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giovedì 30 maggio 2013

"Creativi al fronte"- Intervista ad Alessandro Barbero


Alessandro Barbero, 52 anni, insegna Storia medioevale all'Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi studi, l'ultimo dei quali è "Benedette guerre: crociate e jihad", uscito per la collana "I libri del Festival della Mente". E' anche acclamato autore di romanzi: con "Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo" ha vinto il Premio Strega 1996









La guerra ha una sua creatività distruttrice, questa è la sua teoria esposta nel corso dell'ultimo (2010, ndr) Festival della Mente di Sarzana. Può spiegarci che cosa intende? 

"In ogni epoca gli Stati e le comunità hanno investito molto nella preparazione militare: in risorse materiali, umane e intellettuali. Anche se mettere in piedi un esercito o una flotta è sempre stato uno sforzo assai pesante, ogni società si è accollata questo peso. Si può raccontare una guerra anche attraverso l'analisi di questi sforzi"

Quindi sulla linea del fronte agiscono anche i creativi. Come?

"Partiamo da un esempio concreto: la falange macedone. A differenza degli opliti greci, che combattevano con lance corte, Alessandro Magno seppe esaltare questa formazione che sembrò spazzare via tutte le altre. Era impossibile avvicinarsi a un corpo unico che marciava puntando in avanti armi da difese lunghissime (sarisse dell'ordine di sei metri) . Ma quando la falange si trovò di fronte i legionari romani, che invece combattevano con le spade corte riuscendo ad infilarsi tra le picche dei Greci e arrivando a contatto di corpo, la falange fu sconfitta"

Le legioni romane costituirono dunque il punto di arrivo?

"Solo fino a che, verso la fine dell'Impero, non si trovarono davanti ai barbari e alla loro cavalleria. L'impeto di un cavaliere che ti piomba addosso è difficile da tenere a bada con una spada corta. Allora i legionari riscoprirono l'utilità tattica della falange. Il discorso è infinito, non c'è mai un'innovazione che detta legge per sempre. Anzi, spesso una soluzione militare creativa è vincente soltanto in un determinato contesto"

Quanto era creativo o tecnologicamente avanzato il mondo romano?

"Sotto il profilo del genio civile era all'avanguardia. Pensiamo alle strade e ai ponti, all'arte della fortificazione e degli accampamenti: un bello sforzo di progettazione! Invece era a un livello molto primitivo riguardo all'agricoltura, fattore che incise sulla caduta dell'Impero. Roma ha avuto i suoi guai anche perché non era facile mantenere e reclutare un esercito così numeroso come quello che le occorreva per controllare le province. Al contrario, il Medioevo non ha avuto un grande potere centrale in grado di gestire le risorse dall'alto, come Roma, ma in compenso ha conosciuto un grande progresso capillare dal basso,con la diffusione di migliori metodi di coltivazione, per esempio, ma anche con innovazioni militari. Pensiamo alla staffa staffa, che i Romani non conoscevano. Infatti erano combattenti assai poco efficaci a cavallo. La carica con l'armatura e con la lancia in resta, come quella dei cavalieri medievali, senza la staffa non si può fare, si verrebbe sbalzati via. Queste piccole innovazioni dal basso, in fondo, sono la vera chiave dello sviluppo dell'Occidente e della sua supremazia militare.

Quindi novità come l'arco lungo, la "mitragliatrice" del Medioevo, non sono arrivate per input di qualche generale illuminato?

"Il longbow è il prodotto di una cultura contadina come quella inglese, che viveva molto di caccia. Per tendere un arco così ci voleva la forza di un uomo abituato ai lavori pesanti. Solo in seguito è diventato un'arma di battaglia"

Facciamo un altro esempio di creatività medievale...

"L'esercito nel Medioevo era formato innanzitutto da cavalieri: uno solo di loro era più efficace, sul campo di battaglia, di una moltitudine di fanti. Ma si portava dietro costi enormi per produrre le armi e l'armatura e per mantenere il cavallo, che veniva allevato appositamente fra le razze più possenti. L'equipaggiamento di un cavaliere costava come una mandria di buoi. Da qui scaturì una conseguenza: il Medioevo inventò la società feudale allo scopo di permettere al re di avere sempre a disposizione un alto numero di cavalieri pronti a scendere in battaglia. L'intera struttura feudale ruotava attorno a questo obiettivo: i vassalli destinavano i figli all'impiego delle armi, che richiedeva un lungo addestramento, e stuoli di contadini per mantenerli. Ecco una risposta creativa e razionale al problema di come mettere in campo il maggior numero di cavalieri"

La nascita successiva delle città portò qualche innovazione?

"Poca cosa. Esaminiamo la battaglia di Campaldino, che nel '200 vide lo scontro tra i comuni italiani di Arezzo e Firenze, tra ghibellini e guelfi: gli eserciti che si affrontavano non erano più feudali, ma formati dai benestanti delle città; nascevano da un'economia diversa, da un diverso quadro sociologico. In città giravano soldi, c'era molta mobilità sociale, eppure anche i ricchi commercianti volevano fregiarsi dello status di cavalieri e si affrettavano a comprare armi e cavalli. Quindi gli eserciti in campo erano ancora formati da cavalieri: quella era la tecnologia disponibile, e la struttura sociale si adeguava alle esigenze della guerra"

Che cosa cambiò con l'avvento delle armi da fuoco?

"Tutto. Dietro una battaglia di oltre 500 anni dopo, come Waterloo, c'era una società di massa con eserciti di massa. Le armi da fuoco avevano reso l'armatura di un cavaliere inutile. Gli eserciti erano composti da fanteria. Imparare a usare un moschetto richiedeva poche settimane di addestramento. quindi chiunque poteva diventare un soldato e i governi si attrezzarono per avere un gran numero di uomini. Infatti, con la Rivoluzione Francese venne introdotta la leva obbligatoria. Visto che si potevano avere migliaia di civili coscritti, bisognava investire molto sull'addestramento. Le battaglie napoleoniche impiegarono eserciti che riflettevano il sogno illuminista di poter addestrare gli uomini e trasformarli in ingranaggi di una macchina. Anche in quell'epoca, l'evoluzione delle armi e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie spinsero le società a porsi certi quesiti e a risolverli con creatività"

E i giorni nostri?

"Tutto è più specialistico e compartimentato. Studiando le guerre del passato ci si rende conto di come una volta si andasse per tentativi, non esistevano complesse suddivisioni per competenza. Faccio l'esempio di Lepanto, una battaglia tra flotte di galee.quindi navi a remi-tra due superpotenze come l'Impero spagnolo di Filippo II, alleato con la Repubblica di Venezia, e l'Impero Ottomano. Ebbene, nel XVI secolo il re di Spagna era costretto a occuparsi personalmente dell'allestimento della sua flotta e degli innumerevoli problemi che questo comportava: per fabbricare le galee occorrevano alberi ad alto fusto, ma in una Spagna già deforestata non c'era abbastanza legname, quindi bisognava reperirlo in altri territori dell'Impero, per esempio nel Regno di Napoli, sui monti della Sila. Chi si occupava di questo? Il re con pochi segretari. Bisognava trovare i rematori (ce ne volevano 200 o più per ogni imbarcazione) e il re doveva valutare se ordinare nei sui territori la circoscrizione obbligatoria, una novità considerata politicamente pericolosa, o se ricorrere a volontari"


Tratto da "Focus Wars" N°1 dell'inverno 2010, pagg. 16-19

lunedì 20 maggio 2013

Anno nuovo, arma nuova...

-"Non so con quali armi si disputerà la Terza Guerra Mondiale, ma di una cosa sono certo: che la Quarta verrà combattuta con sassi e bastoni"-          Albert Einstein 


400,000 BC

The earliest evidence of humans using spears, in a part of Germany now near Schöningen. However, one population of modern chimpanzees in Senegal uses spears to hunt bushbabies, suggesting the technology may have been used by our most primitive ancestors.


40,000 to 25,000 BC

The atlatl, sometimes dubbed the Stone Age Kalashnikov, throws a flexible dart that can kill a deer at 40 metres. Developed in northern Africa, it spreads throughout the world, being later replaced by the bow and arrow.



23,000 BC

Boomerangs are strongly associated with Australia's Aboriginal people, but were actually used as hunting weapons throughout Europe and Africa. Most boomerangs do not come back when thrown.
The oldest boomerang yet, 23,000 years, was made from a mammoth tusk and discovered in a cave in Poland


20,000 BC

The earliest arrowheads date from this time, suggesting that bows and arrows were in use.
Some believe they were invented much earlier, pointing to a single 60,000-year-old stone that may or may not be an arrowhead.
A thorough analysis of projectile points from archaeological digs around the world suggests that projectile weapons were not in widespread use before 50,000 years ago


5300 BC

Horses are first domesticated, on the steppes of Kazakhstan.
As well as revolutionising transport in general, horses are instrumental in the history of warfare. Only in the 20th century, with the appearance of rapid-fire weapons such as machine guns, do armies turn away from a reliance on horses.


5000 BC

The Bronze Age enables the development of the first metal daggers, and later swords.
By 1000 BC, swords are intertwined with Celtic mythology and ritual in Britain, reflecting their importance in society. Perhaps echoed by the Excalibur myth, swords are ceremonially placed in rivers, possibly as offerings to gods


500 BC

The traction trebuchet is thought to have been developed in China around this time. Powered by teams of about a dozen people, it could sling balls of rock as far as 125 metres. Around the same time, the ancient Greeks develop their own siege weapon, the ballista, a kind of scaled-up crossbow.
The traction trebuchet was long considered to be folklore, until a working model was built in 1991 and shown to be effective. It was eventually replaced by the counterweight trebuchet, which is driven by a falling weight rather than manpower, in the Middle Ages.


800 to 1300 AD

Gunpowder is invented in China. This leads rapidly to a primitive firearm, the "fire lance", the first rocket, known as the "fire arrow", and primitive bombs under the Song Dynasty (960 to 1279) – new technology partly driven by aggressive neighbours like the Jin Dynasty to the north.


1200 to 1600

The Golden Age of Islam (600 to 1600 AD) rescues the advances of classical civilisations after the fall of the Roman Empire.
Firearms technology develops rapidly and Egyptian soldiers are the first to use hand cannons and other small arms at the Battle of Ain Jalut in 1260.
However, Islamic science declines from the 17th century onwards.



1415

The Battle of Agincourt marks the zenith of mediaeval longbow technology. An English army with a high proportion of archers decimates a French army five to 10 times larger.



1368 to 1644

China's Ming Dynasty drives firearms technology forwards. Developments include the matchlock, which eliminates the need to fire a gun with a hand-held match; the musket; and the naval mine. The dynasty's new technologies are eventually collected in the Huolongjing: a treatise on warfare by Jiao Yu and Liu Ji.



1750 to 1800s

Rockets become a permanent fixture on the battlefield, having gone in and out of fashion over the centuries
Indian Sultan Fateh Ali Tippu successfully deploys rocket artillery against the British, leading inventor Sir William Congreve to develop his own version, the Congreve rocket.


1775

The first submarine used in battle, Turtle, is created by American David Bushnell. The technology remains crude and unsafe for many decades, though several subs are used in the American Civil War (1861 to 1865).


1803

The British army begins using shrapnel shells (invented earlier by the Chinese), named for their inventor Henry Shrapnel. They contain a large number of bullets released at high velocities on detonation. They are eventually replaced by high-explosive shells during the first world war.


     

1836

American inventor Samuel Colt patents a "revolving gun", which improves on several previous designs. Soon renamed the revolver, it is faster to reload than any other firearm, and remains popular today.


1851 to 1861

The first machine guns appear. The Belgian army's multiple-barrelled mitrailleuse is soon followed by the Gatling gun – the first gun that can be continuously fired.


1862

The USS Monitor, the first iron-clad warship, launches from New York. It is designed by Swedish engineer John Ericsson, who had come close to beating steam locomotive Stephenson's Rocket in the competition that made it famous. Ericsson subsequently spends many years experimenting with solar power.


1876 to 1883

Schoolteacher John Holland builds the Fenian Ram, a military submarine, for a band of Irish rebels in the US.
Unlike any previous submarine it has a streamlined shape. However, the rebels are unreliable employers and Holland leaves them in disgust. The sub is never used in anger.


1884

Hiram Stevens Maxim produces the first fully automatic machine gun: the Maxim gun.
In later life, crippled by bronchitis, he develops an early inhaler.



1893

After the assassination of Chicago's mayor, local priest Casimir Zeglen makes the first bulletproof vest that did away with heavy plates of metal. It is made largely from woven silk and works, but still fails to take off.



1909

Hiram Stevens Maxim's son, Hiram Percy Maxim, obtains a patent for a gun silencer.


1914

During the first world war, the British army introduces the first tanks.

1942

The Manhattan Project, the United States' attempt to build the first nuclear bomb, begins under the direction of J. Robert Oppenheimer.


1945

The first successful test of a nuclear bomb is carried out in New Mexico, on 16 July.
On 6 and 9 August, bombs are dropped on the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki, effectively ending the second world war and ushering in a new age of nuclear weaponry.


1952

The first fusion, or hydrogen, bomb is tested by the US in the Marshall Islands.
They use X-rays from a nuclear fission explosion to trigger nuclear fusion reactions between atoms of the hydrogen isotope tritium, like those that take place inside the sun.
A single warhead can be thousands of times more powerful than the Hiroshima bomb.


1953

The first maser (Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is built at Columbia University. It produces a tight beam of microwaves. Originally hailed as a "ray gun", it proves impractical as a weapon.



1960

The laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) is demonstrated for the first time. It produces a beam of red light.
Lasers find a myriad of uses in society, and in warfare are used for targeting of missiles and other weapons, and as an alternative to radar. Various prototype laser weapons are under development.



1960 to 2000

The Soviet Union begins developing a supercavitating torpedo in the 1960s. By exploiting the way water forms bubbles around fast-moving objects the Shkval can travel at 500 kilometres an hour. It is only completed in the early 1990s.
The US develop their own in 1997 and 10 years later start working on carrying humans in a supercavitation craft.


1974

The first Taser is built after five years of work by NASA researcher Jack Cover.
Billed as a non-lethal weapon, the electric stun gun is now used by police forces around the world. However, claims have been made that it is frequently abused and may cause lasting harm.



1997

The US carries out its first test of an anti-satellite laser.



1999

Experiments with radioactive hafnium are used to argue it is possible to make a simple device that releases a massive amount of gamma rays comparable to a nuclear bomb. No definitive evidence to back up the theory has been released, despite millions of dollars invested by the US military.


2001

US president George W Bush proposes a national missile defence shield. The scheme meets with stinging criticism and the technology repeatedly fails to deliver in tests.
The Active Denial System, a directed-energy weapon intended to harmlessly drive people away, is tested by the US government. The device uses a microwave beam to produce a sensation of intense heat, forcing people to move away. Despite concerns about safety, portable versions have been mooted for police.


2002

For the first time, a high-energy laser is used to shoot down artillery fire.
The Pulsed Energy Projectile (PEP), a laser that can knock you off your feet, is developed.



2007

Australian weapons company Metal Storm files a key patent for its gun, which fires a million rounds a minute.


2008

In another milestone for high-energy lasers, the Airborne Laser is fired from an aircraft for the first time.
Also, Stellar Photonics begins testing of their experimental Plasma Acoustic Shield System, which generates a dazzling series of mid-air explosions by blasting balls of plasma with high-powered lasers.



2009

A US government report advocates using neuroscience to enhance soldiers' abilities.



mercoledì 24 aprile 2013

Una Storia corazzata

Combinare elevata potenza di fuoco insieme ad un'armatura impenetrabile, al riparo della quale un pugno di uomini possa tenere testa ad un intero esercito, il tutto in movimento: ecco la strategia ideale che generazioni e generazioni di generali hanno tentato, con più o meno fortuna, di attuare sul campo di battaglia. Il prototipo, apparentemente insospettabile, getta le radici nel Medio Oriente del secondo millennio a.C., sotto le sembianze del carro falcato di invenzione assira, successivamente reinterpretato da Egizi e Persiani; un carro da guerra trainato da cavalli (che all'epoca non venivano ancora cavalcati, perlomeno in guerra, ma soltanto sfruttati come forza motrice) e munito di lame taglienti sulla testa e sul timone, sui mozzi delle ruote e sulle sponde. Al suo controllo presiedeva un auriga, mentre un secondo soldato, solitamente armato di lancia o preferibilmente arco, scagliava proiettili la cui velocità andava sommata a quella del mezzo, aumentando di conseguenza la penetrazione all'interno delle corazze nemiche.



Il suo utilizzo tramontò in epoca romana, come testimonia questo passo tratto dall' "Epitoma Rei Militari" di Vegezio:

"Il re Antioco e Mitridate utilizzarono in guerra quadrighe falcate. Queste dapprima incussero grande terrore, ma in seguito divennero oggetto di derisione. È infatti difficile trovare un terreno completamente pianeggiante per il carro falcato, il minimo ostacolo gli impedisce la via e viene catturato se solo uno dei due cavalli viene colpito o ferito. Ma la maggior parte di essi furono annientati da questa tecnica adottata dall'esercito romano:non appena si ingaggiava la battaglia, i Romani improvvisamente lanciavano su tutto il campo triboli, contro i quali le quadrighe in corsa scontrandosi si distruggevano. Il Tribolo è una macchina da difesa formata da quattro pali, che, in qualsiasi modo si scagli, sta su tre piedi ed è pericolosa per il quarto piede, che sta dritto"


Fu quindi il turno degli stessi romani introdurre una nuova soluzione bellica capace di contenere le perdite in campo aperto: la temutissima "testuggine" costituiva la nemesi di qualsiasi assediato. Si trattava non più di un vero e proprio mezzo, bensì di una formazione altamente organizzata di legionari, che univano i propri scudi rettangolari a formare una coriacea muraglia su tre lati e sul capo, in modo tale da contrastare il lancio di pietre e frecce dalle mura verso cui la testuggine si avvicinava minacciosa. L'unico punto debole risiedeva appunto nella mancata copertura della retroguardia, una falla che Annibale non mancò di sfruttare nella disfatta di Canne del 216 a.C., durante la Seconda Guerra Punica.




Il Medioevo non apportò grandi cambiamenti al concetto di "carro corazzato", forse perché erano ritenute più che sufficienti le pesanti armature (nel XV secolo si arriverà addirittura a 50 chili, tanto che nessun cavaliere poteva fare a meno del supporto di un paggio incaricato di vestire il proprio signore e di soccorrerlo in caso di ferite) che ogni nobile doveva procurarsi, non soltanto per assicurarsi la dovuta protezione, ma soprattutto per ribadire il proprio status sociale. Nel 1335, però, Guido da Vigevano ultima la sua opera più nota, il "Texaurus regis francie", dove, su incarico di Sua Maestà in persona, illustra le principali innovazioni che offre la tecnologia militare del tempo, con particolare riguardo alla modularità degli elementi costituenti (non si dimentichi che la Guerra dei Cent'anni sarebbe scoppiata da lì a due anni, da qui il bisogno di soluzioni pratiche e facilmente riproducibili); non manca nemmeno una sorta di carro semovente, il cui progetto leggermente utopistico viene presentato a cavallo dei capitoli undicesimo e dodicesimo. Un complesso sistema di ingranaggi, nascosti all'interno di una pesante armatura, mette in moto un primitivo albero motore che trasmette il movimento a ruote dentate, per favorire la presa anche su terreni fangosi; la novità sta però nell'alimentazione di questa diavoleria, che può essere trainata da cavalli, come anche azionata dagli stessi uomini al suo interno o perfino, udite udite, appoggiarsi sulla forza del vento, alla stregua di un mulino su ruote. Ovviamente, a tutt'oggi non risultano riproduzioni realistiche ed efficaci di questi disegni, che tuttavia funsero da ispirazione per il trentenne Leonardo da Vinci, che nel 1482 si apprestava a stupire Ludovico il Moro con tutta una serie di progetti avveniristici, al fine di ingraziarsi il duca di Milano, notoriamente di animo bellicoso. 

""Farò carri coperti, securi e inoffensibili; e quali intrando intra li nimici con le sue artiglierie, non è sì grande moltitudine di gente d’arme che non rompessimo. E dietro a questi potranno seguire fanterie assai illese e senza alcuno impedimento." (Codice Arundel, foglio 1030)

Una corazzatura a piastre metalliche culminava con una sorta di torretta di osservazione, da cui uno degli otto uomini dell'equipaggio forniva le indicazioni balistiche necessarie a dirigere il fuoco della batteria di cannoni distribuita lungo tutta la circonferenza della testuggine lignea. La trazione spettava agli stessi soldati, in quanto l'impiego di animali sembrava rischioso a causa della possibilità che le esplosioni li spaventassero, portando il carro fuori controllo. 


Per i tre secoli successivi, nessuno si curò più di sviluppare armi del genere, probabilmente in mancanza di un'adeguata protezione dalle armi da fuoco. Eppure, con l'avvento dell'acciaio, si fece strada la possibilità di creare corazze sufficientemente spesse da rintuzzare, o almeno frenare, i proiettili nemici, senza rinunciare alla mobilità assicurata dai combustibili moderni, che permettevano di rimpiazzare gli ingranaggi pesanti e soggetti ad inceppamento con semplici motori a scoppio. Furono gli Inglesi a giocarsi per prima questa carta sul campo di battaglia, in piena Prima Guerra Mondiale, come ben descrive Simone Pellizza nel suo saggio online intitolato "Piccoli Titani":





Il termine del conflitto sancì una vera e propria escalation internazionale, volta a schierare di volta in volta il carro armato che meglio coniugasse manovrabilità, potenza di fuoco e protezione. La Germania, cui gli accordi di Versailles avevano espressamente vietato qualsiasi operazione in ambito militare, sviluppò in gran segreto quelli che sarebbero passati alla Storia come "Panzer" (mentre alla comunità internazionale si mostravano filmati inerenti ad esercitazioni con carri di cartone, apparentemente innocui e rassicuranti per le ignare potenze avversarie), i quali nel corso dell'Operazione Barbarossa si sarebbero violentemente scontrati con i famigerati T-34 di Stalin, che, insieme ai successivi modelli T prodotti in serie dalle industrie trasferite al di là degli Urali, avrebbero ricacciato la Wehrmacht fin nei sobborghi di Berlino. Anche sul fronte occidentale vennero schierati fior fiore di carri armati, a partire dagli Sherman americani, che guidarono sia lo sbarco in Normandia, sia l'offensiva delle Ardenne. I Crusader inglesi invece ebbero facilmente ragione dei corazzati in forze all'esercito sabaudo di stanza in Tripolitania; Rodolfo Graziani, comandante del contingente italiano nel biennio 1940-1941,  aveva a disposizione soltanto i carri leggeri L3/35, che, seppur decisamente più veloci del loro corrispettivo inglese (42 contro 24 km/h di velocità di punta), presentavano una corazza spessa a malapena un sesto, uno spazio per l'equipaggio talmente ridotto da poter ospitare a malapena due uomini e una totale mancanza di cannoni, a fronte di un paio di mitragliatrici da 8mm che facevano il solletico ai pochi, ma pesanti, blindati anglo-egiziani. Inutile spiegare il perché dell'appellativo "Scatolette di sardine" che i nostri soldati affibbiarono a quei carri armati terribilmente arretrati...



E oggi? Sul panorama bellico spiccano svariati modelli, dal Leclerc d'Oltralpe al Leopard della nuova Germania, mentre l'Italia recupera un po' di terreno (e di reputazione) con un Ariete forse non all'altezza dei suoi colleghi, ma comunque dotato di una discreta efficienza. Niente comunque può competere con l'Abrams M1 che la Casa Bianca ha più volte schierato nei conflitti combattuti a partire dal 1981, data d'inizio della sua produzione: ha costituito l'ossatura dell'attacco terrestre nel corso dell'Operazione Desert Storm (Prima Guerra del Golfo), per poi riaffermare la sua dimestichezza col deserto nell'occupazione dell'Iraq di Saddam Hussein. La scheda tecnica (tratta da Wikipedia) che lo accompagna ha dell'incredibile: 



Tipo Main Battle Tank
Equipaggio 4 uomini (comandante, pilota, puntatore e servente al pezzo)
Progettista Chrysler Defense (now General Dynamics Land Systems)
Costruttore Lima Army Tank Plant (1980-present)
Detroit Arsenal Tank Plant (1982–1996)
Data entrata in servizio 1981
Utilizzatore principale Stati Uniti
Esemplari Oltre 9000
Costo unitario US$6.21 milioni (M1A2 / FY99)

Dimensioni e pesi

Lunghezza 9,766 m
Larghezza 3,655 m
Altezza 2,895 m
Peso M1: 55,7 t
M1A1:61,3 t
M1A2: 62,1

Propulsione e Motore 
turbina a gas Avco Lycoming AGT-1500
Potenza 1500 hp
Rapporto peso/potenza 24
Trazione cingolata
Sospensioni barra di torsione

Prestazioni

Velocità su strada 56 km/h (M1A2)
Velocità fuori strada 40 km/h (M1A2)
Autonomia 465,29 km (con sistema NBC in uso: 449,19 km)
Armamento e corazzatura
Armamento primario M1: cannone M68 da 105 mm rigato
dall'M1A1 in avanti: cannone a canna liscia M256 da 120 mm
Armamento secondario 1 mitragliatrice M2 da 12,7 mm
2 mitragliatrici M240 7,62 mm
Corazzatura Composita Chobham

Un'ultima curiosità: l'Abrams M1 si è guadagnato il soprannome di "gas guzzler", ovvero "tracannatore di benzina", a causa del suo smodato consumo di benzina, dell'ordine di 450 litri per 100 km. Che dire, anche in periodo di crisi, con il prezzo del petrolio alle stelle, sembrano soldi assolutamente ben spesi, almeno a giudicare dalla prestazioni riprese in questo video... 








mercoledì 10 aprile 2013

"War Horse"- Il tramonto della cavalleria

"Kat dice: "Cavalli feriti". [...] Le masse nere dei cavalli esitano, si afflosciano. Finalmente! Ma non è finita ancora. Gli uomini non riescono ad avvicinarsi ai cavalli feriti che, terrorizzati, scorrazzano qua e là tutto, il dolore nelle loro gole spalancate. Una delle figure nere mette un ginocchio a terra; si ode un colpo: un cavallo si abbatte, ancora uno. L'ultimo punta sulle gambe davanti, e si gira in tondo come una giostra; si gira in cerchio con la groppa a terra; avrà la spina dorsale fracassata. Un soldato accorre e lo abbatte; lento, umile, scivola a terra." - Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale





















sabato 30 marzo 2013

La Prima Guerra Mondiale dalla A alla Z

A come AVIAZIONE: sulla scia del successo dei fratelli Wright, i cieli della Grande Guerra fanno per la prima volta nella Storia da sfondo ad epici duelli aerei, in cui si fronteggeranno piloti del calibro di Manfred Von Richthofen, meglio noto come "Barone Rosso".


B come BANCAROTTA: contrariamente all'opinione comune, la fine del conflitto è determinata molto più dal dissesto finanziario degli Imperi Centrali che da un'effettiva sconfitta sul campo di battaglia.



C come CARRO ARMATO: la vera rivoluzione bellica del XX secolo; per quanto ancora goffi, costosi e poco determinanti dal punto di vista offensivo, i mezzi corazzati finiranno a breve per costituire l'ossatura di qualsiasi esercito, diventando in seguito la marcia in più a disposizione della Wermacht nazista nell'esecuzione della Blitzkrieg, la Guerra Lampo.

D come DISPERAZIONE: è questo il sentimento più diffuso tra le truppe una volta esaurito l'ardore patriottico iniziale; sottoposti quotidianamente a strategie improvvisate da ufficiali inadeguati, bombardamenti a tappeto dell'artiglieria nemica e condizioni igieniche al limite dell'immaginazione, molti soldati presenteranno chiari sintomi di malattie mentali.


E come EQUITAZIONE: come ben descritto nel film "War Horse", l'introduzione delle nuove tecnologie, quali mitragliatrici automatiche e fucili di precisione, segna il definitivo declino dell'impiego del cavallo sul campo di battaglia, sancendo la fine di un sodalizio tra uomo ed animale che durava da almeno tre millenni.


F come FUTURISMO: il movimento prettamente italiano che elegge la macchina a simbolo delle potenzialità umane, scorge nella Guerra, a volte ritenuta addirittura un'iniziativa "purificatrice", la manifestazione più completa del Progresso e si presenta fin da subito come il principale portavoce della corrente interventista, perlomeno in campo artistico.


G come GAS: la cosiddetta "Guerra Chimica" non costituisce certo una novità nel panorama bellico, ne è un esempio il fuoco greco, una mistura incendiaria capace di debellare intere flotte in poche ore. Tuttavia, l'introduzione di composti volatili altamente velenosi, primo su tutti il Cloro, suscita uno sdegno generalizzato tale da indurre la comunità internazionale a vietarne l'uso subito dopo la conclusione del conflitto.


H come HITLER: nato nei sobborghi di Branau, in Austria, classe 1889, Adolf Hitler sfoga la frustrazione per i suoi insuccessi (era stato scartato dall'Accademia delle Belle Arti di Vienna) arruolandosi nell'esercito del Kaiser, in cui si guadagnerà per ben due volte la Croce di Ferro; nel fango delle trincee inizierà a maturare un profondo sentimento antisemita e bellicista che sfocerà nel giro di poco più di un decennio nella follia del Partito Nazista. che non a caso farà presa sul malcontento generalizzato dello sconfitto popolo tedesco.


I come IMPERI CENTRALI: tra le innumerevoli cause dello scoppio della guerra, non si può non annoverare la volontà di potenza della neonata Germania, ansiosa di assumere il ruolo di guida europea a scapito di Francia e soprattutto Regno Unito, nazione contro cui aveva già da decenni intrapreso una decisa lotta a livello industriale. Il decadente Impero Austroungarico verrà invece trascinato nel fango delle trincee senza un'adeguata mobilitazione, determinando il suo stesso crollo.


L come LUSITANIA: il nome del transatlantico britannico affondato nel corso del secondo anno di guerra ad opera degli U-Boot, i sottomarini tedeschi che infestavano l'Oceano Atlantico; a bordo non mancavano  passeggeri di origine americana, e la Casa Bianca di Wilson (notoriamente di impostazione pacifista) sfrutterà l'attentato come pretesto per intervenire nel conflitto a fianco dell'Intesa.


M come MINIERE: i bacini della Ruhr e della Saar, presso cui si estraevano i principali minerali alla base della produzione bellica (e non solo), sono teatro dopo il 1918 di una violenta spartizione a scapito della sconfitta Germania.


N come NATALE 1914: "A Natale a casa", ripeteva frequentemente il Kaiser da Berlino per incoraggiare i propri sudditi su quella che avrebbe dovuto trattarsi di una brevissima permanenza al fronte. In realtà, i coscritti tedeschi, esattamente come i loro avversari al di là del filo spinato, sarebbero stati costretti a trascorrere altri tre inverni tra bombe e assalti alla baionetta; ma questo non ha impedito ai soldati di celebrare quella che è passata alla Storia come Tregua di Natale, in cui i soldati di entrambi gli schieramenti si risolsero a mettere da parte momentaneamente ogni rancore per festeggiare insieme il 25 di Dicembre, organizzando incredibilmente perfino una partita di calcio.


O come OSPEDALE MILITARE: il bilancio in termine di perdite umane della Grande Guerra segna ben dieci milioni di caduti, all'incirca equamente suddivisi tra i due schieramenti, più del doppio per quanto riguarda i feriti, a cui vanno ad aggiungersi i dispersi e i civili coinvolti nel massacro. Ne consegue che al fronte il pronto soccorso lavorasse a pieno regime: negli improvvisati ospedali da campo giungevano quotidianamente centinaia, se non migliaia, di feriti più o meno gravi, che subivano un sommario smistamento ad opera degli addetti al triage e spesso venivano operati d'urgenza all'interno di ambienti tutto fuorché asettici; in mancanza di antibiotici (ricordiamo che Fleming sintetizzò la penicillina soltanto nel 1928) le infezioni erano all'ordine del giorno e non è un caso se al termine del conflitto si diffuse l'Influenza cosiddetta "Spagnola", che finì per mietere ancora più vittime della guerra stessa.


P come PIAVE: entrata in guerra con un anno di ritardo e per di più rinnegando gli accordi precedentemente stipulati con gli Imperi Centrali, l'Italia sabauda apre un fronte nel Nord-Est del Paese, ansiosa di annettere Trento e Trieste a scapito dell'Impero-Austroungarico; nell'autunno del 1917 è però quest'ultimo ad imporsi con un'offensiva che sospinge gli Italiani prima al di là del Tagliamento e infine oltre il Piave, che diventa il punto di partenza per la riscossa del 1918.


Q come QUATTORDICI PUNTI DI WILSON: la conferenza di Versailles che sancisce la definitiva chiusura delle ostilità vede Francia ed Inghilterra imporre devastanti condizioni di resa agli Imperi Centrali e in particolare alla Germania, cui si nega l'accesso a tutte le colonie, la possibilità di riorganizzare un esercito (divieto che verrà in seguito eluso da Hitler) e di sfruttare i giacimenti minerari di frontiera; il presidente statunitense Woodrow Wilson ne approfitta invece per presentare un fondamentale documento alla base delle teorie moderne sulla sovranità territoriale e sull'autodeterminazione dei popoli. In quattordici voci, vengono affrontati argomenti come la diplomazia manifesta, l'abbattimento delle dogane e la questione mediorientale, nonché auspicata la creazione di un'organizzazione sovranazionale, embrione di quello che diventerà poi l'ONU, ovvero la "Società delle Nazioni", con compito di supervisione sui rapporti tra singoli stati.


R come (FUCILE A) RIPETIZIONE: il Mannlicher in forza alle truppe Austriache, il Mosin Nagant dei soldati dello Zar, il Lee usato dai militari britannici e il Mauser americano, sono solo alcuni degli esempi di fucili che seminavano il panico nelle trincee a causa della loro notevole potenza di fuoco, almeno per l'epoca; tutto merito dell'invenzione della "polvere senza fumo", avvenuta in Francia qualche decennio prima dell'inizio delle ostilità, che rendeva tali armi più economiche e maneggevoli, favorendone di conseguenza la distribuzione anche tra i gradi più bassi dell'esercito.


S come SIDERURGIA: il mantenimento della posizione, in una guerra di trincea, si realizza principalmente attraverso l'impiego smodato di mortai, mitragliatrici e di tutta una serie di armi in acciaio e ferro, che richiedono manutenzione continua e anche una rapida sostituzione in caso di guasto o cattura da parte del nemico. Ad occuparsi degli approvvigionamenti provvede quasi esclusivamente l'industria siderurgica nazionale, in quanto gli scambi commerciali con l'estero subiscono un drastico calo a causa del conflitto, se non addirittura una chiusura totale come avviene tra Italia e Germania, economicamente alleate ma avversarie sul campo di battaglia; vengono quindi a formarsi lobby di industriali che sostengono a gran voce le istanze degli Interventisti per puro tornaconto.


T come TRINCEA: già impiegate sugli scenari della Guerra Civile Americana (1861-1865), le trincee scavate nel terreno assumono una valenza strategica assolutamente determinate, in quanto da una parte consentono agli occupanti di sparare da una posizione sicura, dall'altra impediscono al nemico di giungere a contatto con le proprie linee. L'unico problema è che il vantaggio vale anche a parti inverse: la guerra di posizione (o di logoramento, che rende ancora meglio l'idea) diventa ineluttabile.


U come U-BOOT: contrazione del vocabolo "Unterseeboot", ad indicare i mezzi sommergibili in forze alla marina prussiana; pur se estremamente scomodi dal punto di vista dell'equipaggio, costretto ad operare in un ambiente umido ed angusto (il riciclo dell'aria è spesso malfunzionante), questi sottomarini si rendono responsabili dell'affondamento di numerose navi cargo che riforniscono l'Inghilterra di combustibile e munizioni
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V come VOLONTARI: il reclutamento coatto non è l'unica soluzione nelle mani dei governi interventisti al fine di mobilitare i milioni di uomini necessari per sostenere una guerra di posizione; perlomeno durante le battute iniziali del conflitto, centinaia di migliaia di giovani, imbevuti di nazionalismo sfrenato, imbracciano il fucile di propria spontanea volontà, convinti che il loro sacrificio porterà lustro alla Patria. Si ricrederanno non appena messi a confronto con l'orrore e le carneficina del fronte.


Z come ZAR: ultimo discendente di una famiglia che nel giro di tre secoli aveva trasformato la steppa in un Impero esteso dal Mar Baltico fino allo stretto di Bering, durante la Grande Guerra Nicola II Romanov si ritrova costretto a gestire non soltanto tutta una serie di sconfitte militari al fronte, ma anche un focolaio di rivolte interne che culminerà, tra il febbraio e l'ottobre del 1917, in una Rivoluzione a tutti gli effetti, in un primo momento di stampo democratico-borghese e successivamente riscritta in chiave socialista da Lenin e il partito bolscevico. La sua deposizione segnerà contemporaneamente il ritiro della Russia dal panorama bellico e l'alba dell'Unione Sovietica, che sopravviverà fino al 1991.


Luca Distasi