In una scena ormai tristemente entrata nell'immaginario collettivo, ecco la sequenza del film "Uomini contro" in cui il generale Leone intima alla sua divisione "corazzata" di andare allo sbaraglio nella Terra di Nessuno per interrompere la linea di reticolati nemici tramite cesoie; la sua sicurezza risiede nell'impiego di quella che dovrebbe costituire una difesa personale insuperabile, ma che alla prova del fuoco si dimostra più goffa di un'armatura medievale, senza tuttavia replicarne la robustezza. Si tratta della speranza utopistica che lo spessore di una manciata di centimetri di acciaio possa frenare l'impatto di un proiettile di mitragliatrice esattamente come un cavaliere si proteggeva dalle frecce nemiche, che ovviamente però presentavano una capacità di penetrazione nettamente inferiore. L'episodio è tratto dal libro che fornisce ispirazione all'opera cinematografica, ovvero "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu, un diario autobiografico di guerra tenuto da un ufficiale di stanza sul Carso; la veridicità storica del reale utilizzo di tale soluzione bellica rimane dubbia, anche se si registra effettivamente un tentativo di introdurre le cosiddette "corazze Farina". Erano la protezione blindata principale dei membri delle compagnie della morte incaricati di aprire i varchi nei reticolati nemici. Realizzate in taglia unica, pesavano 9250 grammi ed erano formate da un piastrone trapezoidale,della misura di mm 30x40 circa, composto da 5 strati di lamiera d'acciao al nichel-cromo, incurvati verso i fianchi dello spessore totale di mm 6 e tenuti insieme da 23 chiodi ribattuti lungo i bordi, e da due para-spalle blindati mobili composti da 4 strati. Due linguette metalliche articolavano i para-spalle. Fissate al bordo esterno due bretelle con fibbia scorrevole venivano incrociate sulla schiena ed allacciate sul davanti. Due bracciali fissati all'interno permettevano di impugnare la corazza come uno scudo. La ditta Farina dichiarava la corazza resistente alla perforazione da parte del proiettile cal.6,5 mm del mod.'91 esploso da non meno di 125 metri. Dalla fabbrica uscì anche un altro tipo di corazza modello "Corsi" che non fu mai adottata ufficialmente dalle autorità militari. Questo modello era costituito da lamine in acciao al nickel cromo ad altissima resistenza e vennero poste in vendita privata. Per la loro struttura snodata ebbero il grande vantaggio di non intralciare i movimenti al punto da poter essere indossate sotto la giubba d'ordinanza. Le sperimentazioni avvennero con esito favorevole alla scuola di fanteria di Parma e alla scuola di tiro a Nettuno, con pallottole da fucile '91 e con pallottole da pistola Glisenti Mod.1910. Ma l'impatto contro le mitragliatrici austriache, forse più potenti delle armi impiegate nei test di laboratorio, rivelò tutta l'inadeguatezza di queste armature, segnando il definitivo tramonto del sogno di contrastare la forza dei proiettili sul corpo dei soldati...
giovedì 18 aprile 2013
giovedì 11 aprile 2013
The War Poets
Dulce et Decorum Est
Bent double, like old beggars under sacks,
Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,
Till on the haunting flares we turned our backs
And towards our distant rest began to trudge.
Men marched asleep. Many had lost their boots
But limped on, blood-shod. All went lame; all blind;
Drunk with fatigue; deaf even to the hoots
Of tired, outstripped Five-Nines that dropped behind.
Gas! GAS! Quick, boys! -- An ecstasy of fumbling,
Fitting the clumsy helmets just in time;
But someone still was yelling out and stumbling
And flound'ring like a man in fire or lime . . .
Dim, through the misty panes and thick green light,
As under I green sea, I saw him drowning.
In all my dreams, before my helpless sight,
He plunges at me, guttering, choking, drowning.
If in some smothering dreams you too could pace
Behind the wagon that we flung him in,
And watch the white eyes writhing in his face,
His hanging face, like a devil's sick of sin;
If you could hear, at every jolt, the blood
Come gargling from the froth-corrupted lungs,
Obscene as cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues, --
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
The old lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori.
The French Soldier and His Bayonet
Farewell, my wife, farewell, Marie,
I am going with Rosalie.
You stand, you weep, you look at me—
But you know the rights of Rosalie,
And she calls, the mistress of men like me!
I come, my little Rosalie,
My white-lipped, silent Rosalie,
My thin and hungry Rosalie!
Strange you are to be heard by me.
But I keep my pledge, pale Rosalie!
On the long march you will cling to me
And I shall love you, Rosalie;
And soon you will leap and sing to me
And I shall prove you, Rosalie;
And you will laugh, laugh hungrily
And your lips grow red, my Rosalie;
And you will drink, drink deep with me.
My fearless flushed lithe Rosalie!
Farewell, O faithful far Marie,
I am content with Rosalie.
She is my love and my life to me.
And your lone and my land—my Rosalie!
Go mourn, go mourn in the aisle, Marie,
She lies at my side, red Rosalie!
Go mourn, go mourn and cry for me.
My cry when I die will be ‘Rosalie!’
Bent double, like old beggars under sacks,
Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,
Till on the haunting flares we turned our backs
And towards our distant rest began to trudge.
Men marched asleep. Many had lost their boots
But limped on, blood-shod. All went lame; all blind;
Drunk with fatigue; deaf even to the hoots
Of tired, outstripped Five-Nines that dropped behind.
Gas! GAS! Quick, boys! -- An ecstasy of fumbling,
Fitting the clumsy helmets just in time;
But someone still was yelling out and stumbling
And flound'ring like a man in fire or lime . . .
Dim, through the misty panes and thick green light,
As under I green sea, I saw him drowning.
In all my dreams, before my helpless sight,
He plunges at me, guttering, choking, drowning.
If in some smothering dreams you too could pace
Behind the wagon that we flung him in,
And watch the white eyes writhing in his face,
His hanging face, like a devil's sick of sin;
If you could hear, at every jolt, the blood
Come gargling from the froth-corrupted lungs,
Obscene as cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues, --
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
The old lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori.
The French Soldier and His Bayonet
Farewell, my wife, farewell, Marie,
I am going with Rosalie.
You stand, you weep, you look at me—
But you know the rights of Rosalie,
And she calls, the mistress of men like me!
I come, my little Rosalie,
My white-lipped, silent Rosalie,
My thin and hungry Rosalie!
Strange you are to be heard by me.
But I keep my pledge, pale Rosalie!
On the long march you will cling to me
And I shall love you, Rosalie;
And soon you will leap and sing to me
And I shall prove you, Rosalie;
And you will laugh, laugh hungrily
And your lips grow red, my Rosalie;
And you will drink, drink deep with me.
My fearless flushed lithe Rosalie!
Farewell, O faithful far Marie,
I am content with Rosalie.
She is my love and my life to me.
And your lone and my land—my Rosalie!
Go mourn, go mourn in the aisle, Marie,
She lies at my side, red Rosalie!
Go mourn, go mourn and cry for me.
My cry when I die will be ‘Rosalie!’
Una Guerra senza sconti
Cambiano i tempi, le armi si affinano, i numeri in gioco aumentano, ma il risultato rimane praticamente lo stesso; all'epoca di Francesco di Giorgio, ingegnere militare che nel suo "Trattato di ingegneria civile e militare" descrive l'abbandono del trabucco medievale a favore dei primi prototipi di cannone, l'esito di un assedio dipendeva prima di tutto dalla disponibilità economica della fazione che decideva di accamparsi ai piedi di una fortificazione al fine di espugnarla. In mancanza di rinforzi esterni, l'unica speranza per gli assediati consisteva infatti nell'opporre resistenza ad oltranza in modo tale da fiaccare il morale dei nemici e costringerli a portare avanti per mesi, se non addirittura anni, una campagna statica e incredibilmente dispendiosa, principalmente a causa degli stipendi dei soldati, della necessità di rifornire gli stessi regolarmente e della manutenzione delle armi di assedio. Una situazione che non mancherà di ripetersi in pieno Novecento, quando, venuti meno castelli e torrioni, la guerra di posizione si configura ora come un interminabile confronto tra schieramenti di trincee scavate nel terreno, in mezzo a cui anche i pezzi di artiglieria più precisi non riescono a fare la differenza, mentre assume determinanza strategica imprescindibile il costante influsso di uomini e materiali al fronte. Tuttavia, rimpiazzare i caduti con forze fresche, curare i feriti per limitare le perdite, schierare una linea di tiro sempre adeguata e quant'altro, comporta uno sforzo finanziario non indifferente, a maggior ragione visto che si ha a che fare con cifre vertiginose come quelle della Prima Guerra Mondiale, e non più soltanto con un manipolo di mercenari. Giusto per farsi un'idea di quanto tutto ciò possa avere influito sugli equilibri della Grande Guerra, ecco un accuratissimo resoconto dei costi sostenuti dal Regno di Italia, ricordando che quest'ultimo dovette affrontare un anno in meno di conflitto e che in ogni caso il suo impegno fu tutto sommato abbastanza limitato e circoscritto al solo fronte veneto. Lascio allora immaginare quale possa essere stato il salatissimo conto pagato da potenze del calibro di Inghilterra e Germania, che schierarono contingenti decisamente superiori...
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mercoledì 10 aprile 2013
"War Horse"- Il tramonto della cavalleria
"Kat dice: "Cavalli feriti". [...] Le masse nere dei cavalli esitano, si afflosciano. Finalmente! Ma non è finita ancora. Gli uomini non riescono ad avvicinarsi ai cavalli feriti che, terrorizzati, scorrazzano qua e là tutto, il dolore nelle loro gole spalancate. Una delle figure nere mette un ginocchio a terra; si ode un colpo: un cavallo si abbatte, ancora uno. L'ultimo punta sulle gambe davanti, e si gira in tondo come una giostra; si gira in cerchio con la groppa a terra; avrà la spina dorsale fracassata. Un soldato accorre e lo abbatte; lento, umile, scivola a terra." - Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale
lunedì 8 aprile 2013
L'esercito di terracotta
L'altezza delle statue varia da 1,75 a 1,95 metri, in contraddizione con la statura media della popolazione locale, ed esse si presentano piene dalla vita in giù, con un incavo nella parte superiore del corpo, probabilmente per conferire loro maggiore equilibrio e assicurarsi che non si sbilanciassero fino a cadere. Oltre alle truppe di fanteria leggera, non mancano nemmeno gli arcieri e circa 100 carri trainati da 400 cavalli. L'armamento più diffuso tra le truppe consiste in lance di legno e bronzo, sebbene la componente lignea fosse irrimediabilmente rovinata al momento della scoperta, al contrario delle punte metalliche ritrovate ai piedi delle statue.
Qin Shihuang è stato il primo imperatore ad unificare la Cina, celebrato per aver adottato una serie di misure per promuovere lo sviluppo della società, dell'economia e della cultura, come l'unificazione monetaria, dei caratteri e delle unità di lunghezza, capacità e peso. Nel frattempo per prevenire le aggressioni delle minoranze della Cina settentrionale, egli costruì la Grande Muraglia come mezzo di difesa dai nemici. Queste misure fecero di lui un famoso uomo politico nella storia cinese.
Tuttavia Qin Shihuang si distinse anche per la sua crudeltà. Per controllare la mente del popolo, adottò iniziative disumane, quali ordinare il rogo dei libri non corrispondenti ai criteri governativi e seppellire vivi molti letterati che nutrivano opinioni diverse dalle sue, in modo da tutelare il potere della Dinastia Qin. Subito dopo aver unificato il paese, l'imperatore Qin Shihuang iniziò a progettare la sua tomba, a cui lavorarono circa 700.000 uomini provenienti da tutto il paese per circa 40 anni; l'incredibile mobilitazione non permise tuttavia che il cantiere fosse completato prima della sua morte.
Il Mausoleo dell'imperatore Qin Shihuang è posto un chilometro a nord del Monte Lishan alla periferia di Xi'an, nella provincia dello Shaanxi, e copre una superficie di 56 kmq. La base della struttura è pressochè quadrata, con una lunghezza da sud a nord di 350 metri, da est a ovest di 345 metri e un'altezza di 76 metri, e dal punto di vista generale ha la forma di una piramide. Attraverso ricerche, gli archeologi cinesi hanno scoperto che intorno al mausoleo sono sparse circa 5000 fra fosse per il corredo funebre e tombe secondarie di dignitari, nonché fosse comune destinate agli operai che hanno preso parte alla costruzione. La camera funeraria, non ancora portata totalmente alla luce, sarebbe così profonda da attraversare 3 livelli di falde acquifere, circondata da pareti bronzee e percorsa da fiumi di cinabro, ovvero solfato di mercurio che, per la filosofia taolista, sarebbe un attivatore energetico per l'immortalità.
Documenti storici riferiscono che l’imperatore aveva una morbosa paura della morte. Si spostava continuamente nel suo palazzo reale che era composto da ben diecimila stanze e non dormiva mai nella stessa stanza per due volte di seguito, nella paura che gli spiriti maligni potessero ucciderlo. Probabilmente questa fobia lo indusse a costruire il mausoleo con l’esercito di terracotta pronto a difenderlo per l’eternità. In realtà fu proprio il suo rifuggere l'aldilà a condurlo verso una prematura fine, in quanto finì per dare retta ai medici di corte che suggerivano un trattamento rigenerativo a base di sferette di mercurio che l'imperatore consumava quotidianamente, ignaro della velenosità del metallo.
Le statue colpiscono inoltre per il loro realismo e nei particolari: la tecnica usata per realizzarli consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo, il futuro torace, e completate con l'aggiunta di gambe e braccia. La struttura veniva infine ricoperta con blocchetti di argilla per disegnare le uniformi e decorata.Ogni fossa ha una conformazione e una grandezza diversa: la prima e più grande si estende per 14.260 metri quadrati di superficie e conteneva seimila guerrieri articolati tra avanguardia e corpo principale dell'esercito, quest'ultimo suddiviso in 38 file longitudinali di fanti e carri da combattimento. Una quarta fossa, trovata vuota, probabilmente fu abbandonata prima di venir completata.Sembra che la tomba dell’Imperatore sia stata riempita da modellini di templi e palazzi.Meccanicamente furono fatti scorrere canali di mercurio, per imitare il fluire del fiume Giallo e del fiume Azzurro. Un’enorme cupola di rame a rappresentazione del cielo notturno, copriva questa copia dei domini imperiali, il tutto illuminato con lampade ad olio. Per proteggere il mausoleo contro i predoni, vennero installate delle balestre, pronte a colpire in automatico.
La disposizione delle statue non lascia dubbi: l'esercito è disposto per la battaglia, i soldati si presentano raggruppati in tre falangi con settanta tra arcieri e balestrieri, seguiti da trentasei file da centocinquanta guerrieri circa, per un totale di nove squadre d'attacco. Ogni squadra è composta da quattro file e scortata da un carro con un auriga ed un arciere. Il carro è trainato da quattro cavalli la cui realizzazione è altrettanto sorprendente, misurano difatti due metri di lunghezza ed hanno un altezza al garrese di un metro e mezzo. Qualcuno ha ipotizzato che di fronte alla minaccia di un invasione ed in assenza di un esercito adeguato, delle figure umane al tramonto avrebbero facilmente ingannato l'occhio del nemico fino a farlo desistere dall'attacco. Di fronte a tale affascinante ipotesi sorge il dubbio del perché ogni guerriero sia diverso dall'altro. Non solo nei tratti somatici, riprodotti in modo perfetto anche nei difetti (labbro leporino, orecchio mozzato, ecc), ma anche nell'abbigliamento, e nell'armamento.
In ogni caso, il film "La Mummia 3-La tomba dell'Imperatore Dragone", simula un potenziale "risveglio" dell'esercito di terracotta, agli ordini di un redivivo imperatore che, come nella miglior tradizione dei cattivi cinematografici, mira a sottomettere non più soltanto la sua Cina, bensì l'intero pianeta, supportato dal corrotto ufficiale cinese responsabile di aver interrotto il suo sonno eterno. Contro i suoi piani di conquista si schiereranno i cacciatori di tesori Brendan Fraser e Luke Ford, che troveranno un inaspettato alleato nelle mummie dei contadini sepolti intorno alla Grande Muraglia, a loro volta capeggiati da un generale ribelle dell'epoca di Qin Shihuang: ecco la scena della battaglia finale, in buona parte realizzata in regime di computer-grafica:
In ogni caso, il film "La Mummia 3-La tomba dell'Imperatore Dragone", simula un potenziale "risveglio" dell'esercito di terracotta, agli ordini di un redivivo imperatore che, come nella miglior tradizione dei cattivi cinematografici, mira a sottomettere non più soltanto la sua Cina, bensì l'intero pianeta, supportato dal corrotto ufficiale cinese responsabile di aver interrotto il suo sonno eterno. Contro i suoi piani di conquista si schiereranno i cacciatori di tesori Brendan Fraser e Luke Ford, che troveranno un inaspettato alleato nelle mummie dei contadini sepolti intorno alla Grande Muraglia, a loro volta capeggiati da un generale ribelle dell'epoca di Qin Shihuang: ecco la scena della battaglia finale, in buona parte realizzata in regime di computer-grafica:
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giovedì 4 aprile 2013
Un inventore alla Casa Bianca
"Man is not the only animal who labors; but he is the only one who improves his workmanship"- Abraham Lincoln, 1858
Abraham Lincoln fu il sedicesimo presidente degli Stati Uniti (dal 1861 al 1865) e fu il principale artefice della vittoria degli unionisti nella guerra di secessione americana e dell'abolizione della schiavitù.
Nato a Hodgenville, in Kentucky, il 12 febbraio 1809 da una famiglia di pionieri, intraprese gli studi giuridici, guadagnandosi ben presto una solida reputazione per la sua onestà.
Non a caso, notoriamente viene raffigurato nella memoria storica come un uomo calmo e riflessivo. Ma forse non tutti sanno che alcuni anni prima di diventare Presidente degli Stati Uniti, il suo temperamento era ben diverso, costituito da frequenti scatti di ira, in cui dava prova di saper esprimere una furia intensa e incontrollata (probabilmente causata, secondo studi recenti, dagli scompensi indotti dalle pillole usate da Lincoln per vincere la depressione).
Nel 1833 fu eletto deputato al parlamento dell'Illinois. In materia di schiavitù, era un antischiavista convinto, anche se non condivise mai appieno la posizione degli abolizionisti. Nel 1860 i repubblicani lo candidarono alla presidenza: ottenne la maggioranza dei voti ed entrò nella Casa Bianca. Subito dopo la vittoria, intraprese i primi passi per staccarsi dall'Unione. Lincoln si mostrò aperto al dialogo ma rifiutò di prendere in considerazione un'eventuale estensione della schiavitù.
Nel febbraio del 1861 sette stati sudisti si separarono formalmente dall'Unione; altri stati del sud seguirono il loro esempio e scoppiò la guerra che si concluse nel 1865 con la vittoria dei nordisti.
Già nel 1862 il presidente emanò il proclama di emancipazione che liberava gli schiavi e autorizzava la creazione di unità militari di colore.
Lincoln, però, era determinato a porre l'emancipazione su una base permanente e nel 1864 propose l'introduzione di un emendamento contro la schiavitù nella Costituzione. Tale emendamento venne accettato dopo la sua rielezione, nel 1865. Poche settimane dopo l'inizio del suo secondo mandato, Lincoln annunciò pubblicamente il suo sostegno al suffragio limitato per i neri in Lousiana.
Un fanatico sudista, John Wilkes Booth, preoccupato dell'eventualità che i neri potessero ottenere il diritto di voto, il 14 aprile del 1865 ferì mortalmente Lincoln, a Washington. Fu dichiarato morto la mattina del giorno seguente.
Al di là della sua attività politica ricca di eventi, pochi sanno che Abramo Lincoln nutrisse la passione per la tecnologia. Alcuni suoi amici fidati rivelarono quanto amasse fermarsi nei ranch durante le cavalcate in campagna, al fine di esaminare da vicino gli utensili impiegati dai contadini. In gioventù aveva svolto le professioni più disparate, dal taglialegna al fabbro, e in particolare quella di barcaiolo gli tornò utile quando si mise al lavoro con un sistema di galleggiamento d'emergenza, da impiegarsi nei battelli arenati: casse a tenuta stagna, riempite d'aria, potevano essere immerse all'occorrenza per massimizzare la spinta di Archimede e alzare la linea di galleggiamento dell'imbarcazione. Si narra che l'intuizione avrebbe stuzzicato la fantasia del futuro presidente degli Stati Uniti nel momento in cui fu costretto, insieme al resto dell'equipaggio e dei passeggeri, a tuffarsi nelle gelide acque di un fiume per disincagliare la chiglia di una nave in balia degli scogli. Per visionare il brevetto completo, ecco il link:
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