nera e la sua applicazione alle armi, attorno al XV secolo, ogni esercito cercò di dotare i propri soldati di ordigni esplosivi che potessero essere agevolmente gettati a mano contro il nemico; i primi esemplari, rudimentali, erano in terracotta, legno ed ottone, caricati con polvere pirica e pallette di piombo, di ferro o pezzi di vetro. La tipica "granata", nome in uso fino al XIX secolo, poi soppiantata in Italia dal termine "bomba a mano", si diffuse a partire dalla fine del Cinquecento: era una sfera di ghisa pesante quasi due chili, caricata con circa 200 grammi di polvere nera e provvista di una miccia. Ordigni di questo tipo furono impiegati con alterne fortune, legate al mutare delle tattiche di guerra, fino all'Ottocento, quando riapparvero in discreto numero durante la Guerra di Secessione Americana.




All'inizio del Primo Conflitto Mondiale, anche in fatto di granate e ordigni esplosivi da lancio, la Germania si rivelò più avanzata delle altre potenze internazionali – nel 1914 poteva già disporre di circa 70.000 pezzi, affiancati da 106.000 appositamente realizzati per essere innestati e lanciati con il fucile.
Contrariamente a quanto si pensa ai giorni nostri, l’arma impiegata maggiormente per gli assalti alle trincee era proprio la granata o la bomba a mano, e non la baionetta o il fucile. Questi ultimi servivano quasi esclusivamente a proteggere i granatieri, almeno nelle prime fasi dell’attacco.
In seguito all'introduzione dei suddetti ordigni da lancio, vennero subito costituite pattuglie di “granatieri” e gruppi di truppe addestrate proprio al lancio di ordigni esplosivi, che costituirono un’importante e insostituibile parte dell’esercito di ciascuna nazione partecipante al conflitto.
Gli inglesi, ad esempio, impiegavano solitamente squadre di nove soldati ognuna: un ufficiale comandante, due lanciatori, due porta-granate, due fanti con baionetta innestata per difendere i precedenti e due riserve per sostituire eventuali caduti. Subito dopo un attacco, i granatieri erano soliti “ripulire” gli angusti e tortuosi labirinti di una trincea, con una notevole quantità di ordigni esplosivi da lancio: ciò si rivelava particolarmente utile per snidare e convincere alla resa eventuali superstiti che avevano trovato rifugio nelle “ridotte” o nelle piccole caverne e ricoveri collegati ai camminamenti.
All'inizio del Primo Conflitto Mondiale la Gran Bretagna, così come la maggior parte delle nazioni belligeranti, non confidava particolarmente nell'utilizzo delle bombe a mano: presto si dovette ricredere anche per quanto riguardava l’impiego delle nuove mitragliatrici.
Dopo circa un anno di guerra, la produzione di granate inglesi toccò le 250.000 unità confezionate settimanalmente! Fino ad allora i “Tommies” inglesi cercano di far fronte alla limitata produzione improvvisando granate artigianali, realizzate impiegando le lattine di marmellata di prugne e della terribile carne “Maconochie” che faceva parte delle razioni di cibo standard. Tale espediente continuò tuttavia fino al termine del 1916, su tutti i fronti internazionali ove le truppe inglesi si trovarono a combattere: evidentemente la produzione industriale di granate avrebbe dovuto continuare a crescere in modo esponenziale.


Qualsiasi granata, sia da lancio a mano o con il fucile, poteva esplodere in due modi differenti: in seguito all'impatto (percussione) o con una miccia temporizzata. I soldati preferivano quest’ultimo tipo, soprattutto per evitare il terribile rischio di detonazione involontaria in seguito a qualsiasi tipo di impatto.
Dopo i primi tentativi con una rudimentale miccia (da accendere proprio come quella di un normale candelotto di dinamite), si preferì dotare le granate di una spoletta. Altri due tipi di granate potevano essere innescati staccandone l’impugnatura o sfregandole contro una superficie ruvida, proprio come un accendino (la “Cricket Ball” inglese).
Lo sviluppo industriale In concomitanza con la produzione industriale di ordigni da lancio si mosse inarrestabilmente la sperimentazione bellica, vissuta perlopiù sul campo che in laboratorio. Per esempio, mentre le granate da lancio con il fucile vennero quasi subito abbandonate dall'esercito tedesco, i francesi e i britannici riuscirono a svilupparne una versione finalmente affidabile e capace di una gittata di ben 400 metri. Le “Cup Grenades” furono, verso la fine della guerra, riscoperte dalla Germania Guglielmina che riuscì evidentemente a copiare l’alto livello tecnologico delle produzioni avversarie.
Nel 1915, dopo varie sperimentazioni, la B.E.F. fu dotata di un gran numero di granate “Mills”, che divennero ben presto parte integrante dell’armamento di ogni soldato inglese. Create da William Mills, questo tipo di bomba a mano divenne subito popolarissima, grazie alla sua affidabilità e potenza d’offesa. Si trattava infatti del primo tipo di granata a frammentazione, che al momento dell’esplosione era strutturata per sbriciolarsi in una miriade di scheggie-proiettile, proprio come un mini-shrapnel. Al momento del lancio, il soldato rilasciava bomba e levetta di sicurezza (dopo aver rimosso la sicura) e quest’ultima attivava il detonatore tarato per 4 secondi.
Ben presto la Mills Bomb venne dotata anche di un rivestimento impermeabile, per garantirne efficacia e conservazione in qualsiasi situazione atmosferica.
A causa della sua forma sferica e pertanto poco pratica per le attillate uniformi inglesi, si rese necessario trasportarla addirittura con secchi e contenitori improvvisati, al seguito delle truppe attaccanti. Da qui probabilmente l’origine dell’espressione inglese “To mop up” (letteralmente:”lavare il pavimento”), impiegata per descrivere il compito delle ultime ondate di fanti all'attacco, incaricati proprio di “ripulire” le trincee conquistate a colpi di granata. Contenitori improvvisati e fucili venivano probabilmente e metaforicamente associati a secchi e spazzoloni! L’inconveniente relativo al trasporto degli ordigni fu brillantemente evitato dai soldati australiani e neozelandesi che, grazie alle divise più comode e dotate di tasche particolarmente capienti, riuscivano ad andare all'attacco con almeno una decina di granate senza bisogno di ingombranti contenitori.
Per gli amanti delle statistiche, risulta ufficialmente che gli inglesi lanciarono qualcosa come 70 milioni di granate Mills e 35 milioni di ordigni da lancio di altro tipo, durante il corso della Grande Guerra.



Le più famose bombe a mano tedesche risultarono: le Stielhandgranate (le tradizionali granate con l’impugnatura a bastoncino), le Diskushandgranate (granate a forma piatta), le Eierhandgranate (senza impugnatura) e le Kugelhandgranate (a forma sferica - spesso soprannominate “ananas” dagli inglesi, nella loro versione ovoidale). Anche i soldati tedeschi si liberarono molto presto dei pericolosi modelli con deflagrazione ad impatto e furono spesso dotati di bombe a mano con detonatore tarato su soli due secondi: ciò non dava scampo all'avversario, nel momento in cui vedeva pioversi addosso una granata tedesca.
La più popolare granata tedesca rimase sempre quella dotata di bastoncino da lancio e tarata su 5.5 o 7 secondi. Queste bombe a mano venivano spesso portate al collo, all'interno di speciali contenitori di juta. I tedeschi si munirono infine anche di granate caricate con gas e liquidi velenosi, rilasciati al momento della deflagrazione.


Una curiosità: sulle alture di Pozieres, sul Fronte Occidentale, nella notte del 26-27 luglio 1916 si combatté la più terribile battaglia a colpi di granate della Grande Guerra. Senza un attimo di sosta, australiani e inglesi lanciarono qualcosa come 30.000 bombe a mano fino all'alba.
Nella Seconda Guerra Mondiale queste bombe ebbero ancora più ampio uso, affiancate da modelli più moderni o di nuovo impiego, come quelle anticarro e fumogene. Fabbricate con nuovi materiali, le bombe a mano di oggi sono più leggere (alcuni modelli pesano poco più di mezzo chilo) e di dimensioni ridotte, tanto da stare nel palmo di una mano, ma soprattutto sono più sicure. Fanno ancora parte integrante delle dotazioni del singolo militare, o, come nel caso di quelle lacrimogene o stordenti (flashbang), delle forze di polizia.


 

venerdì 7 giugno 2013

Riflessioni a diecimila piedi di altezza





Uno stralcio de "La difesa nazionale-anno 1923", saggio pubblicato da da Giulio Douhet, fondatore dell'Aeronautica Militare Italiana:

"E’ necessario armare ed istruire l' Armata aerea con criterii definiti e precisi, rispondenti a sani principii di una vera e propria arte che possiamo denominare: Arte della guerra aerea.
Nel 1910 scrivevamo : La guerra aerea coinvolge, oltre alla risoluzione del problema tecnico del mezzo adatto, la risoluzione di una grande quantità di problemi di preparazione, organamento, impiego, ecc. delle forze aeree, e cioè richiede la creazione, ex novo, di una terza branca dell' Arte della guerra, quella appunto che potrà definirsi: " l ' Arte della guerra aerea ".
L'ora, che attraversiamo, segna un momento storico di una importanza eccezionale; sta svolgendosi un nuovo fenomeno nella storia dell'umanità. A noi sarebbe impossibile determinare con precisione quando incominciò la lotta sulla terra e quella sul mare; ai posteri l 'inizio della guerra aerea sarà perfettamente e chiaramente definito; e noi a questo inizio avremo assistito ed a questo inizio avremo cooperato. E sarebbe davvero curioso che non ce ne fossimo neppure accorti.
Il fatto curioso si verificò: non ce ne accorgemmo. Oggi, tuttavia, la cosa salta agli occhi anche dei ciechi. L'arte della guerra aerea deve essere creata: non è più possibile, quando per costituirsi una forza aerea, la Nazione spende centinaia di milioni, e quando la guerra aerea sta per assumere una importanza di primo ordine, procedere ancora per tentativi, empiricamente.
La preparazione, l'organizzazione e l'impiego dell' Armata aerea dipendono dal come si svolgerà la guerra aerea, perchè preparazione, organizzazione ed impiego debbono essere adattati alla forma ed ai caratteri della guerra stessa : l'utensile deve essere forgiato adatto allo scopo.
Poichè ci si trova dinanzi ad un fatto completamente nuovo, senza precedenti, e che avrà il suo svolgimento in un tempo a venire più o meno lontano, il prevedere come si svolgerà la guerra aerea è arduo. Noi, al riguardo, avendo riconosciuto, fino dal 1910, la necessità della creazione dell ' Arte della guerra aerea, ci siamo andati formando delle idee nette e precise. Tuttavia non abbiamo affatto la pretesa di presentare le nostre idee come dogmi, per quanto le riteniamo giuste e, come tali, le sosteniamo in attesa di prove in contrario.
Affermiamo però che la definizione più probabilmente esatta del come si svolgerà la guerra aerea non può sortire che da una discussione, nella quale le idee e gli argomenti a loro sostegno possano venire a contrasto. Ora a noi non sembra che una simile discussione, in Italia, sia mai stata fatta: gli unici che abbiano affrontato il problema siamo stati noi ne "Il dominio dell' aria", che non ha dato luogo a dibattiti di qualche importanza. E’ grave la responsabilità che si assume chi giudica e decide, perché un errore di apprezzamento sul come si svolgerà la guerra aerea si riflette su tutta la preparazione, l'organizzazione e l'impiego dell' Armata aerea, e può renderla inadatta al suo scopo.
La guerra aerea, per quanto si svolga in un campo a parte, non può sfuggire ai principi fondamentali che reggono la guerra in generale, e, poiché il suo campo tocca la terra ed il mare, deve necessariamente riflettersi e ricevere riflessi dalla guerra terrestre e marittima.
Perciò, nella discussione intesa a determinare come si svolgerà la guerra aerea, non solo possono, ma debbono intervenire anche tecnici della guerra terrestre e marittima e, come ci appare strano che l 'Esercito e la Marina possano stabilire i loro ordinamenti facendo astrazione da quanto, in una eventuale futura guerra, potrà avvenire nel cielo che li sovrasta, così ci appare strano che l'Armata aerea possa fare astrazione dalla terra e dal mare che è destinata a sorvolare.
La guerra è un fenomeno complesso nel quale entrano in giuoco una quantità di fattori, nessuno dei quali può essere considerato a sé, prima di averne definito i rapporti con tutti gli altri, sotto pena di turbare l'armonia dell'insieme. Né è a dirsi che per discutere su ciò che sarà la guerra aerea occorra un tecnicismo particolare e specializzato nessuno vede più corto dei tecnici specializzati è sufficiente possedere la conoscenza delle caratteristiche essenziali dell'arma aerea, conoscenza che, ormai, costituisce capitolo di pura e semplice coltura generale.
Noi, senza arrossire, confessiamo che nel 1910, allorché cominciammo a pubblicare le nostre prime note aeronautiche, nelle quali si trovano tutte le idee che poi si fecero strada, e che si faranno strada, non avevamo mai veduto un aeroplano. Per queste considerazioni, noi, che pura da lungo tempo ci occupiamo del problema e possediamo idee nette e precise al riguardo, abbiamo sempre sostenuto che occorreva, in un primo periodo preparatorio, costituire una specie di Stato Maggiore Aereo, chiamandovi a farne parte ufficiali sia dell 'Esercito che della Marina, competenti nella pratica e nelle discipline aeronautiche, familiari della guerra in generale, aperti alle nuove idee, guardanti verso l'avvenire, senza preconcetti; Stato Maggiore che avrebbe dovuto porsi il problema e risolverlo, creando la nuova Arte della guerra aerea e definendo l'organizzazione e l'impiego dell'Arma aerea, servendosi, diremmo quasi come di laboratorio sperimentale, di un primo nucleo di unità aeree. Nè questo periodo di incubazione avrebbe potuto nuocere perché , dato lo stato di fatto attuale, qualunque cosa si faccia, occorrerà pur sempre qualche tempo per far passare l'Armata Aerea dallo stato di espressione a quello di realtà. 
Forse, invece, il periodo di incubazione avrebbe permesso di costruire su basi più solide e sicure. Organizzare è quasi creare perché significa costituire una entità disponendo di cellule. Il valore dell'entità organizzata dipende in parte da quello delle cellule, ma essenzialmente dalla organizzazione delle medesime.
Mille uomini armati di fucile non costituiscono un battaglione, come mille aeroplani non costituiscono una Armata aerea. Coll 'identico bilancio si possono mantenere in efficenza mille aeroplani, oppure si può costituire una Armata Aerea di mille aeroplani; si può cioè, collo stesso bilancio, ottenere una parvenza od una realtà di potenza aerea, nonchè tutte le gradazioni di potenza che vanno dalla parvenza alla realtà, a seconda del fattore organizzativo che si fa entrare nel giuoco.
Dato l'altissimo valore di questo fattore, è necessario stabilirlo con criterii scientifici, il più che possibile sicuri. Definito come si svolgerà la guerra aerea, occorre definire, nelle loro linee generali, la forma e la costituzione dell' istrumento più adatto ad affrontarla, scendendo poi man mano a definire i particolari di costruzione delle sue varie parti e dei collegamenti fra le parti stesse, sino alle cellule fondamentali, le quali sono appunto date dai singoli apparecchi. Perché, nel caso dell' Armata Aerea, ci si trova nelle felici condizioni di potere scegliere le cellule primordiali fra le multiformi a disposizione. Ma questa felice condizione impone, a sua volta, di assoggettare alla organizzazione ed all 'impiego il tipo degli apparecchi.
Fino a poco tempo fa si commise l'errore di seguire il metodo opposto. I tecnici costruttori si sbizzarrivano nella costruzione degli apparecchi, cercando fare del nuovo, poi gli apparecchi nuovi venivano consegnati a coloro che dovevano impiegarli perché li impiegassero come potevano. Ciò è semplicemente assurdo, perché è chi impiega l'arma l'unico competente a definire ciò che vuole dalla sua arma.
Non è l' armaiuolo che impone il fucile al cacciatore, ma è il cacciatore che sceglie il fucile che più gli conviene: Questo assurdo dipese, dal fatto che non vi fu mai una idea chiara e precisa di ciò che dall'aviazione si voleva ottenere. Ma questa idea ora c'è; e perciò, è chi organizza che deve imporre ai tecnici costruttori il soddisfa cimento delle sue necessità ed indicare ai medesimi i suoi desiderata per l'avvenire. Ciò sarà utile anche ai tecnici costruttori i quali, finalmente, potranno avere un' indirizzo preciso sul quale orientare i proprii studii ed i propri lavori.
La guerra aerea, impiegando armi delicatissime, provviste di grande velocità e di ampio raggio d'azione, capaci di esercitare azioni offensive efficacissime materialmente e moralmente, presenta gravissime difficoltà, d'ogni genere, sia nella sua preparazione che nella sua attuazione, difficoltà certo più gravi di quelle che presentano la guerra terrestre e quella marittima. Queste possono dare il tempo di riparare ad eventuali, deficienze od errori - la grande guerra ne fornisce un esempio classico - quelle no. Bisogna essere preparati a combatterla bene.
Si tratta di tutto un nuovo mondo da creare, partendo dal caos. Occorre stabilire ed applicare i principii fondamentali ,dell'organica, della logistica, della strategia e della tattica aerea, perché non si tratta più, di corrispondere a vaghi servizi aerei, si tratta di dare corpo ed anima ad una vera e propria Armata aerea, costituendone un organismo vitale ed idoneo, quale deve essere l'alato presidio della Nazione.
Il periodo di transizione - passaggio dalla antica e tradizionale forma della guerra alla nuova - rende ancora più arduo il problema, perché tutte le Nazioni cercheranno di risolverlo nel miglior modo possibile, evitando di far conoscere alle altre il risultato dei proprii studii, ed un enorme vantaggio, sulle competitrici, avranno quelle Nazioni che meglio lo risolveranno, perché sarà loro concesso di sorprendere l'avversario. Ed, in fine, trattandosi di avviarsi su di una strada nuova, sulla quale si dovrà percorrere un lungo cammino, è prudente mettere dalla propria tutte le probabilità di imboccare quella giusta, ché ogni ritorno al punto di partenza determinerebbe una crisi.

giovedì 6 giugno 2013

Fuoco di sbarramento- La mitragliatrice

Sin dall'Antichità vi era il desiderio di avere un'arma che scaricasse sul nemico il maggior numero possibile di colpi. Con l'avvento della polvere da sparo vi si cimentarono in molti (già nel 1411 il duca di Borgogna esibiva carri dotati di complessi di tiro a canne multiple) fino ad arrivare, nella seconda metà dell'Ottocento, alle prime mitragliatrici come la Williams, la Gatling o la Gardner, armi automatiche con funzionamento manuale, a manovella.


La svolta vera e propria, con un'arma completamente automatica, ci fu però solo alla fine del XIX secolo per opera dell'americano Hiram Stevens Maxim, che trovò il modo di riarmare l'arma recuperandone meccanicamente il rinculo dello sparo stesso. La prima mitragliatrice Maxim, del 1884, sparava ben 600 colpi al minuto. Durante la Grande Guerra le mitragliatrici, soprannominate dai soldati italiani "raganelle del diavolo", furono usate in maniera massiccia cambiando per sempre la modalità di fare la guerra. Tra i migliori esemplari vi era l'inglese Vickers Mark I calibro .303 (ovvero 7 mm, nel sistema metrico decimale): montata su un treppiede, raffreddata ad acqua e servita da due soldati, sparava fino a 550 colpi al minuto ad un distanza utile di circa 1800 metri.


Al loro massimo sviluppo tecnico, e ormai armi insostituibili, nella Seconda Guerra Mondiale le mitragliatrici saranno anche montate sui mezzi corazzati e sui blindati. Tra le più efficaci, ben studiata e affidabile, vi era l'Americana Browning M2 calibro .50 (12,7 mm). Arma che, affiancata da nuovi modelli di calibro più piccolo, è tuttora in uso in moltissimi paesi, tra cui l'Italia. L'impatto devastante in campo aperto della mitragliatrice moderna è cruentemente mostrato nella scena finale del film "Rambo 4", in cui un Silvester Stallone piuttosto invecchiato decide di combattere i fantasmi del passato tornando tra le foreste della Cambogia per salvare un gruppo di attivisti rapiti dai guerriglieri locali:




lunedì 3 giugno 2013

Leonardo e la Battaglia di Anghiari




"1. Il 29 Giugno 1440 il cardinale Trevisan Ludovico, detto Scarampo Mezzarota, legato di Papa Eugenio IV, riorganizzato sotto l'obbedienza della chiesa un esercito di 4.000 uomini, si trasferì ad Anghiari. Qui era atteso dall'esercito fiorentino, forte anch'esso di 4.000 unità, e da una compagnia della Repubblica di Venezia di 300 cavalieri, al comando di Micheletto Attendolo Sforza. 
Nello stesso giorno, si distribuirono le aree per gli alloggiamenti degli eserciti della Lega nel territorio attorno ad Anghiari. Nell'area di Maraville si attestò l'esercito di Eugenio IV, sotto il comando di Simonetta da Castelpeccio. Nell'area tra Palazzolo e le chiese di S. Girolamo e S. Stefano, si acquartierò l'esercito fiorentino, riunito sotto la guida di Neri Capponi e Bernardetto de' Medici, commissari generali dell'esercito, nominati dalla Repubblica Fiorentina. A questo contingente si erano aggregate le compagnie dei capitani anghiaresi, tra i quali: Agnol Taglia, Grigorio di Vanni e Leale di Anghiari.

2. Nella notte tra il 28 e il 29 Giugno, Niccolò Piccinino, alla testa di un esercito, numericamente superiore a quello della lega, al soldo di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, deliberò di venire a giornata - cioè di scontrarsi in battaglia - con l'esercito della Lega che stazionava ad Anghiari.
Il Piccinino sicuro della sua superiorità, dopo un'escursione notturna nel campo nemico, mosse le sue genti dal campo di Selci. Nel giorno 29 Giugno, senza che i nemici se ne accorgessero, entrò in Sansepolcro e raccolse oltre 2.000 uomini, attratti dalle virtù militari del capitano visconteo e desiderosi di fare il sacco ai castellani di Anghiari.

3. Era il 29 Giugno 1440, ricorrenza dei SS. Pietro e Paolo, quando Niccolò Piccinino, nelle ore pomeridiane, puntò con il suo esercito su Anghiari. 

4. L'azione militare basata sulla sorpresa, forse, sarebbe riuscita, al Piccinino se Micheletto, dal suo alloggiamento presso Monteloro, non avesse visto un sottile polverio sullo stradone fra Sansepolcro e Anghiari, il quale ingrossando, dette conferma dell'approssimarsi dell'esercito nemico.

5. Micheletto Sforza, dato l'allarme, con i suoi cavalieri corse subito all'imbocco del ponte sul canale per organizzare una prima difesa contro i milanesi e consentire ai commilitoni della cavalleria di mettersi in arnese per la battaglia.

6. In breve tempo, i capitani della lega giunsero nel campo presso il ponte sul canale: Simonetta da Castelpeccio, Giovanpaolo Orsini, Leale di Anghiari, Niccolò da Pisa ed altri ancora.
Tennero consiglio e, quando l'esercito milanese era a meno di un tiro di balestra dal ponte sulla reglia, fu stabilito che l'esercito del Simonetta coprisse il lato destro dello schieramento, quello fiorentino-anghiarese il lato di centro e sinistro, mentre, i cavalieri veneziani ebbero il compito di provvedere alla difesa del ponte come unità mobile di tutto lo schieramento. Le fanterie frattanto, presero posizione lungo i ciglionamenti del canale e, con le loro balestre, colpirono sui fianchi l'esercito aggressore.

7. Eroica fu la difesa della cavalleria veneziana all'imbocco del ponte. Micheletto ed i suoi dovettero più volte ricacciare indietro gli inimici finchè, di fronte ad un attacco cruento di Francesco Piccinino e di Astorre Manfredi, la cavalleria di Micheletto fu percossa e sospinta dal ponte fino all'inizio dell'erta.

8. In questa fase la battaglia s'accese e, come dicono le cronache, intervennero fatti mirabili. Il Simonetta alleggerì la pressione sul fianco destro del fronte, costringendo Francesco Piccinino ed Astorre Manfredi a ritirarsi sino al ponte ove la zuffa aumentò in modo tragico.
Si combattè, per quasi quattro ore, senza soluzione di continuità sul ponte della reglia ora dominato dai milanesi, ora dominato dai fiorentini. In queste vicende alterne della battaglia, cadde prigioniero dei viscontei Niccolò da Pisa; rischiò la cattura anche Micheletto. Già sembrava che lo scontro fosse favorevole al Piccinino per un'azione fulminea lungo l'asse dello stradone -da S. Stefano alla porta degli Auspici-, quando il Simonetta e l'Orsini scesero dal colle tra Palazzolo e Maraville con una schiera serrata di armati. Liberarono Niccolò da Pisa e, con un'operazione a tenaglia, divisero in due parti l'esercito del Piccinino, un terzo del quale rimase chiuso di qua dal ponte verso Anghiari.

9. Era già notte alta, quando la battaglia si concluse con la vittoria dell'esercito della lega. Aveva giocato a suo favore la conoscenza del luogo, la stanchezza delle genti e dei cavalli del Piccinino, ma soprattutto, come riferisce Lorenzo Taglieschi negli "Annali della Terra di Anghiari", l'essersi in verso il declino del sole levato un vento impetuoso molto, il quale, gettando la polvere nel volto e negli occhi de' suoi, tolse loro il vedere ed il respirare, chiede finalmente la vittoria a quelli della lega i quali, passato grossi il ponte con gran ferocia urtato addosso a nimici, in guisa li disordinarono che non trovando più tempo né comodità di rimettersi insieme li costrinsero a fuggire, essendo Nicolò, con mille cavalli, al Borgo ricoveratosi.

10. Alla conclusione si contarono molti morti e feriti, 600 corpi di cavalli restarono sul campo tra l'una e l'atra parte.
Dice dunque Neri Capponi che di 26 capi di squadre de' nimici 22 ne furono prigionieri, 400 huomini d'arme, 1540 borghesi da taglia che insomma furono tutti 300 cavalieri, ma che, aiutati dai medesimi vincitori, secondo la stolta disciplina di quei tempi, gli huomini d'arme, e le persone di qualità a fuggirsi. Con gran fatica da commissari fiorentini furono condotti ad Anghiari sei capitani di conto prigionieri; Astorre Manfredi, Lodovico da Parma, Romano da Cremona, Sacromoro Visconti, Danese e Antonello della Torre. Fu nondimeno la preda grandissima".


11. Nondimeno è da considerare che questa vittoria, se ben si fuggì il Piccinino, con non più di mille cavalli, fu molto più utile per la Toscana che dannosa per il Visconte; iperocchè, se i fiorentini perdevano, la Toscana veniva tutta in mano al Piccinino, la dove, perdevano, egli non perdette altro che l'armi e i cavalli del suo esercito i quali, con non molti danni, potè riavere facilmente "



Dietro l’affresco La battaglia di Marciano di Giorgio Vasari è probabilmente nascosto un lavoro di Leonardo da Vinci creduto ormai perso, La battaglia di Anghiari. Parola di uno scanner di ultima generazione che ha “visto” un pigmento nero poi prelevato dal muro del salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze. Il pigmento è stato poi analizzato da un microscopio a scansione elettronica con spettroscopia a raggi X a dispersione di energia (SEM-EDX) scoprendolo del tutto simile a uno utilizzato in tele come la Gioconda. Sembra la trama di un romanzo d’azione a sfondo storico e artistico invece è la storia che sta appassionando oggi la rete, grazie ai numerosi articoli che stanno rimbalzando sui social network. Su Twitter il trend “Battaglia di Anghiari” e “Vasari” stanno rapidamente scalando la top ten italiana. Come è avvenuta la scoperta e con che strumenti?




Per prima cosa si è seguita l’indicazione nascosta dallo stesso Vasari nell’affresco. Osservando la foto in alto è possibile dare un’occhiata all’ingrandimento di una porzione della Battaglia. Si può leggere “Cerca Trova“. E’ il primo indizio che ha portato gli storici a ipotizzare che dietro all’affresco si trovasse qualcosa di celato. Non tanto un pentimento, ossia un affresco sottostante e coperto, quanto proprio un’altra opera d’arte, protetta da un muro secondario. Il lato con l’affresco è l’unico con un muro doppio. Ma quale opera si nasconde dietro?
Per saperlo con certezza si dovrebbe scomporre il muro con l’affresco di Vasari ma per ovvi motivi è impossibile. Così si è passati da alcuni microscopici punti in cui c’è deterioramento per non intaccare e rovinare il lavoro. In un’intercapedine di 1.5 cm scovata grazie a uno scanner ad altissima risoluzione, è stata infilata una piccola sonda endoscopica (come quelle utilizzate per esami all’interno del corpo) e si è raccolto un frammento di pigmento di manganese e cristallo di lacca chiamato cocciopesto. Ebbene, è lo stesso utilizzato da Leonardo da Vinci in dipinti come La Gioconda o San Giovanni Battista. In più è stato trovato un altro pigmento rosso esterno all’affresco del Vasari e alla composizione dei mattoni del muro.
Dunque, si potrebbe nascondere proprio un Leonardo dietro il Vasari con le due battaglie una sopra l’altra, il “Marciano” a coprire “Anghiari”. La scoperta è merito di un lavoro congiunto della National Geographic Society e del Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) della University of California, San Diego’s (UCSD) e il Comune di Firenze che ha coordinato il progetto. E’ una notizia straordinaria perché si credeva che l’opera di Leonardo fosse andata persa nel XVI secolo.
La tecnologia ha potuto iniziare un discorso che probabilmente aiuterà anche a proseguire. Si potrà infatti pensare a un modo non invasivo e non distruttivo per cercare di studiare meglio l’affresco sottostante (prima di tutto capendo se è presente al 100% e in che condizioni) e provare a dividere un’opera da un’altra, grazie ai moderni strumenti. Non sarà facile, ma il primo passo è stato fatto. Un prodigio di tecnologia del quale il grande Leonardo sarebbe stato piuttosto fiero.




                                                                                   
Tratto da: http://www.tecnocino.it/2012/03/articolo/scanner-scopre-il-leonardo-perduto-della-battaglia-di-anghiari/37675/


Infine, lo speciale del documentario rai Voyager, dedicato appunto alle ricerche in corso di svolgimento sull'affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento, a Firenze:

giovedì 30 maggio 2013

"Creativi al fronte"- Intervista ad Alessandro Barbero


Alessandro Barbero, 52 anni, insegna Storia medioevale all'Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi studi, l'ultimo dei quali è "Benedette guerre: crociate e jihad", uscito per la collana "I libri del Festival della Mente". E' anche acclamato autore di romanzi: con "Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo" ha vinto il Premio Strega 1996









La guerra ha una sua creatività distruttrice, questa è la sua teoria esposta nel corso dell'ultimo (2010, ndr) Festival della Mente di Sarzana. Può spiegarci che cosa intende? 

"In ogni epoca gli Stati e le comunità hanno investito molto nella preparazione militare: in risorse materiali, umane e intellettuali. Anche se mettere in piedi un esercito o una flotta è sempre stato uno sforzo assai pesante, ogni società si è accollata questo peso. Si può raccontare una guerra anche attraverso l'analisi di questi sforzi"

Quindi sulla linea del fronte agiscono anche i creativi. Come?

"Partiamo da un esempio concreto: la falange macedone. A differenza degli opliti greci, che combattevano con lance corte, Alessandro Magno seppe esaltare questa formazione che sembrò spazzare via tutte le altre. Era impossibile avvicinarsi a un corpo unico che marciava puntando in avanti armi da difese lunghissime (sarisse dell'ordine di sei metri) . Ma quando la falange si trovò di fronte i legionari romani, che invece combattevano con le spade corte riuscendo ad infilarsi tra le picche dei Greci e arrivando a contatto di corpo, la falange fu sconfitta"

Le legioni romane costituirono dunque il punto di arrivo?

"Solo fino a che, verso la fine dell'Impero, non si trovarono davanti ai barbari e alla loro cavalleria. L'impeto di un cavaliere che ti piomba addosso è difficile da tenere a bada con una spada corta. Allora i legionari riscoprirono l'utilità tattica della falange. Il discorso è infinito, non c'è mai un'innovazione che detta legge per sempre. Anzi, spesso una soluzione militare creativa è vincente soltanto in un determinato contesto"

Quanto era creativo o tecnologicamente avanzato il mondo romano?

"Sotto il profilo del genio civile era all'avanguardia. Pensiamo alle strade e ai ponti, all'arte della fortificazione e degli accampamenti: un bello sforzo di progettazione! Invece era a un livello molto primitivo riguardo all'agricoltura, fattore che incise sulla caduta dell'Impero. Roma ha avuto i suoi guai anche perché non era facile mantenere e reclutare un esercito così numeroso come quello che le occorreva per controllare le province. Al contrario, il Medioevo non ha avuto un grande potere centrale in grado di gestire le risorse dall'alto, come Roma, ma in compenso ha conosciuto un grande progresso capillare dal basso,con la diffusione di migliori metodi di coltivazione, per esempio, ma anche con innovazioni militari. Pensiamo alla staffa staffa, che i Romani non conoscevano. Infatti erano combattenti assai poco efficaci a cavallo. La carica con l'armatura e con la lancia in resta, come quella dei cavalieri medievali, senza la staffa non si può fare, si verrebbe sbalzati via. Queste piccole innovazioni dal basso, in fondo, sono la vera chiave dello sviluppo dell'Occidente e della sua supremazia militare.

Quindi novità come l'arco lungo, la "mitragliatrice" del Medioevo, non sono arrivate per input di qualche generale illuminato?

"Il longbow è il prodotto di una cultura contadina come quella inglese, che viveva molto di caccia. Per tendere un arco così ci voleva la forza di un uomo abituato ai lavori pesanti. Solo in seguito è diventato un'arma di battaglia"

Facciamo un altro esempio di creatività medievale...

"L'esercito nel Medioevo era formato innanzitutto da cavalieri: uno solo di loro era più efficace, sul campo di battaglia, di una moltitudine di fanti. Ma si portava dietro costi enormi per produrre le armi e l'armatura e per mantenere il cavallo, che veniva allevato appositamente fra le razze più possenti. L'equipaggiamento di un cavaliere costava come una mandria di buoi. Da qui scaturì una conseguenza: il Medioevo inventò la società feudale allo scopo di permettere al re di avere sempre a disposizione un alto numero di cavalieri pronti a scendere in battaglia. L'intera struttura feudale ruotava attorno a questo obiettivo: i vassalli destinavano i figli all'impiego delle armi, che richiedeva un lungo addestramento, e stuoli di contadini per mantenerli. Ecco una risposta creativa e razionale al problema di come mettere in campo il maggior numero di cavalieri"

La nascita successiva delle città portò qualche innovazione?

"Poca cosa. Esaminiamo la battaglia di Campaldino, che nel '200 vide lo scontro tra i comuni italiani di Arezzo e Firenze, tra ghibellini e guelfi: gli eserciti che si affrontavano non erano più feudali, ma formati dai benestanti delle città; nascevano da un'economia diversa, da un diverso quadro sociologico. In città giravano soldi, c'era molta mobilità sociale, eppure anche i ricchi commercianti volevano fregiarsi dello status di cavalieri e si affrettavano a comprare armi e cavalli. Quindi gli eserciti in campo erano ancora formati da cavalieri: quella era la tecnologia disponibile, e la struttura sociale si adeguava alle esigenze della guerra"

Che cosa cambiò con l'avvento delle armi da fuoco?

"Tutto. Dietro una battaglia di oltre 500 anni dopo, come Waterloo, c'era una società di massa con eserciti di massa. Le armi da fuoco avevano reso l'armatura di un cavaliere inutile. Gli eserciti erano composti da fanteria. Imparare a usare un moschetto richiedeva poche settimane di addestramento. quindi chiunque poteva diventare un soldato e i governi si attrezzarono per avere un gran numero di uomini. Infatti, con la Rivoluzione Francese venne introdotta la leva obbligatoria. Visto che si potevano avere migliaia di civili coscritti, bisognava investire molto sull'addestramento. Le battaglie napoleoniche impiegarono eserciti che riflettevano il sogno illuminista di poter addestrare gli uomini e trasformarli in ingranaggi di una macchina. Anche in quell'epoca, l'evoluzione delle armi e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie spinsero le società a porsi certi quesiti e a risolverli con creatività"

E i giorni nostri?

"Tutto è più specialistico e compartimentato. Studiando le guerre del passato ci si rende conto di come una volta si andasse per tentativi, non esistevano complesse suddivisioni per competenza. Faccio l'esempio di Lepanto, una battaglia tra flotte di galee.quindi navi a remi-tra due superpotenze come l'Impero spagnolo di Filippo II, alleato con la Repubblica di Venezia, e l'Impero Ottomano. Ebbene, nel XVI secolo il re di Spagna era costretto a occuparsi personalmente dell'allestimento della sua flotta e degli innumerevoli problemi che questo comportava: per fabbricare le galee occorrevano alberi ad alto fusto, ma in una Spagna già deforestata non c'era abbastanza legname, quindi bisognava reperirlo in altri territori dell'Impero, per esempio nel Regno di Napoli, sui monti della Sila. Chi si occupava di questo? Il re con pochi segretari. Bisognava trovare i rematori (ce ne volevano 200 o più per ogni imbarcazione) e il re doveva valutare se ordinare nei sui territori la circoscrizione obbligatoria, una novità considerata politicamente pericolosa, o se ricorrere a volontari"


Tratto da "Focus Wars" N°1 dell'inverno 2010, pagg. 16-19

lunedì 20 maggio 2013

Anno nuovo, arma nuova...

-"Non so con quali armi si disputerà la Terza Guerra Mondiale, ma di una cosa sono certo: che la Quarta verrà combattuta con sassi e bastoni"-          Albert Einstein 


400,000 BC

The earliest evidence of humans using spears, in a part of Germany now near Schöningen. However, one population of modern chimpanzees in Senegal uses spears to hunt bushbabies, suggesting the technology may have been used by our most primitive ancestors.


40,000 to 25,000 BC

The atlatl, sometimes dubbed the Stone Age Kalashnikov, throws a flexible dart that can kill a deer at 40 metres. Developed in northern Africa, it spreads throughout the world, being later replaced by the bow and arrow.



23,000 BC

Boomerangs are strongly associated with Australia's Aboriginal people, but were actually used as hunting weapons throughout Europe and Africa. Most boomerangs do not come back when thrown.
The oldest boomerang yet, 23,000 years, was made from a mammoth tusk and discovered in a cave in Poland


20,000 BC

The earliest arrowheads date from this time, suggesting that bows and arrows were in use.
Some believe they were invented much earlier, pointing to a single 60,000-year-old stone that may or may not be an arrowhead.
A thorough analysis of projectile points from archaeological digs around the world suggests that projectile weapons were not in widespread use before 50,000 years ago


5300 BC

Horses are first domesticated, on the steppes of Kazakhstan.
As well as revolutionising transport in general, horses are instrumental in the history of warfare. Only in the 20th century, with the appearance of rapid-fire weapons such as machine guns, do armies turn away from a reliance on horses.


5000 BC

The Bronze Age enables the development of the first metal daggers, and later swords.
By 1000 BC, swords are intertwined with Celtic mythology and ritual in Britain, reflecting their importance in society. Perhaps echoed by the Excalibur myth, swords are ceremonially placed in rivers, possibly as offerings to gods


500 BC

The traction trebuchet is thought to have been developed in China around this time. Powered by teams of about a dozen people, it could sling balls of rock as far as 125 metres. Around the same time, the ancient Greeks develop their own siege weapon, the ballista, a kind of scaled-up crossbow.
The traction trebuchet was long considered to be folklore, until a working model was built in 1991 and shown to be effective. It was eventually replaced by the counterweight trebuchet, which is driven by a falling weight rather than manpower, in the Middle Ages.


800 to 1300 AD

Gunpowder is invented in China. This leads rapidly to a primitive firearm, the "fire lance", the first rocket, known as the "fire arrow", and primitive bombs under the Song Dynasty (960 to 1279) – new technology partly driven by aggressive neighbours like the Jin Dynasty to the north.


1200 to 1600

The Golden Age of Islam (600 to 1600 AD) rescues the advances of classical civilisations after the fall of the Roman Empire.
Firearms technology develops rapidly and Egyptian soldiers are the first to use hand cannons and other small arms at the Battle of Ain Jalut in 1260.
However, Islamic science declines from the 17th century onwards.



1415

The Battle of Agincourt marks the zenith of mediaeval longbow technology. An English army with a high proportion of archers decimates a French army five to 10 times larger.



1368 to 1644

China's Ming Dynasty drives firearms technology forwards. Developments include the matchlock, which eliminates the need to fire a gun with a hand-held match; the musket; and the naval mine. The dynasty's new technologies are eventually collected in the Huolongjing: a treatise on warfare by Jiao Yu and Liu Ji.



1750 to 1800s

Rockets become a permanent fixture on the battlefield, having gone in and out of fashion over the centuries
Indian Sultan Fateh Ali Tippu successfully deploys rocket artillery against the British, leading inventor Sir William Congreve to develop his own version, the Congreve rocket.


1775

The first submarine used in battle, Turtle, is created by American David Bushnell. The technology remains crude and unsafe for many decades, though several subs are used in the American Civil War (1861 to 1865).


1803

The British army begins using shrapnel shells (invented earlier by the Chinese), named for their inventor Henry Shrapnel. They contain a large number of bullets released at high velocities on detonation. They are eventually replaced by high-explosive shells during the first world war.


     

1836

American inventor Samuel Colt patents a "revolving gun", which improves on several previous designs. Soon renamed the revolver, it is faster to reload than any other firearm, and remains popular today.


1851 to 1861

The first machine guns appear. The Belgian army's multiple-barrelled mitrailleuse is soon followed by the Gatling gun – the first gun that can be continuously fired.


1862

The USS Monitor, the first iron-clad warship, launches from New York. It is designed by Swedish engineer John Ericsson, who had come close to beating steam locomotive Stephenson's Rocket in the competition that made it famous. Ericsson subsequently spends many years experimenting with solar power.


1876 to 1883

Schoolteacher John Holland builds the Fenian Ram, a military submarine, for a band of Irish rebels in the US.
Unlike any previous submarine it has a streamlined shape. However, the rebels are unreliable employers and Holland leaves them in disgust. The sub is never used in anger.


1884

Hiram Stevens Maxim produces the first fully automatic machine gun: the Maxim gun.
In later life, crippled by bronchitis, he develops an early inhaler.



1893

After the assassination of Chicago's mayor, local priest Casimir Zeglen makes the first bulletproof vest that did away with heavy plates of metal. It is made largely from woven silk and works, but still fails to take off.



1909

Hiram Stevens Maxim's son, Hiram Percy Maxim, obtains a patent for a gun silencer.


1914

During the first world war, the British army introduces the first tanks.

1942

The Manhattan Project, the United States' attempt to build the first nuclear bomb, begins under the direction of J. Robert Oppenheimer.


1945

The first successful test of a nuclear bomb is carried out in New Mexico, on 16 July.
On 6 and 9 August, bombs are dropped on the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki, effectively ending the second world war and ushering in a new age of nuclear weaponry.


1952

The first fusion, or hydrogen, bomb is tested by the US in the Marshall Islands.
They use X-rays from a nuclear fission explosion to trigger nuclear fusion reactions between atoms of the hydrogen isotope tritium, like those that take place inside the sun.
A single warhead can be thousands of times more powerful than the Hiroshima bomb.


1953

The first maser (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is built at Columbia University. It produces a tight beam of microwaves. Originally hailed as a "ray gun", it proves impractical as a weapon.



1960

The laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is demonstrated for the first time. It produces a beam of red light.
Lasers find a myriad of uses in society, and in warfare are used for targeting of missiles and other weapons, and as an alternative to radar. Various prototype laser weapons are under development.



1960 to 2000

The Soviet Union begins developing a supercavitating torpedo in the 1960s. By exploiting the way water forms bubbles around fast-moving objects the Shkval can travel at 500 kilometres an hour. It is only completed in the early 1990s.
The US develop their own in 1997 and 10 years later start working on carrying humans in a supercavitation craft.


1974

The first Taser is built after five years of work by NASA researcher Jack Cover.
Billed as a non-lethal weapon, the electric stun gun is now used by police forces around the world. However, claims have been made that it is frequently abused and may cause lasting harm.



1997

The US carries out its first test of an anti-satellite laser.



1999

Experiments with radioactive hafnium are used to argue it is possible to make a simple device that releases a massive amount of gamma rays comparable to a nuclear bomb. No definitive evidence to back up the theory has been released, despite millions of dollars invested by the US military.


2001

US president George W Bush proposes a national missile defence shield. The scheme meets with stinging criticism and the technology repeatedly fails to deliver in tests.
The Active Denial System, a directed-energy weapon intended to harmlessly drive people away, is tested by the US government. The device uses a microwave beam to produce a sensation of intense heat, forcing people to move away. Despite concerns about safety, portable versions have been mooted for police.


2002

For the first time, a high-energy laser is used to shoot down artillery fire.
The Pulsed Energy Projectile (PEP), a laser that can knock you off your feet, is developed.



2007

Australian weapons company Metal Storm files a key patent for its gun, which fires a million rounds a minute.


2008

In another milestone for high-energy lasers, the Airborne Laser is fired from an aircraft for the first time.
Also, Stellar Photonics begins testing of their experimental Plasma Acoustic Shield System, which generates a dazzling series of mid-air explosions by blasting balls of plasma with high-powered lasers.



2009

A US government report advocates using neuroscience to enhance soldiers' abilities.



venerdì 17 maggio 2013

La Grande Guerra sulla Rai

Direttamente dagli archivi Rai, la sintesi degli eventi salienti della Prima Guerra Mondiale fa da sfondo ad un'inchiesta sul rapporto che intercorse tra le innovazioni tecnologiche dei primi del Novecento e la continua richiesta bellica di nuove armi, al solo fine di imporsi su un nemico che pareva inespugnabile dietro il proprio reticolato. La conduttrice "interroga" i principali esponenti delle due correnti socio-politiche, quella pacifista (rappresentata da un giovane Einstein già alle prese con la sua Teoria della Relatività) e quella interventista (che vede nel movimento futurista di Marinetti uno dei principali motori), mentre in secondo piano scorrono le immagini in bianco e nero degli scontri al fronte; ai classici riferimenti dedicati all'introduzione del carro armato e dell'aviazione, si affiancano le riflessioni di Nicola Tranfaglia, professore di Storia dell'Europa all'Università di Torino, in merito al ruolo degli scienziati all'interno di quella che viene definita "La prima guerra moderna". Inoltre, spicca il contributo di Vittorio Marchis, docente di Storia della Tecnologia al Politecnico di Torino (nonché mio professore), che arriva a descrivere come "scienza, industria, economia e politica diventano un tutt'uno". Il minidocumentario si chiude sull'analisi della Guerra Chimica applicata nelle trincee tramite lancio di cloro e altre sostanze di recente sintetizzazione.


martedì 14 maggio 2013

Un testimonial d'eccezione



Leonardo Da Vinci



Pittore, scultore, architetto, ingegnere militare, chirurgo, studioso di anatomia (ma al tempo stesso profanatore di cadaveri), appassionato di aerodinamica, scienziato, poeta improvvisato, umanista,musicista, scenografo: questo, e tanto altro ancora, concentrato nella persona alquanto singolare di Leonardo figlio di Ser Piero, il cui cognome deriva dalla toponomastica del suo paese di origine, Vinci, appunto, dove vede la luce il 15 aprile del 1452. Una vita incredibilmente ricca di eventi, la sua, terminata ad Amboise nel 1519 tra le braccia del Re di Francia, almeno secondo la leggenda, che ne era diventato mecenate, ma soprattutto amico fidato, tanto da ereditare gran parte dei manoscritti lasciati dal tuttologo fiorentino, ora dispersi ai quattro angoli del pianeta. Per una biografia estremamente accurata e perfino divertente da consultare, fate riferimento al sito commerciale ufficiale dedicato a Leonardo e alle sue opere , ovvero:


Quello che interessa ai fini del blog, tuttavia, resta la sua sterminata produzione (purtroppo rimasta confinata sul progetto cartaceo e mai realizzata a causa dell'arretratezza tecnologica dell'epoca, rispetto al genio visionario di Leonardo) in termini di strategia militare: dal già citato carro armato alla macchina volante, passando per il paracadute, bombarde e balestre di ogni foggia e calibro, nonché fortificazioni apparentemente inespugnabili e imbarcazioni dall'aspetto minaccioso. Una raccolta dettagliata delle sue principali idee in campo bellico è reperibile al seguente indirizzo, con tanto di indicazione del Codice di riferimento e ricostruzione in grafica moderna del disegno originale:





Piccolo retroscena interessante: la fama di Leonardo Da Vinci gli ha regalato perfino una parte all'interno di alcuni episodi del videogioco "Assassin's Creed", dove l'inventore mette la sua fantasia al servizio della causa di un giovane rampollo fiorentino, Ezio Auditore; appartenente alla segreta setta degli Assassini, la cui origine risale all'occupazione crociata della Palestina, quest'ultimo appare determinato a contrastare i piani di conquista del mondo dei suoi nemici, eredi a loro volta dell'Ordine Templare, e impersonati nello specifico del Rinascimento dalla famiglia Borgia. Nella sua scalata (metaforica e non, visto l'agilità con cui si sposta da un tetto all'altro, prima a Firenze e in seguito nella Città Eterna), il protagonista non può fare a meno di servirsi di alcune apparecchiature sviluppate appositamente per lui da Leonardo in persona, quali una coppia di lame celate sotto la manica, per eliminare guardie e personaggi di spicco senza perdere la propria  copertura, alcuni ganci da arrampicata e perfino un prototipo di pistola da polso. Nel corso della sua avventura, Ezio si rivolge periodicamente al suo fornitore ufficiale per riparare l'equipaggiamento ed eventualmente aggiornarlo, senza dimenticare di svolgere in cambio alcuni favori a tutto vantaggio di Da Vinci, come ad esempio evitare che le macchine da guerra descritte in questo post cadano nelle mani dei Borgia-Templari. Una florida collaborazione descritta da questo video In-Game: