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lunedì 10 giugno 2013

Ricorrenze: l'Impresa di Premuda







Intorno a questa battaglia è stato perfino sviluppato un gioco tavola ad opera del sito www.milesgloriosus.net, che potete trovare di seguito, con tanto di segnalini da ritagliare per simulare, al sicuro dal violenza della Grande Guerra, gli scontri delle prime ore del 10 giugno 1918; contrariamente a quanto tramandato dalla Storia, qui il successo dell'operazione rimane nelle mani della Sorte, che governa il tiro dei dadi, e dall'abilità dei due contendenti. La vittoria dell'Italia non è altrettanto scontata.. 






Infine, un video celebrativo dal sapore patriottico, forse con una punta di nostalgia "nazionalista", ma pur sempre significativo per la presenza di una cronaca della battaglia affiancata da scatti d'epoca:

venerdì 24 maggio 2013

Non solo tecnologia: un tocco di patriottismo




24 maggio 1915: forte dei trattati di Londra, stipulati appena un mese prima con le potenze dell'Intesa, il Regio Esercito Sabaudo varca il Piave per attestarsi sul fronte del Carso contro l'Impero Austroungarico, formalmente alleato ma "tradito" a causa degli interessi in comune in Trentino e a Trieste. Due anni e mezzo più tardi, un'offensiva lampo pianificata da Vienna nella zona di Caporetto costringe gli Italiani ad una disastrosa ritirata, che vede il fronte ritirarsi in un primo momento sul Tagliamento e infine sullo stesso Piave, da cui però scaturirà il contrattacco dell'ultimo anno di guerra, con conseguente resa dell'Austria. 




Gli eventi descritti costituiscono lo sfondo di una celebre canzone patriottica, dal titolo "La leggenda del Piave", meglio conosciuta come la canzone del Piave. Il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto più che altro con lo pseudonimo di E.A. Mario), il quale rinunciò ai diritti d'autore sulla canzone. I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono in massima parte al giugno del 1918, quando l’Austria-Ungheria decise di sferrare un possente attacco sul fronte del Piave al fine di piegare definitivamente l'esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto. La Landwehr, ovvero l'armata imperiale austriaca, si proiettò pertanto verso località venete, ma fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia che costrinsero gli Austro-ungarici a ripiegare.Tra il 2 e il 6 luglio del 1918, la 3a Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia, denominata battaglia del Solstizio, perirono 84.600 militari italiani e 149.000 militari austro-ungarici. In occasione dell'offensiva finale italiana (Battaglia di Vittorio Veneto), avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia, che si impose definitivamente sul nemico inseguendolo poi fino alle porte di Vienna. 


LA LEGGENDA DEL PIAVE
(La canzone del Piave)

« Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"




Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"




E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
"No", disse il Piave, "no", dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', o straniero!"


Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento

e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri! »




La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918 subito dopo la battaglia del Solstizio, e ben presto venne trasmessa ai soldati dal cantante Enrico Demma .L'inno contribuì a infondere nuovamente  morale nelle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore sostenendo che: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!». Venne successivamente pubblicata da Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A. Mario solo alla fine del 1918, a ostilità ormai concluse.
Le quattro strofe constano di altrettanti specifici argomenti:
  1. La marcia dei soldati verso il fronte 
  2. La ritirata di Caporetto
  3. La difesa del fronte sulle sponde del Piave
  4. L'attacco finale e la conseguente vittoria
                                       


mercoledì 24 aprile 2013

Status Quo


L'Europa che fa da scenario al crescere della tensione, all'inizio del 1914, presenta confini ben definiti, frutto di un periodo di relativa pace che rimonta fin quasi alla guerra Franco-Prussiana del 1870; al centro spicca la Germania in forte espansione economica, capace di dare filo da torcere alla Corona Britannica (che controlla ancora l'Irlanda meridionale), tradizionale guida del continente al fianco di una Francia decisamente ridimensionata rispetto ai fasti napoleonici del secolo precedente. Nella penisola iberica, Spagna e Portogallo (quest'ultimo sfruttato anche come base navale dall'Inghilterra) rimpiangono i loro decaduti imperi coloniali, mentre l'Impero Austroungarico mira a salvaguardare il proprio territorio dai focolai indipendentisti che incendiano i Balcani. Ad est, l'influenza dello Zar Nicola II si protende fin nel cuore della Polonia, da sempre zona di spartizione per le potenze centro-orientali e finisce per entrare in conflitto con gli interessi del moribondo Impero Ottomano, bel lontano dall'estensione geografica su cui potevano contare i califfi medievali. Al centro del Mediterraneo, una neonata Italia, ancora in fase di ripresa dopo le divisioni post-risorgimentali, guarda con bramosità alle regioni del Trentino e di Trieste, in mano agli Austriaci. Qua e là, stati cuscinetto neutrali, quali Svizzera e Paesi Bassi, temono che le ostilità finiranno per coinvolgerli loro malgrado. Fissate per alcuni minuti la cartina pubblicata in cima alla pagina. Fatto? Bene, ora scordatevela pure: a guerra conclusa, il Vecchio Mondo avrà subito il più grande sconvolgimento territoriale dall'epoca del crollo dell'Impero Romano d'Occidente. Ebbene sì: il fuoco di un mortaio è capace di tracciare un confine molto più rapidamente di quanto possa riuscirvi il migliore dei cartografi...